Sabe
Installation View Unfolding Hope; z2o Sara Zanin Ph. Roberto Apa

Unfolding Hope – Kaarina Kaikkonen

È visibile a Roma fino al 17 gennaio 2026 la mostra personale dell’artista Finlandese Kaarina Kaikkonen,
«Unfolding Hope» (Dispiegata speranza), presso la galleria z2o di Sara Zanin in via Alessandro Volta
34.

Un tuffo nella meraviglia, in cui l’esplorazione della relazione sentimentale con oggetti e vestiti, di valore simbolico personale e sociale, ci porta in maniera immediata alla restituzione di numerosi piani di lettura ed interpretazioni forti dell’energia e della coerenza di colei che ha dato loro vita. Kaarina Kaikonnen ha un’abilità a rendere universale la poetica che deriva da questo processo, nell’inventare nuove forme e configurazioni, che evocano infiorescenze, stratificazioni evolutive o naturali e geologiche nelle singole opere come nelle istallazioni ambientali di grandi dimensioni che produce da molti anni. Le opere, che fanno corpo e corpi, tra le pieghe degli indumenti o attraverso le dissezioni di accessori e oggetti, creano ricostruzioni materiali in sintonia con la relatività del tempo. Esse avvolgono visivamente e prendono per mano il fruitore verso un viaggio onirico che lascia nella mente la permanenza di ricordi altrui come se fossero propri. Citando il testo di Marina Dacci per questa mostra, sono «Un corpus di opere “politicamente poetico” sulla capacità di una resistenza personale e collettiva che diviene uno sguardo proattivo verso il futuro. Un gesto di speranza per sé e per gli altri.». Lavori che uniscono la memoria attiva con la resilienza di chi sa dare la propria voce a tante voci, nell’eleganza delicata di un canto profondo, senza alcun bisogno di rivendicazione con la semplice potenza dell’evidenza.

Kaarina (Iisalmi, 1952) ha studiato all’Accademia delle Belle Arti tra il 1978 e il 1983 ed è diventata una delle artiste più importanti dell’arte Finlandese. Da giovane il suo sogno era di diventare una scienziata per contribuire a trovare soluzioni contro il cancro o malattie fulminanti, dopo aver visto andarsene suo padre per una crisi cardiaca sotto i suoi occhi, quando aveva solo 10 anni. Studiò così inizialmente medicina e fisica, per 6 anni, ma capii che non era affatto il suo campo, per via delle gerarchie, delle dinamiche e della tipologia di focus che imponeva. Fu allora, in assenza del padre, l’eroe mancante al quale non poteva più chiedere consigli, che ne disegnò il volto, scoprendo con stupore che la sua mano ne restituì con precisione i tratti, con gli stessi occhi che la guardarono e la videro nascondersi sotto il tavolo della cucina, quando morì. Così, la camicia da lui indossata alla sua scomparsa, cosi come le sue giacche che indosso Kaarina durante l’adolescenza, divennero elementi ricorrenti del suo linguaggio artistico. Fra la volontà di restituzione e il sentirlo più vicino a sè, ogni indumento che costituisce un’opera viene scelto e scovato con cura, nel riconnettersi silenziosamente a questa genesi. Senza mai cadere nell’autoreferenzialità e la ridondanza figurativa, la Kaikkonen confida che nel suo lavoro, ogni vecchia camicia che custodisce il cuore amorevole di chi vi ha deposto la propria energia, guida l’opera. La sua produzione integra un altro fattore che dal personale si imbatte in numerosi vissuti comuni: il rapporto con la madre.

Da bambina essa aveva un rifiuto per il cibo e cercava di nascondersi ad ogni cena, respinta dall’idea di doverlo fare entrare nella propria bocca. Costretta per ore a fronteggiare piatto e pietanze per lei disgustose, finì per escogitare delle strategie con il proprio gatto aggiungendovi il furto di qualche dolciume di nascosto. Il colmo dell’irrefrenabile istinto femminile arrivò però con un cucchiaio zeppo di zuppa di pesce che pretendeva di entrare a forza in quella piccola bocca. Il pesce abolito dalla propria dieta lascio che, il cucchiaio divenne anche lui, ricorrente nelle sue sculture che uniscono la stoviglia a scarpe da ballo dissezionate, fino a farli rinascere sotto forma di infiorescenze o insetti meravigliosi. Come se la bocca ammutolita dal rifiuto, si riappropriasse del linguaggio, rovesciandone simbolicamente gli oggetti colpevoli fino a farli raggiungere la propria salvezza attraverso questa reincarnazione. Gli indumenti e gli oggetti, che negli anni si sono uniti all’operato di Kaarina Kaikkonen, rispondono a dei dialoghi interni dove maschile e femminile viaggiano aldilà dei loro denominatori. Comunicano e si connettono con le nostre percezioni emotive interrogando i nostri sensi e la nostra mente in una comunione a volte contemplativa e a volte proattiva intorno alle sue narrazioni multiple. Le scarpe da ballo, anche esse inizialmente appartenente alla madre, ballerina e persona estremamente sociale e avvezza alle uscite danzanti notturne, fanno parte del suo personale linguaggio artistico, che, finemente, tiene a bada l’esuberanza, per non dire la volgarità, delle consuete idee dell’estetica iconografica di un vecchio mondo consumistico. Troppe volte, anche imboccato al mondo femminile, che lo deve ingerire a forza ancora oggi, per poi riproporlo sotto le solite mentite spoglie sociali. In questa opera di memoria effettuata dall’artista viene data anche una notevole importanza ai titoli delle creazioni. Come in Soon I will depart, Maybe del 2025 o The queen of the night del 2024.

Dunque, un rapporto quasi ventennale quello tra l’artista e la gallerista Sara Zanin, che illustra i tempi metabolici di un percorso di mutua comprensione, empatia e sintonia; stratificato anche tra le pieghe ei lavori di Kaarina Keikkonen con numerosi progetti e collaborazioni. Sara Zanin aprì la sua prima galleria romana nel 2006, formatasi in storia dell’arte con una specializzazione in arte contemporanea con il critico Enrico Crispolti, ha lavorato per gallerie e collezionisti per anni prima di avviare la propria attività con la volontà di mettere in campo le sue doti di Talent scouting in relazione con il mercato. Ha scoperto il lavoro di Kaarina nel 2008 durante la sua mostra al museo PAN di Napoli a cura di Julia Draganovic. Fu travolta dalla vibrazione della grande installazione fatta di camicie e giacche, come un mare traboccante di onde fatte di corpi umani dal quale scaturisce un forte senso di appartenenza e di memoria collettiva. Un lavoro visionario, seppur con un intento diverso, che anticipava il vagare dei nostri esseri sull’onda di un over consumo che finisce per naufragare su spiagge lontane, con fast e vintage fashion riunite in un inesorabile scenario surrealistico.

Fu subito nel 2009 che Kaarina fece la sua prima personale in galleria, collocata allora nelle vicinanze del Colosseo. Sempre nel 2009, una mostra presso il Pastificio Cerere a cura di Laura Barreca con anche un’importante installazione presso l’atrio. Seguirono durante gli anni delle collaborazioni con l’ambasciata Finlandese, la Collezione Maramotti poi mostre e installazioni imponenti ma sempre delicatissime presso Il MAXXI di Roma installata nuovamente questo anno al MAXXI a L’Aquila. Per ogni lavoro sono state create delle sinergie con le persone del luogo, i dipendenti delle fondazioni che, con i propri indumenti, hanno dato corpo alle opere entrate nelle rispettive collezioni. Nati anche numerosi inviti sul territorio Italiano con dei progetti per la Biennale di Venezia, ad Arezzo, Prato e Milano. Kaarina espose anche i suoi lavori nella seconda sede della Galleria che si trovava in Via della Vetrina, sempre a Roma, fino ad arrivare a l’attuale mostra in questa nuova sede, dove l’allestimento delle opere coinvolge sia la parte esterna che interna del luogo. Anche in questa occasione, alcune opere realizzate sul posto hanno integrato una ricerca di camicie in loco. Un lavoro geologico dove la relazione fra materia, terreni emotivi e psicologici, sommano livelli di lettura saldi tra di loro. Fuoriesce anche un insieme di importante team working, improntato sui sani equilibri di una comune visone e condivisione. Al suo operato la galleria conta inoltre lo spazio z2o PROJECT in Via Baccio Pontelli 16, Roma, sempre nell’ottica di sviluppare progetti che possano permettere al talent scouting e alle collaborazioni di prendere forma in maniera più ampia.

Kaarina Kaikkonen | Unfolding Hope
https://kaarinakaikkonen.fi
15 novembre 2025 – 17 gennaio 2026
z2o Sara Zanin | Via Alessandro Volta 34, 00153 – Roma | T. +39 (0)6 80073146
https://www.z2ogalleria.it | info@z2ogalleria.it
Orari di apertura: da martedì a sabato | 12-19

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