Nell’autunno del 2025, il centro storico di Parma diventa teatro di un inedito confronto tra l’architettura neoclassica e l’arte contemporanea. Le sale storiche di Palazzo Marchi accolgono Coltivazioni erbacee, una vasta personale dedicata a Stefano Arienti. Il progetto, curato da Elena Bray, non è solo una mostra, ma un’operazione culturale che mira a intrecciare la memoria di un luogo storico con la sperimentazione artistica attuale.
La curatrice Elena Bray porta a Parma un approccio fresco e rigoroso, maturato attraverso studi filosofici ed esperienze espositive in spazi indipendenti. Per approfondire i temi della mostra, sarà disponibile un volume edito da Via Industriae Publishing: la pubblicazione raccoglierà il saggio critico della curatrice in dialogo con i disegni realizzati da Arienti.
Il cuore dell’esposizione è rappresentato dai “libri manipolati”, un ciclo di lavori che attraversa l’intera carriera dell’artista mantovano. In questa serie, l’oggetto-libro cessa di essere un mero supporto per la lettura. Arienti interviene sulla materia cartacea attraverso azioni manuali ripetitive e rigorose: piegature millimetriche, traforazioni e cancellature trasformano i volumi in sculture silenziose. Il titolo scelto, Coltivazioni erbacee, evoca esplicitamente il mondo naturale. Come accade nel ciclo vitale delle piante, anche qui assistiamo a un processo di morte e rinascita: il libro perde la sua utilità originaria per “fiorire” in una nuova configurazione visiva.
L’allestimento è stato concepito appositamente per gli spazi della residenza: due imponenti installazioni, ripensate per l’occasione, fungono da apertura e chiusura del percorso espositivo, abbracciando una selezione delle opere più rappresentative della ricerca dell’autore.


OKNO Studio

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Nel Salone centrale, l’artista opera una netta inversione dello spazio calpestabile, solitamente vuoto, viene invaso da una massa di materiale fibroso e grezzo. Questo elemento introduce una componente morbida e che si contrappone alla rigidità delle decorazioni a stucco e delle architetture neoclassiche. La collocazione dei libri, impilati su sedute disposte lungo il perimetro, sposta l’elemento culturale ai margini della stanza. I volumi enciclopedici perdono la loro funzione consultativa per diventare presenza scultorea, che osserva silenziosamente la trasformazione dell’ambiente.
Spostandosi nella Sala degli Affreschi, l’approccio cambia, passando dal contrasto all’analogia. Qui i libri aperti e piegati sono disposti seguendo un tracciato curvilineo. L’intervento dialoga direttamente con l’apparato decorativo parietale: le pieghe della carta richiamano la morfologia dei paesaggi dipinti sulle pareti. Il libro diventa un modulo costruttivo che estende fisicamente la prospettiva pittorica.

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Nelle sale minori, l’allestimento assume un carattere più archivistico e intimo. Sui tavoli, i libri sono disposti a mosaico per esaltarne le variazioni cromatiche, o accumulati come in uno studio in attività. In queste stanze, l’intervento di Arienti si focalizza sulla “pelle” del libro e sulla sua fisicità, a favore di una composizione visiva astratta.
Infine, l’installazione nel cortile chiude il percorso concettuale richiamato dal titolo Coltivazioni erbacee. L’inserimento di elementi verticali nello spazio esterno traduce letteralmente la metafora della crescita, suggerendo una continuità tra la coltivazione naturale e quella culturale. Nel complesso, l’operazione di Arienti a Palazzo Marchi costruisce un sistema di risonanze in cui l’opera e il contenitore si valorizzano reciprocamente.



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La ricerca di Arienti, da sempre tesa a indagare la permeabilità tra immagine colta e ordinaria, trova negli spazi di Palazzo Marchi un interlocutore attivo piuttosto che una semplice quinta scenica. La manipolazione della materia cartacea innesca qui una risonanza con le stratificazioni storiche dell’edificio borbonico. Chi visita la mostra si troverà immerso in un ambiente che custodisce arredi d’epoca, stampe settecentesche e capolavori pittorici, tra cui spicca il San Rocco nel paesaggio del Parmigianino, risalente agli anni Trenta del Cinquecento.
L’evento segna un ulteriore passo nel percorso di apertura del Palazzo verso il pubblico e il contemporaneo. A rendere possibile questa operazione è la collaborazione con ArcheoVea Impresa Culturale, una realtà composta da archeologi e storici dell’arte che dal 2021 gestisce la valorizzazione e l’apertura della dimora. La mostra è realizzata anche grazie al contributo di CFC Agenzia (Coscelli, Fornaciari e Corniali).
Stefano Arienti
Coltivazioni erbacee
Elena Bray
Dal 19 ottobre al 14 dicembre 2025
