“Vedere Lontano”: ripensare il futuro attraverso l’arte

La Fondazione Tomassini promuove un ciclo di appuntamenti espositivi incentrati sulla tematica del “visibile”.

Vedere Lontano è un programma espositivo promosso dalla Fondazione Luca e Katia Tomassini, a cura di Davide Sarchioni. Si tratta di un evento concepito univocamente ma scandito in tre appuntamenti, che avranno luogo nell’area verde del Vetrya Corporaye Campus di Orvieto, trasformandola, gradualmente, in un vero e proprio parco di sculture a cielo aperto, arricchito da opere appositamente realizzate per il sito in questione.

Rinnovando l’impegno di Vetrya a favore della ricerca artistica, la titolazione della rassegna incarna l’imperativo che connota l’attività della Fondazione Luca e Katia Tomassini, un invito a estendere i propri orizzonti oltre il semplice limite del visibile, superandolo e andando oltre. Dunque, appare perfettamente comprensibile come la messa in atto di tale proposito passi attraverso la strada dell’arte contemporanea; da sempre il miglior veicolo per acquisire nuovi strumenti d’interpretazione della realtà. Il primo atto di questa serie di tre tappe è stato inaugurato lo scorso giovedì sedici luglio. In mostra, a confrontarsi con l’ambiente esterno, abbiamo interventi di Antonio Barbieri, Thomas Lange, Valentina Palazzari e dell’indimenticato Mauro Staccioli. Ospitando il lavoro Prismoidi (2003), l’iniziativa rende, così, un sincero omaggio al grande maestro. In linea con lo spirito del progetto, troviamo operazioni fra loro differenti nel lessico e nei mezzi espressivi, che ben rispecchiano l’individualità di ciascuno, tuttavia in grado di dialogare nell’armonia di una medesima esperienza di mostra, oltre che con il paesaggio circostante. Difatti, proprio nella relazione con quest’ultimo, rinnovando l’inesausto legame della scultura con i caratteri impliciti dello spazio all’aperto, le opere innescano suggestive reciprocità. Queste sono di natura sia estetica, relative al lessico di ciascun lavoro contestualizzato nella cornice costituita dagli andamenti della compagna limitrofa, che, più strettamente, metaforica, principiando un’osmosi visiva fra antico e contemporaneo, fra le testimonianze fornite dalla storia e i tratti di un futuro da ripensare necessariamente, anche tramite l’arte. Pertanto, si veda come l’esposizione guidi il fruitore da un interprete al successivo, da un linguaggio all’altro, sfumando dallo studio della geometria e della relativa problematizzazione di una forma corruttibile mai assiomaticamente conclusa ravvisabile in Staccioli, all’impeto – quasi violento – che traspare dall’installazione di Lange, foriera di un potente senso di decadenza, forse inarrestabile. Palazzari delinea una scultura modulare composta da reti elettrosaldate, semplice e complessa al tempo stesso, che esige lunghe tempistiche di osservazione per essere letta nell’integrità della sua articolazione. Brabieri, collegandosi alla teoria dei frattali, sembra andare alla ricerca dell’archetipo costitutivo della natura, di una sorta di primogenitura del visibile, con la strutturazione di una scultura dalla fisionomia esile e ritmata.

Congruentemente con il filo conduttore tematico di tutta la manifestazione, ogni opera sembra non trincerarsi dietro il tentativo di dare facili risposte ma, al contrario, aprire a interrogativi di non banale soluzione che, ciò nonostante, devono essere affrontati per proiettarsi al di là del contingente.

In attesa del secondo atto, Vedere lontano – Parte 1 è aperto al pubblico fino a lunedì 12 ottobre; buona visita.

VEDERE LONTANO – PARTE 1.

a cura di Davide Sarchioni

dal 16 luglio al 12 ottobre 2020

Vetrya Corporate Campus

Via dell’innovazione, 1 – Orvieto (TR)

orario: dal lunedì al venerdì,

dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00;

ingresso gratuito; prenotazione gradita

email: info@fondazionelkt.org

            s.menchinelli@vetrya.com