ArtVerona 2026
KAWS - THE MESSAGE - Palazzo Strozzi, Florenze. Ph.Ela Bialkowska OKNO Studio

Beato Angelico, Kaws e David Hockney a Palazzo Strozzi

Beato Angelico, la straordinaria mostra aperta fino al 25 gennaio 2026 al Convento di San Marco e a Palazzo Strozzi a Firenze, a cura di Carl Brandon Strehlke, Stefano Casciu e Angelo Tartuferi, con l’installazione The message dell’artista americano Kaws (1974) nel cortile dell’omonimo palazzo a cura di Arturo Galansino, nonché con Annunciation II, After Fra Angelico del britannico David Hockney (1937) , esposta in concomitanza nella sacrestia affrescata da Mariotto di Nardo (1360 ca.-1424) della sede storica dell’Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella, mette in relazione linguaggi di epoche diverse su soggetti analoghi e nella contemporaneità dello sguardo coniuga il tempo dell’arte con quello della vita.

Certo è che l’ampia rassegna del Beato Angelico da cui si originano molteplici echi e suggestioni, con centoquaranta lavori fra dipinti, disegni, miniature e sculture di entrambe le sedi, e particolarmente con opere riunificate per l’occasione delle parti prima smembrate, provenienti da vari musei del mondo, di cui alcune appositamente restaurate, è di forte impatto e permette di esplorare il percorso creativo di uno dei più grandi maestri della prima metà del 1400 e di contestualizzarne l’opera nel rapporto con altri artisti della Firenze di allora.

Chi visita il convento domenicano di San Marco, e mediceo per eccellenza, dove sono rappresentati gli esordi di Guido di Pietro, nato a Vicchio di Mugello alla fine del XIV secolo e morto a Roma nel 1455, detto dal 1469 Angelicus pictor e beatificato da papa Giovanni Paolo II, salita la prima rampa di scale si ferma incantato davanti all’Annunciazione del corridoio nord che si para in modo epifanico alla sua vista. Non vi sono troni, né tavole con fondi in oro, come, tra l’altro, la partenza tardo gotica del “frate dipintore” dichiara, né la narrazione solenne del sacro evento, bensì l’atmosfera raccolta di un portico caratterizzato da colonne e capitelli sia ionici che corinzi dove l’Angelo e la Vergine partecipano in assorto silenzio all’evento. D’intorno l’Hortus conclusus , verso cui si apre la piccola finestra posta sul fondo, allarga l’immagine al mondo naturale, scenario perfetto per la rivelazione del messaggio celeste. Continuando, poi, nel corridoio sud, l’altra Annunciazione dipinta in una delle quarantaquattro celle affrescate dall’Angelico, sulla parete vicino alla finestra, risponde agli stessi criteri di semplicità e a un clima ancor più intimo che invita alla meditazione:  una cella questa che, con le altre, fu visitata da Mark Rothko ben tre volte, nei suoi viaggi in Europa tra il 1955 e il 1959, affascinato da questa magistrale pittura di luce.

Lasciando il Convento per Palazzo Strozzi e percorrendo le otto sale dove è allestita l’esposizione, una sorta di luce “divina” sembra emanarsi dai dipinti del Beato verso l’osservatore, a volte in ‘vertiginose’ composizioni, seppure in armonico equilibrio. Un esempio è costituito dalla Pala dell’Incoronazione della Vergine (Paradiso): qui i raggi dorati incisi sul fondo in oro si diramano dal centro in alto e d’intorno verso il consesso di santi e di angeli musicanti. Una luminosità diffusa, uno sfavillio di brillanti colori in una gamma che abbraccia i verdi, i blu e la varietà dei rossi degli abiti degli astanti, e in uno scenario naturale e antropico, caratterizzano la deposizione della monumentale Pala Strozzi iniziata da Lorenzo Monaco e terminata dal frate. Il paesaggio arboreo e collinare ambienta nella Pala di San Marco la nicchia semicircolare che ospita Maria in trono con il figlio redentore, mentre nell’ Annunciazione di Montecarlo, la consueta iconografia dell’Arcangelo Gabriele e della Vergine è più complessa per la ricca impostazione spaziale e per gli archi dorati che la contornano, nonché per le storie dei cinque scomparti della predella.

Come sostenne Giulio Carlo Argan nel 1955 Fra Angelico è colui “che tra il realismo di Donatello e le teorie di storicità dell’Alberti, ha creato il compromesso del naturalismo, aprendo così la via a un’arte che non è più una rappresentazione immobile, ma, al contrario un discorso animato, un colloquio umano”.

Ed è proprio nel solco di un “colloquio ”, nel contatto di sacro e umano a cui l’annunciare si riferisce nell’icona universale dell’Annunciazione, che si raccorda il monumentale lavoro site specific The Message  di Kaws, nel quale l’artista, noto internazionalmente con opere pubbliche presenti negli USA, in Giappone e altrove, ha proposto Companion e BFF, due suoi personaggi, interpreti dell’oggi e rievocanti il passato,  rappresentati nel dialogare. Sono due enormi figure, ma non dei “supereroi – come Kaws dichiara – realizzati in legno, il cui colore ben si coniuga con il contesto, vibrando nello spazio racchiuso dalla possente architettura di pietra del Palazzo”. Attraverso i suoi personaggi l’artista ritrae la tradizionale scena dell’Annunciazione, nella scia dell’Angelico, ma sia Companion che BFF stringono tra le mani uno smartphone e sono immersi nel potere del mezzo comunicante, iperconnessi con il mondo intero e al contempo distanti tra loro. In modo ludico e provocatorio, nella convinzione che “lavorare con dei personaggi sarebbe servito per comunicare”, Kaws sviluppa  con The Message curiosità in passanti e visitatori e li fa interagire con l’opera: è un’ interazione silenziosa sollecitata dall’imponente presenza dei due, volta alla ricerca di senso, talora in un riconoscimento identificatorio, talora in un  gioco. E nella voluta  iperconnessione di entrambi, di Companion e BFF , non c’è critica alla società attuale, come  egli sostiene, bensì tutto è frutto “dell’ascoltare e vedere ciò che sta d’intorno ” , così l’opera abbatte separazioni, portando la vita nell’arte e, viceversa, l’arte nel quotidiano.

Il grande dipinto su tela di David Hockney ricorda il suo primo incontro con la pittura dell’Angelico, quando da ragazzo vide riprodotta l‘Annunciazione di San Marco in un poster della scuola che frequentava, ma parla anche di frequentazioni dirette che egli ha effettuato durante i suoi viaggi in Italia. Innegabile il fascino che l’opera ha avuto per Hockney, assieme a quella di altri maestri del Rinascimento, con i quali egli spesso è entrato in un rapporto di scoperta e di studio. Con Annunciation II, After Fra Angelico realizzata nel 2017 , di forma esagonale, rompe con le regole prospettiche, creando una prospettiva inversa rispetto a quella convenzionale in base anche a principi teorici da lui elaborati. Nella citazione l’atmosfera tutta interiore dell’opera del Beato si trasforma nei colori, come bagliori di luce artificiale e urbana,  e il soggetto tanto amato e conosciuto, qual è quello dell’Annunciazione, prima con Kaws, ora con Hockney, si fa ancora più vivo e diventa anch’esso segno del nostro tempo.

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