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Alessio Cerfeda. Tavola fredda

L’opera del tempo nel suo processo di alterazione perennemente in atto su materia, identità e percezione implica l’esperienza inevitabile della perdita e dello smarrimento. La consapevolezza di tale trasformazione e le sue conseguenze sul corpo e sulla memoria non affrancano dal perduto, ma, al contrario, rinsaldano un legame solido con quell’insieme di immagini scomparse e ipotizzate che generano, a loro volta, un bisogno viscerale di renderle manifeste. Così mediata e tradotta in una rappresentazione sensibile, l’esperienza diventa occasione ingannevole di osservazione e indagine oggettiva del ricordo, immagine illusoriamente imparziale del vissuto.