Castelbasso - Progetto Genesi
Andrea Astolfi
Andrea Astolfi, Matrioska, Installation view, 2025. Foto di Giorgio Benni_1

Andrea Astolfi. Compenetrazioni pittoriche

L’Artista Andrea Astolfi torna, nella sua prima personale romana, dal titolo emblematico MATRIOSKA, a cura di Nicoletta Provenzano, con un ciclo di dipinti inediti, delicatissimi, negli spazi di Curva Pura.

Matrioska come la celebre bambola russa di legno, che se aperta nel mezzo, rivela una serie di altre bambole di dimensioni via via più piccole, ognuna delle quali (tranne l’ultima) è cava e smontabile a sua volta.[1] In relazione ai quadri di questa personale, MATRIOSKA indica la capacità che i quadri di Andrea Astolfi hanno nel compenetrarsi e mettersi in rapporto tra loro attraverso le tecniche pittoriche e le figurazioni. Ogni tela è parte di uno scenario più ampio, di un racconto intimo e unico che può anche diventare collettivo: paesaggi collinari, nature morte, ritratti, cavalli e cavalieri trattati con una tecnica raffinata e diluita, cadono come pioggia sugli occhi dello spettatore piacevolmente coinvolto. 

Entrando in un’unica sala principale, dove alcuni dipinti sono disposti come in una quadreria ottocentesca, notiamo da subito l’equilibrio cromatico delle tele e l’eleganza del tratto, con suggestioni che accennano, di tanto in tanto, a certe atmosfere depisisiane e di altri pittori del primo Novecento, giocate nel bel mezzo di invenzioni, rimandi e controcanticontinui. Mazzi di fiori, volti stravaganti ed espressivi dalla linea appena accennata, compaiono con sguardo interrogativo su supporti di vario genere. I quadri di Andrea riflettono una sensibilità poetica in continua progressione, che memorizza porzioni di vita quotidiana palesandole come fantastiche scoperte nella dimensione pittorica: storie della mente e di un passato, non troppo lontano, che arrivano a noi come echi favolistici e leggendari. I colori impiegati sono sempre delicati, tonalità pastello stese con cura a dare un effetto sfumato, a volte con l’aggiunta di qualche piccolo segno a matita di scrittura a completamento. 

L’aspetto progettuale e di ricerca è fondamentale nella pratica di Andrea: ognuno di questi quadri registra uno stato d’animo, per cui a volte la matrice è vissuta e pensata da una mano guizzante e vivace. Appaiono scenari introspettivi, perciò un po’ appannati, come ricordi sbiaditi che sfidano le soglie del tempo, impersonato dalla stratificazione pittorica e dai materiali. Scavando nel proprio vissuto Astolfi rintraccia le incertezze della propria contemporaneità, procedendo nella pittura in maniera incalzante ma incerta, come incerto è il destino e imprevedibile il nostro avvenire. L’intera mostra è pensata nei minimi dettagli, ogni pezzo è studiato anche se svincolato da qualsiasi logica apriorista: i materiali, strato su strato, si sovrappongono e uniscono per formare un’immagine coerente ma sfaccettata e variabile: tele grezze, lenzuola, retine, panni, stracci in cotone, creano opere piacevoli e misteriose, che incuriosiscono il visitatore portandolo a partecipare più da vicino alla ricostruzione dell’intero procedimento realizzativo e a contemplare con attenzione quanto suggerito dall’opera. 

Non sono soltanto raffigurazioni di oggetti, natura e persone dalla forte piacevolezza estetica, ma porzioni di vita vissuta che si smontano, ricostruiscono e prendono senso nello spazio chiuso ma anche infinito dell’immagine. La pittura di Andrea Astolfi è fresca e giovane e intrisa d’innumerevoli significati e rimandi al tempo dell’artista e al nostro tempo, alle storie personali e collettive. Paesaggi, volti, un angelo, cavalli e cavalieri, vasi dai contorni irregolari, si sfaldano, sgretolano, e destrutturano nelle mani di un osservatore chiamato a ricostruire, a reagire e ad agire nel presente, nell’hic et nunc.

Tante sono le opportunità di scorgere in questi prodotti pittorici qualcosa di inedito, come nel caso dell’opera double face “Rossi’s Fisherman o i 4 ami del pescatore”: dal retro bianco di una tela intelaiata e incorniciata da un telaio grezzo in legno, pochi segni di sanguigna delineano il viso di un uomo che si rivolge al visitatore con un’espressione d’accoglienza e complicità. Quest’uomo sembra indubbiamente disegnato sulla parete bianca e non riusciamo ad accorgerci subito della presenza del supporto sul quale è stato ritratto. Sui quattro angoli del telaio, ci sono quattro puntine da cucitrice un po’ di sbieco e leggermente piegate a forma di amo da pesca. Questi elementi si legano inesorabilmente all’altro ritratto sulla seconda faccia dello stesso quadro, in cui compare il rifacimento di un’opera del pittore Gino Rossi (1884-1947) dal titolo “Il pescatore”. Perciò, tutto è collegato in questa esposizione, come lo sono i periodi in un racconto letterario. 

“Mazzo di fiori a seccare/ la pittura” è invece un quadro esposto a rovescio. Il bouquet secco e capovolto riporta allo stato d’animo dell’artista che, seccato letteralmente dalle lunghe fasi di lavorazione del dipinto, capovolge la tela con fare irrequieto ed esuberante. Tanti frammenti e colori frastagliati compaiono poi nell’opera “Fleurs” in cui la scritta “Fleurs” disegnata a matita come fosse una firma, suona alla lettura come l’eco di una dichiarazione affettuosa. E ancora “Fiori per un ritorno” che Astolfi definisce “l’opera più Matrioska di tutte”, è costruita su più livelli per quanto riguarda materiali e rimandi letterari: una pittura sottile, senza orpelli, elegante. 

Il quadro “Ercolino o l’artista bambino” è l’autoritratto dell’artista fanciullo, accennato con pochissime linee, essenziali quanto basta a definirne il vigore e l’eloquenza, nonché, la dolcezza.  O “Ritratto dell’artista bambino o verde” in cui il suo viso si manifesta da uno sfondo verde acidulo, contornato da segni nervosi a matita, come cancellature, con un forte potere emozionale. 

Il tema dell’infanzia e della fanciullezza è molto ricorrente anche nei dipinti come “Cavaliere Vittorioso“ o “Controfigura di cavaliere errante alla porta del fiume” ma anche nei cavalli stessi, dipinti contro fondi pallidi, classici nella loro mitezza, corrono o sostano da soli presso distese d’erba vuote e silenziose, a ricordare un po’ alcune delle sagome cavalleresche e rampanti di Giorgio De Chirico.

Dal più grande al più piccolo e viceversa, le opere di Andrea Astolfi indagano la corposità dell’animo umano, raccontando con minuzia e un tocco di libertà, esperienze di vita personali e corali, in un climax pittorico dolce e vertiginoso.

MATRIOSKA
Andrea Astolfi
a cura di Nicoletta Provenzano

Opening 26 Giugno 2025 ore 18:30 – 21:30
Fino all’8 Settembre 2025
Orari: martedì e giovedì dalle ore 18:30
e su appuntamento

prenotare via mail curvapura@gmail.com o whatsapp 3314243004

Curva Pura
Via Giuseppe Acerbi, 1a – Roma
curvapura@gmail.com www.curvapura.com

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