Sveva d'Antonio e Francesco Taurisano. Foto Maurizio Esposito

Un’arte “a lunga conservazione”: Sveva d’Antonio

La pandemia ha, di fatto, esacerbato la crisi in cui il sistema dell’arte si dibatte da anni, dovuta in larga parte alla polarizzazione tra ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri: una disuguaglianza strutturale che, come dimostrano i prezzi stellari raggiunti da autori usa e getta i quali, subito dopo aver toccato il cielo, altrettanto rapidamente guadagnano l’oblio, premia il capriccio, o la rendita istantanea, anziché valori (non solo economici) che per legge di natura sedimentano nel tempo, attraverso lo studio e la ricerca. Collezionista tra le più attente del panorama contemporaneo – e sino all’aprile 2020 titolare lei stessa di una galleria “impegnata” – Sveva d’Antonio ha sempre perseguito il confronto diretto con quegli artisti “senza i quali il sistema cesserebbe di esistere”: non mucche da mungere, ma compagni di strada, con cui crescere insieme. Il risultato è un’arte – una collezione – “a lunga conservazione”, su cui il dialogo seguente apre un sintetico spiraglio.

Quando e perché è iniziata la tua avventura di collezionista?
È iniziata quando ho conosciuto mio marito Francesco Taurisano ormai più di dieci anni fa.
Direi che abbiamo ricominciato a collezionare per amore e per la passione che ci spingeva a conoscere mondi nuovi e ad approfondire argomenti inerenti alla nostra contemporaneità.

Tu e tuo marito siete una delle “squadre” più agguerrite del “campionato artistico”. In quali ruoli giocate? Chi, ad esempio, fiuta la “preda” giusta e chi ha l’ultima parola?
Credo fermamente nel lavoro di squadra e nel confronto. Diciamo che giochiamo entrambi in attacco ma Francesco è più il fantasista della coppia, spesso mi sorprende e allora io rilancio ponendogli problematiche e riflessioni. Al novantesimo l’ultima parola è dell’artista, deve saperci convincere con la qualità del lavoro e la narrativa che riesce a costruire con le altre opere della collezione.

Come è andata crescendo la vostra collezione?
Il padre di mio marito Paolo Taurisano ha iniziato a collezionare alla fine degli anni ‘80 gli ultimi movimenti artistici del Novecento: Transavanguardia, Nouveau Réalisme, Movimento Nucleare. Quando il testimone è passato a noi è sembrato naturale continuare a ricercare artisti che fossero coraggiosi abbastanza da riflettere sull’oggi creando un dialogo diretto con la collezione storica. La collezione conta circa 400 opere di cui una parte è a Napoli (quelle domestiche) e il resto in giro per il mondo in prestito a musei.

Quali artisti hanno lasciato nella vostra vita il segno più profondo?
È una domanda a cui non posso rispondere, è come chiedere ad una madre di scegliere il figlio prediletto. Ogni opera, ogni artista è per noi importante in maniera diversa. Ad ogni opera è legata una emozione, un avvenimento, un ricordo. L’insieme di questi ricordi dà vita alla narrativa invisibile che, eterna, sopravvivrà anche dopo di noi.

Come avete affrontato, da bravi collezionisti, quest’ultimo, durissimo periodo di semi sospensione? 
Con dinamismo e creatività. Cercando di continuare a viaggiare anche se solo virtualmente. Abbiamo sfruttato al meglio Instagram come piattaforma dove condividere contenuti ed espandere il proprio network. Abbiamo iniziato con studio visit live sul nostro profilo per poi seguire con una serie di interviste ai vari attori del sistema dell’arte. Il nostro focus rimane il supporto degli artisti senza i quali il sistema cesserebbe di esistere.

Ci vuole altro per fermarvi. Progetti x il futuro?
Il futuro è una parola che sto cercando di non usare. Preferisco parlare di progetti legati al domani. Il più vicino è il premio Because of Many Suns (titolo generosamente donatoci dagli Apparatus22) con la fiera di Art-O-Rama a Marseille il prossimo agosto. Il premio vuole cercare di andare al di là del concetto di acquisizione introducendo qualcosa che resti all’artista il più a lungo possibile. 
L’idea è quella, oltre ad acquistare l’opera, di commissionare un testo al curatore del premio sulla pratica dell’artista vincitore. 
Questa sarà una parte che si svilupperà dopo e ci terrà in contatto con l’artista anche in seguito alla premiazione. Un’altra novità è che acquisiremo anche un’opera immateriale presente nella piattaforma virtuale della fiera. Un messaggio importante da lanciare sul cambiamento della fruizione dell’opera e sull’evoluzione delle nostre esperienze dell’universo artistico.