Nel centro storico di Modica, uno spazio espositivo indipendente sta ridefinendo il modo in cui l’arte contemporanea entra in dialogo con il territorio. Si chiama Garage Fontana ed è gestito dall’Associazione IN CONTEMPORANEA. Nato volutamente ai margini dei grandi circuiti istituzionali, il progetto si propone di portare in Sicilia alcune delle ricerche più interessanti della scena artistica internazionale. La prima personale viene dedicata a un’artista straniera è quella di Zoe Meyer, americana nata nel New England e oggi residente a Parigi. La mostra, intitolata it is a body. it is your body., è curata da Théo-Mario Coppola.
L’ingresso al Garage Fontana stabilisce subito il registro dell’intera mostra. Sulle pareti opposte si trovano left hand (2025) e right hand (2025), due opere realizzate appositamente per questo contesto. Disposte come due soglie simboliche, definiscono lo spazio e ne stabiliscono il tono. Al centro della sala, february waning (2025) costruisce qualcosa che somiglia ad un racconto. Testi, sagome corporee, riferimenti a ecosistemi naturali e altri frammenti convivono sullo stesso supporto, organizzati in scene distinte ma comunicanti.
Dall’alto della stanza An osmotic barrier (2025) scende verticalmente dal soffitto al pavimento, raccogliendosi in pieghe morbide da cui emergono linee rosse equidistanti. Meyer immagina qui la nascita di un segno che affiora da una dimensione sovraceleste, dove tessile e spirituale si incontrano.
Su una parete laterale si dispiega invece una costellazione di lavori di piccolo formato: strofinacci, fazzoletti e tovaglie ricamati che portano titoli come into the shell you go (2024), odd anatomy (2024), suspended in an unfinished net (2024), untitled towel [2] (2024) e I Put My Stomach on the Table but Still I Will Hide it from You (2023). Piccole opere che funzionano come enigmi figurativi, miniature narrative o indizi di storie mai completamente esplicitate.


Con big branch (2025) la mostra apre ad una scena naturale densa di presenze animali, in cui l’azione rimane sospesa e allusiva. We are gazing / is this violent (2024) e fresh out of the baths (2023–2024) assumono invece la forma di un diario, fatto di annotazioni intime e frammenti. Sembrano appunti presi da uno sguardo interno, che registra senza spiegare del tutto, lasciando emergere porzioni di realtà non immediatamente accessibili. Il percorso si conclude con il video Geneviève (2019), il lavoro più antico in mostra. Il film ruota attorno alla figura di una donna rinchiusa in un istituto psichiatrico e sottoposta a dinamiche di sopraffazione. Meyer evita qualsiasi rappresentazione esplicita: preferisce l’allusione, la costruzione mentale dell’immagine. Il risultato è un’opera che lascia nello spettatore una traccia persistente.


Il titolo dell’esposizione non è ornamentale. Affermare che un corpo è lo stesso di un altro, che il mio e il tuo condividono la stessa condizione fondamentale, costituisce innanzitutto una presa di posizione etica. L’intera ricerca di Meyer si muove attorno a questa idea: guardare l’altro significa riconoscere la propria vulnerabilità, la stessa esposizione al mondo.
Anche la scelta dei materiali risponde a questa prospettiva. I tessuti utilizzati non provengono da fornitori anonimi, ma da diverse regioni italiane, Sicilia compresa, e portano con sé una lunga storia domestica. Sono oggetti fabbricati, usati e tramandati all’interno di reti femminili, da madre in figlia, da una generazione all’altra. Meyer li recupera e li trasforma con ricami eseguiti a mano, inserendo testi e figure. La ricerca affonda in quelle storie quotidiane che i documenti ufficiali non registrano, come quelle cucite dentro un lenzuolo. Portare questi materiali in uno spazio espositivo siciliano significa riattivare una memoria locale e riconoscere il lavoro manuale femminile come pratica culturale a pieno titolo.
Il curatore Théo-Mario Coppola, che lavora tra Parigi e altri contesti europei, interpreta il lavoro dell’artista attraverso una prospettiva che tiene insieme dimensione formale e impegno politico. L’incontro con Meyer produce una riflessione sulla comunità, che li porta ad operare in un territorio in cui forma e posizione etica si alimentano reciprocamente.
It is a body. it is your body. è una mostra che richiede disponibilità e la capacità di sostare davanti alle opere senza cercare subito una spiegazione definitiva. In un panorama in cui gli spazi d’arte proliferano, scegliere un’artista come Meyer per una prima personale è già una dichiarazione di metodo. Con questa apertura, Garage Fontana definisce con chiarezza la propria identità come spazio innovativo di ricerca.
Zoe Meyer
it is a body. it is your body
Garage Fontana, via Fontana 199, Modica
Dal 22 dicembre 2025 al 22 marzo 2026
A cura di Théo-Mario Coppola
