Thaddaeus Ropac Milan presenta Leoncillo. Perché più bruci – la prima mostra personale dello scultore italiano con la galleria e il primo capitolo di una trilogia dedicata al suo lavoro, sviluppata in collaborazione con la Fondazione Leoncillo e curata da Lorenzo Fiorucci, Alberto Salvadori e Azalea Seratoni.
Zone di opacità
Quarto intervento della rubrica “La grammatica dell’immagine” di Margherita Artoni
Genealogia del rifiuto. Wangechi Mutu e la memoria precoloniale
La mostra di Wangechi Mutu a Victoria Miro Venezia indaga ibridazione e memoria precoloniale attraverso opere su carta realizzate con tecniche miste. Le figure ibride dell’artista, tra Nairobi e Brooklyn, mettono in discussione classificazioni e rappresentazioni occidentali dei corpi neri e femminili.
Istruzioni per vedere
Il testo affronta le condizioni del vedere contemporaneo: i dispositivi culturali, istituzionali e percettivi che precedono lo sguardo e ne orientano l’esperienza, interrogando lo spazio ancora aperto tra ciò che appare e ciò che è già stato interpretato. Attraverso Foucault, Crary e Didi-Huberman, la riflessione si concentra sul rapporto tra immagine, mediazione e spettatore, individuando nella distanza critica dello sguardo una forma possibile di esperienza.
Arturo Galansino
La conversazione con Arturo Galansino affronta il ruolo del museo nell’epoca dell’immagine infinita, partendo dall’esperienza di Palazzo Strozzi e dalla capacità dell’istituzione di mettere in relazione grandi maestri della storia dell’arte, ricerca contemporanea e nuove forme di partecipazione del pubblico.
Il tempo dello sguardo | Differimento, traccia e impossibilità della presenza
Il tempo dello sguardo. Differimento, traccia e impossibilità della presenza — prosegue il percorso avviato con il primo contributo, approfondendo il rapporto tra visione e linguaggio attraverso le categorie derridiane di différance e traccia. L’analisi si concentra sulla struttura temporale dello sguardo e sulla impossibilità di una presenza visiva piena, con riferimenti alle pratiche di James Turrell, Mark Rothko e Cy Twombly.
Andrea Bellini
La conversazione con Andrea Bellini esplora il rapporto tra curatela, autonomia critica e futuro delle istituzioni, a partire dall’esperienza del Centre d’Art Contemporain Genève e dalla necessità di immaginare nuovi modelli museali, anche oltre i confini dell’edificio tradizionale.
Contro la trasparenza – Immagine, linguaggio e pre-interpretazione dell’opera
Primo intervento della rubrica Grammatica dell’immagine di Margherita Artoni. Uno spazio editoriale di analisi teorica, in cui ogni contributo partecipa alla costruzione graduale di un ambito di indagine aperto, non vincolato a un singolo tema né a un oggetto definito.
Ron Nagle. Dove finisce la forma
La Galleria Gió Marconi presenta, fino al 24 luglio, Phantom Banter, prima mostra personale in Italia di Ron Nagle, maestro della scultura ceramica di piccolo formato. In esposizione undici opere realizzate tra il 2024 e il 2026 e una selezione di disegni recenti, che raccontano la sua ricerca artistica.
Quando il muro diventa habitat: Maria Thereza Alves e la polis del vivente
Maria Thereza Alves firma una nuova opera di arte pubblica per Canelli, Il progetto, realizzato con il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, celebra il decennale UNESCO dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato.
Francesco Clemente. L’immagine senza centro
Alla Triennale Milano, la mostra In Between dedicata a Francesco Clemente rilegge la sua posizione nella pittura contemporanea. Il percorso espositivo supera la forma della retrospettiva e mette al centro un’idea di immagine come spazio intermedio, in cui riferimenti culturali, autobiografia e mito convivono in una struttura aperta, dove il significato resta in sospensione.
GAM 4.0. Il progetto che libera il museo
La nuova GAM di Torino nasce da una sottrazione. Il progetto firmato da MVRDV, Balance Architettura ed EP&S Group apre il museo alla città. Rimuove la cancellata, rende accessibile il deposito, introduce luce naturale nelle sale espositive e trasforma il piano interrato in luogo pubblico. L’idea di accesso lascia spazio a quella di attraversamento: il museo diventa parte della vita quotidiana e si integra nel tessuto urbano.


