Sabe
Alessandro Sciarroni, Save the Last Dance for Me, ph. Stephen Wilson Barker

C’è sempre un motivo per tornare al MACRO

Presentazione della stagione espositiva 2026 del MACRO Roma, tra mostre personali, progetti di ricerca e collaborazioni istituzionali.

“C’è sempre un motivo per tornare al MACRO”: è con questo claim che la direttrice artistica Cristiana Perrella introduce la nuova stagione espositiva 2026, presentata il 31 marzo presso l’Auditorium del museo. Sono intervenuti anche Massimiliano Smeriglio, assessore alla cultura di Roma Capitale e Marco Delegu, presidente dell’Azienda Speciale Palaexpo.

Dopo una prima stagione che ha attraversato Roma come terreno di osservazione privilegiato, nelle sue stratificazioni temporali, sociali e disciplinari, con l’obiettivo di valorizzarne l’identità, il MACRO amplia ora il proprio orizzonte. Perché Roma resta il luogo in cui la cultura parla al mondo. La programmazione 2026 si apre così a una dimensione più ampia e internazionale, attraverso una pluralità di pratiche e posizioni capaci di interrogare il presente senza rinunciare al rapporto con il contesto urbano e le sue comunità.

A testimonianza di questo primo percorso restano le mostre ancora in corso: UNAROMA, a cura di Luca Lo Pinto e Cristiana Perrella; Abitare le rovine del presente, a cura di Giulia Fiocca e Lorenzo Romito (Stalker); e Sorelle senza nome, a cura di Cristiana Perrella, in chiusura in queste settimane. 

La direttrice Perrella ha sottolineato la volontà di promuovere uno spazio in cui tornare sia un piacere, capace di offrire ogni volta qualcosa di inatteso e di coinvolgere un pubblico eterogeneo, nell’idea di «fargli scoprire cose che non sapevano di amare».  Non a caso richiama le parole di Enrico Ghezzi, «cose (mai) viste»: è quella la sensazione che si prova visitando gli spazi espositivi. Come afferma la direttrice: «è questo il luogo in cui venire a vedere quelli che saranno i grandi del futuro; non è un luogo di celebrazione dei grandi nomi, ma il luogo in cui i grandi nomi fanno la loro prima comparsa, e questo da sempre, fin dal primo anno del museo».

La nuova stagione espositiva prende avvio dal 29 aprile al 30 agosto, con il primo nucleo di mostre. Tra i progetti che inaugurano il programma primaverile, Mechanical Kurds di Hito Steyerl, a cura di Alice Labor, presenta per la prima volta in Italia un’installazione video realizzata nel 2025 che affronta criticamente i rapporti tra intelligenza artificiale, conflitti geopolitici e lavoro digitale.
A questo si affianca Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega, a cura di Maria Luisa Frisa e Mario Lupano, che ripercorre la storia del celebre riconoscimento letterario; la mostra sarà inaugurata il 29 aprile al MACRO. Nello stesso periodo torna SHE DEVIL, storica rassegna di videoarte al femminile, nata nel 2006 da un’idea di Stefania Miscetti. La rassegna sollecita la coscienza collettiva su temi come l’identità femminile, il corpo e l’esperienza personale intesa come dimensione universale, ed è ospitata per la nuova edizione nella sala video del MACRO.
In linea con l’attitudine alla ricerca multimediale del museo, la sala audio accoglie Amelia Rosselli, un canto nel suo spazio, a cura di Andrea Cortellessa. Qui la complessità di una delle più grandi poetesse italiane del Novecento è veicolata attraverso la sua voce, che permette di entrare nel cuore del suo lavoro, restituendo la profondità, l’intimità e l’emotività della sua poesia.

Il programma prosegue il 28 maggio con la mostra personale di Miriam Cahn, a cura di Cristiana Perrella, nella sala principale del museo. Il progetto affronta il tema della violenza attraverso il corpo delle donne e il contesto della guerra, presentando opere in cui il corpo femminile emerge come soggetto politico e luogo di resistenza. L’artista restituisce la sopraffazione e la violenza che innervano la nostra società con una secchezza e crudezza rare, attraverso un linguaggio pittorico presentato per la prima volta in un’istituzione italiana. Nella stessa data si apre la mostra collettiva delle vincitrici della terza edizione del Premio Paul Thorel, a cura di Sara Dolfi Agostini, con lavori inediti di Caterina De Nicola, Irene Fenara e Lorenza Longhi, sviluppati nel contesto dell’edizione 2025. 

Con l’arrivo dell’autunno, a settembre, il museo presenta la prima retrospettiva istituzionale dedicata a Marialba Russo, a cura di Cristiana Perrella ed Elena Magini, che indaga principalmente la produzione degli anni Settanta, la costruzione culturale del genere e la fluidità tra il maschile e il femminile. Il progetto prevede una sede parallela al MUCIV – Museo delle Civiltà di Roma, sottolineando il dialogo tra pratica artistica e ricerca antropologica.
Successivamente, Francis Upritchard e Martino Gamper danno forma a un intreccio tra scultura e design attraverso interventi site-specific diffusi negli spazi del museo.
A segnare l’ultimo capitolo della stagione, nel dicembre 2026, è il progetto di Alessandro Sciarroni, a cura di Cristiana Perrella e Elena Magini, specificamente pensato per la sala principale del MACRO.

Come ricorda la direttrice Perrella: «Molte delle figure di questa prossima stagione sono femminili; non è stata una scelta intenzionale, ma è accaduto. Forse oggi, all’interno delle arti contemporanee, la voce delle donne si fa finalmente sentire con forza, ed è una delle voci che meglio interpreta la complessità del nostro tempo». Nelle sue parole si delinea una visione chiara che punta a fare del museo un luogo di scoperta e ritorno. È in questa promessa che la nuova stagione sarà chiamata a misurarsi. 

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