Una donna coraggiosa. Milena Nicosia

L’ultima mostra di Milena Nicosia, Eidola, chiusa il 14 gennaio scorso, si è svolta in uno spazio, Palazzo Cosentini di Ragusa, stupendo almeno quanto problematico in ragione delle modifiche subite dall’uomo, dell’ingiuria degli anni e di una manutenzione difettosa: una location perfetta per rappresentare, anche alla luce di eventi recenti come la pandemia, il potere trasformativo dell’arte e della cultura.

Milena Nicosia è una donna, e un’artista, coraggiosa. Una mostra in un luogo ferito dal tempo e magari da un restauro sbagliato è scelta complicata: l’arte merita, in linea di principio, ben altra accoglienza. E tuttavia essa supera ogni limite, si adatta a ogni contesto. Discutendo delle opere in mostra, l’autrice mi ricordava di come molte di esse siano nate durante la recente pandemia: un momento in cui, chiusi nelle nostre stanze, abbiamo lasciato che la natura prendesse il sopravvento. Milena è rimasta colpita dal canto degli uccelli, che le è sembrato più intenso (sebbene forse tale intensità non fosse dovuta tanto a un rinnovato vigore dei minuscoli esserini quanto allo scemare del rumore di fondo); io, al contrario, sono rimasto impressionato dall’evoluzione di una macchia sul muro dell’edificio in cui vivo: nelle mie passeggiate quotidiane nel cortile di casa, la vedevo crescere, assumere forme sempre nuove. In questo senso le pareti scrostate di palazzo Cosentini offrono ai dipinti di Milena addirittura lo sfondo ideale. Non si tratta di insulti da nascondere; sono i tratti di un disegno che ci circonda e ci sovrasta; un disegno di cui solitamente non siamo consapevoli. E come mai potremmo, se in esso siamo compresi? Sarebbe come chiedere a un occhio di guardarsi senza specchio. Bene, l’arte è lo specchio. È la soglia da varcare per conoscerci: un ingresso ben strano, sospeso a mezz’aria come un’arcata del salone centrale di Palazzo Cosentini che forse una volta ospitava una scala ma che oggi possiamo percorrere soltanto nei sogni. Ora, è proprio grazie a quest’arte che i sogni diventano realtà e per converso la realtà, con i suoi scempi, si ritrae sullo sfondo: diventa sogno. Nei campi fioriti o nei nidi ricavati da cerchi di metallo di Milena il tempo si ferma. Che dico. I suoi ingranaggi cominciano a ruotare all’incontrario. Non più per distruggere, ma per ricostruire. Intendiamoci: l’arte, come scriveva Longanesi, è un incidente da cui non si esce mai illesi. Il suo dono non è l’oblio dalla colpa ma il coraggio di affrontarla; non ho forse esordito affermando che Milena è una donna, e un’artista, coraggiosa?