Artissima
Alessandro Armento, Espansione, tecnica mista, collezione YAG-garage, 2017, ph courtesy l'artista

Dialoghi #3 – Giulia Napoleone | Alessandro Armento

Dialoghi #3 è la terza tappa di un progetto espositivo, alla YAG/garage di Pescara, che si pone l’ambizioso intento di accostare nomi di grandi maestri della storia dell’arte a giovani artisti emergenti, cercando punti di contatto e creando incontri inediti.

Gli artisti a confronto in questa occasione sono Giulia Napoleone e Alessandro Armento. Giulia Napoleone, di origini pescaresi ma trasferitasi nel 1957 a Roma dove studia all’Accademia di Belle Arti, si muove nella capitale negli anni in cui questa accoglie le esperienze della Pop Art tramite il gruppo degli artisti di Piazza del Popolo prima e poi diviene il centro propulsore dell’Arte Povera. Ma Giulia Napoleone, che pure guarda con interesse tali esperienze, porta avanti la sua autonoma e personalissima ricerca attraverso un linguaggio basato sul segno, raffinato ed essenziale, che intende svincolare la forma dalla sua staticità. Un linguaggio basato sull’astrazione, dunque – le cui meticolose costruzioni geometriche sembrano richiamare l’astrattismo di Paul Klee – che guarda le esperienze artistiche romane tra gli anni Sessanta e Settanta ma trova appigli piuttosto nella scena letteraria, con personaggi quali Ennio Flaiano, Carlo Levi, Marino Mazzacurati, dando vita ad una prassi artistica che, attraverso la poesia e costantemente in dialogo con questa, tenta di leggere e mediare la realtà.

Alessandro Armento, classe 1990, laureato in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e fondatore del progetto collettivo DAMP insieme a Luisa de Donato, Viviana Marchiò e Adriano Ponte, persegue la ricerca di un equilibrio basato su precisissimi bilanciamenti tra elementi diversi; ricerca basata su un’esattezza formale che riprende da artisti come Anish Kapoor, espressa in un linguaggio essenziale e minimalista che intende sondare le relazioni nascoste e più intime fra oggetti e concetti, accostando la parola alle rigorose composizioni. 

Due artisti che non si conoscono, lontani cronologicamente e provenienti da esperienze quanto mai differenti, che pure senza essersi mai incontrati prima dell’inaugurazione della mostra e senza mai aver avuto modo di vedere direttamente le opere l’uno dell’altra, sono giunti a soluzioni formali complementari, accomunate dalla medesima ricerca del segreto equilibrio che plasma e muove le cose e dal ricorso a un segno essenziale, nitido, che esprima una forma in moto perenne. Il dialogo fra i due prende vita lungo le pareti della galleria in cui le opere si alternano – senza cartellino, per volontà degli stessi artisti – generando una sintesi, una fusione senza soluzione di continuità fra i due linguaggi, in cui ogni opera dialoga con la successiva come se esse appartenessero e quasi fossero state concepite all’interno di un progetto unitario. La scelta di alternare le opere dei due artisti ed esporle senza didascalie disorienta gli spettatori che quasi non distinguono la mano dell’uno o dell’altra, a conferma di come i linguaggi espressivi e le prassi operative di Giulia Napoleone e di Alessandro Armento si fondano perfettamente in un filo conduttore che la sensibilità curatoriale ha saputo cogliere ed esprimere al meglio nell’allestimento. Opere non uguali ma affini nelle modalità espressive, nella meticolosa precisione delle composizioni e nelle tecniche utilizzate: significativo il ricorso all’acquerello, che in entrambi gli artisti si configura come tecnica privilegiata che crea sottili trasparenze e giochi di luci e sovrapposizioni cromatiche. Interessante in entrambi l’uso del colore blu, preponderante, che genera un ulteriore dialogo fra le soluzioni espressive dei due artisti, divenendo quasi un vero e proprio leitmotiv nel percorso espositivo.

Dialoghi #3 si pone come obiettivo l’accostamento di due personalità distanti, appartenenti non solo a generazioni differenti ma a contesti artistici lontani fra loro; due personalità apparentemente inconciliabili e prive di possibili punti di contatto che scoprono un legame inaspettato. L’esposizione svela un filo invisibile che attraversa la storia dell’arte, i decenni, le diverse aree geografiche e i contesti più disparati e dà vita a un dialogo profondo fra due artisti che trovano l’uno nel lavoro dell’altra una sorta di risposta, di conferma alla propria ricerca e propone una lettura inedita e innovativa di due esperienze apparentemente estranee.