Lo Spazio Quattro, inaugurato nel 2024, si caratterizza per un approccio aperto alla sperimentazione e prevede una programmazione serrata, con mostre della durata di soli quattro giorni, di non più di quattro artisti per volta. In barba al numero perfetto, Quattro risponde all’esigenza metropolitana di un ricambio rapido, gioendo del piacere della germinazione di idee creatasi dalla relazione interdisciplinare di ciò che si avvicenda nei suoi spazi.
Nell’intervallo di quattro giorni, per l’appunto, sono state presentate le opere di Stefan Lukić (Belgrado, 1985) e Davide Dicorato (Milano, 1991), due artisti accomunati da una pratica che esalta l’insubordinazione degli oggetti rispetto alla norma della loro funzione e della reciprocità con chi li utilizza. Avvalendosi di media differenti, infatti, entrambi hanno lavorato sullo scardinamento del sistema strutturato, che viene sfruttato e piegato all’espressione di nuove organizzazioni possibili; ben consci dell’ordine sociale e della sua finalità, hanno saputo riprodurne i meccanismi per suggerire applicazioni alternative.






Stefan Lukić, la cui modalità creativa più congeniale è la performance, ha presentato un’opera ispirata alla serie As Far Away as My Feet Will Carry Me, iniziata tra il 2020 e il 2021, precisamente durante il periodo pandemico. È stato, infatti, a seguito della privazione di libertà e prospettive, che Lukić ha sentito il bisogno di estendere la pratica nello spazio, intervenendo su di esso con l’auspicio di poterlo modulare secondo le proprie aspettative. Le sue performance, realizzate a Belgrado, prevedevano infatti un itinerario stabilito che l’artista intraprendeva correndo, su cui venivano distribuiti oggetti che collegavano memorie dal passato e proiezioni sul futuro. L’azione dell’artista era parimenti una riappropriazione di uno spazio negato e un’espansione in una prospettiva di crescita: il transitare come metafora del desiderio di sviluppo ed evoluzione personale. Le performance erano, poi, corredate da banner con la data e dei messaggi dipinti a mano, che marcavano l’intento di ogni percorso.
Come per questi lavori, anche per l’azione realizzata a Milano, Stefan Lukić ha compiuto un tragitto attraverso la città, accompagnato dal banner dipinto STEFAN LUKIć RUNNING A BUSINESS 16.1.2025. Il vero e proprio “business”, però, si è svolto negli spazi di Quattro, dove l’artista ha accolto i visitatori in un impeccabile completo blu, distribuendo i suoi biglietti da visita realizzati su banconote serbe. Attraverso questa azione, il valore intrinseco della carta diviene più importante del simbolico patto sociale che le attribuisce un valore dato. La banconota assume, così, importanza in quanto manifestazione dell’identità dell’artista: sono i dati personali trascritti su di essa che ne definisco l’utilizzo come veicolo di espressione, tramite cui espandere almeno in parte la propria individualità. La moneta non è più, così, un oggetto di scambio, ma un dono univoco, che fa saltare il sistema economico. Non a caso, il banner, utilizzato nella prima parte della performance, figurava sulle pareti di Quattro con alcune lettere invertite a comporre la frase “RUINING A BUSINESS”, sottolineando ulteriormente la totale assenza di una logica economica nella distribuzione del denaro “delegittimato”.







Di Davide Dicorato è invece l’installazione composta da cofani di automobili dismesse, destrutturati e ricomposti a creare ambigue strutture “arte-fatte”, su cui la natura sembra essere già intervenuta. Lo scopo utilitario dell’auto viene negato, così, a favore di una nuova estetica post industriale, dove l’elemento naturale si armonizza con l’oggetto lavorato, utilizzato e abbandonato. Queste composizioni portano a una sintesi anche gli aspetti legati all’estetica dell’automobile come status symbol che suggerisce la posizione sociale o il tipo di approccio, ostentante o sviante, tenuto da chi la possiede. L’auto, infatti, dice molto di noi e non solo dal modo in cui la guidiamo, se ci poniamo in una posizione prevaricante o di difesa; essa è parimente un’espressione sociale che comunica una scelta personale effettuata sulla base di diversi fattori. Lavorare con questi oggetti significa, quindi, dover scendere a patti con le tracce di individualità celate, che ne rendono stratificata e complessa la comprensione. È un gioco di equilibri, quello proposto da Dicorato, che non impone la creazione di nuove vie, ma che accosta attentamente l’esistente, facendo sì che sia la fragilità a suggerire nuovi approcci a vecchi pensieri.
Il lavoro di Lukić e Dicorato ben si armonizza dunque alla logica di Quattro, che, pur proponendo ricerche alternative alle richieste predominanti del mercato, risponde al bisogno contemporaneo di contenuti rapidamente fruibili e in costante aggiornamento. Desiderosi di continui nuovi stimoli, siamo, infatti, appagati dalla velocità di apparizione e sparizione di informazioni; siamo predisposti ad accogliere la novità, ma desiderosi di dimenticarcene in fretta per accogliere ciò che non è ancora noto. La rapidità del contesto, però, si riverbera nel nostro ritmo vitale, facendoci percepire la necessità di dover essere sempre attivi, performanti e creativi, con andature spesso insostenibili nel lungo termine. In questo gioco a perdere, s’inserisce il punto di rottura di Stefan Lukić e Davide Dicorato, che, agendo con consapevole delicatezza all’interno dell’ingranaggio, ne impediscono il prevedibile funzionamento, provando a superare la banalità dell’ovvio risultato.
