Castelbasso - Progetto Genesi
Silvia Camporesi, Il paese sommerso, 2020

Beautiful Country: osservare con intenzione le crepe del presente

«Osservare con intenzione». Più del titolo Beautiful Country, è questa la frase pronunciata da Renata Ferri durante la presentazione stampa a definire la sedicesima edizione di Cortona On The Move, in programma dal 16 luglio al 1° novembre 2026.

In un tempo dominato dal consumo rapido delle immagini, Renata Ferri propone una postura diversa: rallentare lo sguardo, sottrarlo all’apparenza, interrogare ciò che vediamo. Non si tratta solo di scrutare meglio, ma di verificare la tenuta di ciò che l’esaminabile comporta. La fotografia recupera una funzione critica, idoneo a leggere il contingente invece di trascriverlo.

Beautiful Country non è una celebrazione dell’Italia contemporanea, è un attraversamento delle sue contraddizioni. Il titolo richiama l’immaginario del Bel Paese per incrinarlo mediante trentaquattro mostre che compongono un atlante visivo precario fatto di sobborghi, panorami erosi, turismo di massa, emergenze ecosistemiche, memorie frammentate e aree di frontiera.

«Le crepe sono anche sotto la bellezza», ha dichiarato Ferri. L’evento si sviluppa attorno a questa tensione: la superficie estetica dei contesti italiani è percorsa da fratture sociali, politiche e culturali che ne condizionano la rappresentazione.

Il cambio di orientamento artistico è netto. Cortona On The Move si allontana dal modello del reportage e si apre alla ricerca odierna. Installazioni immersive, collage, video, archivi reinterpretati e immagini manipolate riformulano il rapporto tra documento e fingimento, facendo affiorar la fotografia come apparecchio instabile.

La fotografia non coincide con una semplice registrazione del mondo. Le immagini agiscono come impalcature narrative che mettono in crisi la distinzione tra osservazione e produzione del reale. Silvia Camporesi, in Paesaggio inverso, ricostruisce luoghi sommersi o irraggiungibili, rendendo evidente l’artificialità dell’indagine fotografica. Kourtney Roy, con Failed Postcards from Napoli, converte il centro abitato in un quadro mentale e teatrale. Federica Sasso, in Battaglia Reale, immerge il corpo in habitat in cui identità fisica e avatar digitale risultano indistinguibili.

Lo scenario italiano assume una declinazione politica. In Carrara, il crepuscolo della montagna Julie Hascoët fotografa le Alpi Apuane come un organismo consumato dall’estrazione industriale; in Guilty Grounds Steffi Reimers trasfigura la Calabria in testimonianza della violenza mafiosa; OverTourism di Alessandro Toscano esibisce città d’arte deformate dalla pressione turistica e dalla sovrapproduzione di immagini.

Le crepe sorgono ovunque: nelle periferie di Botto&Bruno, nei mutamenti urbani di Milano ai bordi, nei territori esperiti dai migranti in Io sono confine, negli ambienti climatici e informatici di Stella Inquieta, dove il Sole si fa agente di inquietudine tra infrastrutture, corpi e reti elettroniche.

Il festival crea un’architettura di relazioni tra arti visive, editoria, cinema, tecnologia e pratiche partecipative. Workshop, portfolio review, programmi educational e collaborazioni internazionali delineano una piattaforma culturale aperta, capace di produrre immagini oltre che esporle.

Il nesso con la reminiscenza evita ogni nostalgia. Le tradizioni popolari diventano dispositivi attivi di lettura del presente: Gli Isolani di Alys Tomlinson sospendono i rituali tra antropologia e finzione; Realpolitik di Luca Santese e Marco P. Valli trasforma la politica italiana in un teatro grottesco illuminato dal flash.

Peninsula. Dal progetto Laguna minore di Matteo de Mayda

Il rilancio di OTM Academy e la borsa di studio Peninsula – nuovi autori italiani indicano la volontà di avvicinare le nuove generazioni alla fotografia come procedura di costruzione e decostruzione della visione.

È qui che si coglie la direzione impressa da Renata Ferri: restituire centralità alla dimensione percettiva in un’epoca che produce immagini in quantità infinita e ne indebolisce la comprensione. Il problema non è l’elaborazione di immagini, ma la loro circolazione incontrollata e la progressiva perdita di gerarchia del visibile.

Osservare con intenzione significa dunque arrestare l’automatismo del vedere, accettare la natura costruita delle immagini, riconoscere che ciò che si manifesta non è neutro. Le crepe non interrompono la bellezza: ne costituiscono la forma.

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