Vertigo
DIS, A Good Crisis, 2018

Vertigo. Le mutazioni della società al MAST

Dal 10 febbraio al 30 giugno la Fondazione MAST presenta la mostra Vertigo – Video Scenarios of Rapid Changes a cura di Urs Stahel: 29 artisti internazionali affrontano il tema delle mutazioni della società attraverso il mezzo della videoarte.

Una società in continua trasformazione  motore e vittima di un modello economico aggressivo. Individui che rincorrono gradi sempre più elevati di prestazione fino allo straniamento.  Processi ipertecnologizzati e quantità immense di prodotti che si spostano da una parte all’altra del globo.

La vertigine che ciascuno di noi può avvertire, pensando alla velocità e alla complessità che investono oggi le attività umane, è diretta conseguenza dei meccanismi di produzione e distribuzione della ricchezza nel mondo globalizzato.  Il funzionamento dell’attuale sistema produttivo, infatti, si collega inevitabilmente all’affermarsi in tutto il mondo di precisi modi di condurre l’esistenza.  La ragione più importante di questo nostro essere storditi, però, è legata soprattutto all’aver dimenticato la meta collettiva verso la quale ci stiamo dirigendo.

Vertigo è proprio il titolo della mostra allestita alla Fondazione MAST di Bologna per l’intera stagione invernale. La collettiva bolognese, a cura di Urs Stahel, è incentrata proprio sul tema delle mutazioni sociali determinate dai modelli produttivi nell’era del capitalismo globale.

Vertigo – Video Scenarios of Rapid Changes  ospita 29 artisti internazionali  che affrontano questo tema con il mezzo della videoarte. Trentaquattro sono dunque le opere video presentate da questi autori che portano i nomi di: Lucy Beech, Will Benedict, Cao Fei, Chen Chieh-jen, Douwe Dijkstra, DIS, Simon Dybbroe Møller, Nina Fischer & Maroan el Sani, Melanie Gilligan, Simon Gush, Lauren Huret, Sven Johne, Kaya & Blank, Ali Kazma, Dominique Koch, Gabriela Löffel, Ariane Loze, Eva & Franco Mattes, Richard Mosse, Paulien Oltheten, Stefan Panhans & Andrea Winkler, Julika Rudelius, Pilvi Takala, Wang Bing, Anna Witt.

Tutte le sezioni che compongono la mostra raccontano, come oggi il mondo appaia radicalmente trasformato dall’uomo. Viene dato, tuttavia, particolare risalto a un paradosso: ciò che è stato creato dall’uomo, con lo scopo di migliorare la sua vita, rischia di travolgerlo.  

Quanto detto appare in linea con la presentazione della mostra da parte del curatore, che traccia la storia della realtà attuale partendo dalle sue radici. 

Viene ricordata, dunque, dal curatore, l’invenzione della stampa e, come immediata conseguenza, la stampa dei testi religiosi, che pongono le basi di una interpretazione soggettiva delle verità rivelate. Questo diventa il presupposto, pochi secoli dopo, del progressivo crollo della verità unica legata al messaggio divino. Il posto vacante lasciato dalle certezze religiose viene dunque occupato dall’uomo, dalle sue scoperte e dalla sua fiducia nella capacità di creare da sé le verità. 

Oggi, a distanza di trecento anni dalla rivoluzione industriale,  la macchina economica ha raggiunto una velocità altissima che promette solo di crescere ulteriormente. Il suo funzionamento purtroppo ha bisogno di quantità infinite di risorse naturali e umane. Allo stesso tempo la verità che si mostra ai nostri occhi appare sempre più frammentata trasformando la conoscenza, valore su cui si è fondato inizialmente il progresso, nel suo opposto.

Il panorama attuale viene raccontato, all’interno del progetto espositivo, attraverso sei sezioni.

La prima sezione riguarda il tema de lavoro e dei processi produttivi: L’idea dominante qui espressa è che la funzione salvifica del lavoro, teorizzata dal pensiero calvinista all’inizio dell’età moderna mostra i suoi limiti. Nella società odierna infatti all’impegno quotidiano corrisponde un’affievolita la volontà, o possibilità, di informarsi, comprendere il mondo e partecipare. Lo spazio vuoto lasciato dal singolo, nell’evoluzione del pensiero collettivo e nella partecipazione alla vita civile, viene via via occupato da forme di governo sempre più autocratiche. 

La seconda sezione si intitola Commercio e Traffici. Qui viene posto in evidenza come le persone da soggetti diventano prodotti. Ciò anche grazie alla gigantesca quantità di dati, spesso personali, che questi trasmettono inconsapevolmente.

Comportamenti: è la terza sezione della mostra, dove ci viene fatto osservare come il miraggio del prestigio sociale e di un tenore di vita sempre più alto ci porta a sacrificare valori ritenuti una volta importanti.

La quarta sezione riguarda il cosiddetto “contratto sociale” che appare sempre più debole. Il famigerato patto tra governo e individuo, infatti, che si regge sul principio per cui  ogni singolo rinuncia ad alcuni suoi diritti in cambio della salvaguardia dei diritti restanti, diventa via via più oneroso per il soggetto. 

Ambiente naturale  è il titolo della quinta sezione. Qui vengono ricordate due tappe importanti nel programma di difesa dell’ambiente. Queste sono la Conferenza di Stoccolma, del 1972, e la pubblicazione del rapporto del Club di Roma: I limiti alla crescita, dello stesso anno.

A distanza di cinquant’anni da questi due avvenimenti riconosciamo come gli scenari negativi, prefigurati dalle due analisi, si sono verificati in tempi più rapidi del previsto. Poco, in compenso, è stato fatto di ciò che era stato pianificato per la loro prevenzione.

Comunicazione: ultima sezione della mostra. Qui ci viene raccontata l’antitesi tra la quantità di informazioni oggi prodotte, grazie soprattutto all’aiuto delle nuove tecnologie, e la loro qualità. 

Sul tema della comunicazione un altro elemento viene sottolineato e posto a monito: oggi la quantità di dati prodotta da ciascun utente viene utilizzata prevalentemente a scopo economico. Rappresenta un’incognita il modo in cui questi dati potrebbero essere utilizzati nei decenni futuri, con il rafforzamento dei governi autocratici.