Il cortocircuito del mimicry e dell’ironia
Il Gallery Hotel Art di Firenze, appartenente alla Lungarno Collection della famiglia Ferragamo, continua a ricoprire, sin dal 1999, anno della sua fondazione, un importante ruolo nell’essere partner affidabile per la promozione e per la diffusione dell’arte contemporanea. La data segna, infatti, il momento in cui ha attivato l’innovativo progetto espositivo con le mostre della durata periodica di sei mesi, che hanno visto alternarsi, nelle sale e all’aperto in Vicolo dell’Oro, le opere di cinquanta artisti italiani e internazionali negli ultimi ventisei anni. Tra gli artisti, ricordiamo i maestri della fotografia e dell’arte internazionali, come Steven Klein, David LaChapelle, Lise Sarfati, Hans Van DerMeer, Eliott Erwitt e Andy Warhol. L’excursus è ricordato dall’AD Valeriano Antonioli, durante la presentazione dell’artista Daniele Sigalot, romano e berlinese di adozione, con la sua personale Please Take This Seriously, nella lobby dell’hotel, a cura di Valentina Ciarallo e in collaborazione con Aria Art Gallery di Firenze, ove l’artista aveva già esposto nel 2016.
Ferragamo persegue, fin dalla sua fondazione come casa di moda, grazie all’acuta intuizione di Salvatore Ferragamo, un’estetica basata sull’eleganza sobria e sulla tradizione artigianale fiorentina. Nel corso degli anni, ha sposato con ingegno, oltre alla raffinatezza, anche una creatività giocosa, colori vivaci e sperimentazioni geometriche che, talvolta, immettono una sottile vena di leggerezza e di ironia. Questo è stata la caratterizzazione colta dalla curatrice Valentina Ciarallo che ha invitato l’artista Daniele Sigalot, per le consonanze della sua poetica artistica nella chiave dell’ironia e della giocosità, a porsi in dialogo con la lussuosa location.


Il titolo della mostra trae le sue radici da uno dei post-it di grande formato in esposizione, con sovraimpressa la frase Art Must Be Taken Seriously che, insieme agli altri periodi provocatori, quali Blame Duchamp if this is art, Buy now e This Artwork looks great above the sofa, inerenti al linguaggio del marketing, ironizza apertamente sulle sue logiche, sui cliché, valori e meccanismi del sistema artistico. L’artista individua il maestro Marcel Duchamp come l’iniziatore di una trasmutazione dell’arte in un processo mentale che trova le sue fondamenta nel gioco, nell’ironia, nel paradosso e nella semantica, miranti a dissigillare la rigidità, i confini dell’arte e delle sue istituzioni, rompendo le certezze e accogliendo il paradosso e la leggerezza intellettuali.
Potremo iscrivere la ricerca di Sigalot in quel filone del gioco dell’arte e, in particolar modo, nell’analisi del filosofo e sociologo Roger Caillois, per l’interrelazione della concezione del gioco come spazio di libertà, paradosso e regola autoimposta, ove la leggerezza e l’ironia si dilatano e recidono quella serietà castigante della realtà. Nel saggio “I giochi e gli uomini” (1958), Caillois definisce il gioco come un’attività autonoma e regolata, scissa dalla restante esistenza ma in grado di irradiarla e aggiungerne senso. Così, Sigalot muta l’errore quotidiano, attraverso un sistema di illusione, lo stesso che Callois definisce “mimicry”, con un cortocircuito di illusioni visive e semantiche che portano il percipiente ad entrare in un gioco di simulazione critica, reinserendo il gioco nella struttura fondamentale della conoscenza e della cultura, sicché possa divenire strategia estetica e di sopravvivenza alle logiche non etiche del sistema dell’arte.
Sigalot ha ideato, per la prima volta, nel 2024, l’opera partecipativa a forma di tavolo da ping pong, intitolata The Ping Pong Paradox, nel suo studio romano la Pizzeria, in zona Gazometro, a Roma. Il lavoro è già stato, infatti, fulcro della sua personale a Istambul, nel 2025.
The Ping Pong Paradox è stato realizzato dall’artista per la mostra, con una texture originale, che presenta da un lato forme e colori psichedelici e dall’altro, quello opposto, una dimensione geometrica con i colori bianco e nero.
Il tavolo da ping pong si divide nel rispecchiamento dei due emisferi, l’uno razionale, l’altro creativo, entrambi oggetto di studio delle neuroscienze sia come parti che cooperano, sia per i loro rispettivi compiti. Tuttavia, un emisfero può divenire dominante sull’altro quando esegue una sua funzione che l’altro non è in grado di attuare, con i medesimi risultati. La dominanza non è automatica e, talvolta, la consuetudine e la cultura spingono ad elaborazioni non consone all’obiettivo, rischiando la predominanza di un emisfero sull’altro. Comprendere come agiscono gli emisferi rappresenta, dunque, un importante gradino per la nostra consapevolezza che porta all’impossibilità di appellarsi, per i medesimi principi, volutamente e maggiormente più a una parte che all’altra.


Elementi di unione tra il primo e il secondo ambiente sono i post-it di colori accesi e di varie dimensioni, micro e maxi, con la classica forma quadrata e affissi a parete. Promemoria giornalieri ed effimeri, i post-it sovvertono la loro natura, tramite la materia dell’alluminio laccato, che ne decreta l’ingresso in collisione con il concetto di caducità, trasformandosi in lavori privati di un significato univoco e implicanti innumerevoli contraddizioni.
Gli aeroplanini, sono stati soggetti impiegati dagli artisti dal futurismo all’aeropittura, quando l’aereo era simbolo di progresso, velocità e della modernità tecnologica, e dal dopoguerra fino ad oggi, quando l’aeroplano perde, per lo più, la sua connotazione militare e tecnologica, per divenire l’aeroplanino, emblema dell’immaginazione infantile, di richiamo al gioco e all’infanzia, ma anche del viaggio, del tempo e del rapporto tra ordine e disordine, come nelle opere di Alighiero Boetti.
È la monumentalità della materia, nel lavoro di Sigalot, a dirompere l’aspetto ludico e funzionale, in favore di una esplorazione concettuale e ironica. Gli aeroplanini, già esposti con diverse modalità e risultanze estetiche in oltre trenta città nel mondo, pur sembrando illusoriamente di carta piegata, sono invece in acciaio inox, con superfici lucide e cangianti. Sono, inoltre, disposti in una scia fluttuante, simile alla “murmurazione” coreografata dagli stormi “immersi”, con la loro parte pilota, in un ceruleo muro-cielo.


PLEASE TAKE THIS SERIOUSLY
DANIELE SIGALOT
A cura di Valentina Ciarallo
Dal 10 giugno fino all’autunno 2026
Gallery Hotel Art – Vicolo dell’Oro, 5 – 50123 Firenze
Mail.:gallery@lungarnocollection.com
Tell.: +39 05527263
www.galleryhotelart.com



