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Art Basel Miami Beach
Caterina Ciuffitelli, L’ombra di un’ellisse, 2024 filo di cotone tinto a mano cucito su carta intelata 52.5 x 72.5 cm

Spazio, linee e cuore

Numeri & Carezze è il titolo dell’esposizione di Caterina Ciuffetelli e Paolo Di Nozzi al Lavatoio Contumaciale di Roma

Un perfetto equilibrio di “algebra” e passione anima la bella mostra di Caterina Ciuffetelli e Paolo Di Nozzi in corso al Lavatoio Contumaciale di Roma, l’Associazione culturale fondata nel 1974 da Tomaso Binga (nome de plume di Bianca Pucciarelli Menna), in collaborazione con Filiberto Menna, celebre critico d’arte, e oggi diretta da Grazia Menna. 

L’accostamento di campi semantici – quasi una sinestesia in bilico tra tecnica e cuore – si avverte nel titolo dell’esposizione pensato, con grande acume, dal curatore Roberto Gramiccia, che dal suo percorso intellettuale e umano continua a trarre linfa per esposizioni originali, tra le più significative nel panorama contemporaneo romano.

Numeri & Carezze, dunque, condensa in due parole l’universo di senso entro il quale si colloca l’immaginario creativo di due artisti diversi per sensibilità e stile ma uniti da un’urgenza che risiede nell’essenzialità delle forme, nel trattamento unico dei materiali.

È Gramiccia a coniare l’espressione “geometria dei sentimenti” in relazione alla cifra e allo sguardo di Ciuffetelli, capace di «coniugare calcolo millimetrico degli spazi e delle forme con un’empatia e una grazia che vengono dal profondo». Un mondo artistico singolare, sempre in bilico tra certezza e incertezza, laddove i punti, le ripetizioni, le linee formano un reticolo intimamente sabotato, un pretesto per ordinare e sparigliare al tempo stesso.

Così, nel solco di un percorso votato alla materia, Ciuffetelli svela il suo personale linguaggio, una visione del mondo che unisce razionalità e immaginazione, tradizione e riscoperta, in un viaggio tra materiali poveri come la carta, il filo, il cellotex, la stoffa, il gesso. Opere come L’ombra del cerchio 4, 5, 6, 7, Circle, L’ombra di un’ellisse raccontano una storia di ordine e caos che si snoda lungo le pareti dell’ex Lavatoio occupato anche dalla narrazione plastica di Di Nozzi, impegnato in un dialogo con le tre dimensioni delle sue sculture, armoniche creazioni in equilibrio di senso.

Quasi un’orografia della materia, celebrazione di curve e riflessi che giocano con la luce e ne riflettono l’essenza, l’arte di questo scultore si iscrive in un “poverismo barocco” che ancora Gramiccia fotografa con efficacia, sottolineandone le suggestioni corotiane, l’indugio su una sinuosità che è propria di chi sa muoversi nello spazio e tra le forme (basti un solo, emblematico esempio, Il Ricordo del Crisantemo).

L’esposizione restituisce così il senso di una compenetrazione di sguardi e anime, laddove materia e spirito si fondono, si confrontano per riflettere sul potere dell’arte, su una visione laterale del mondo. Su ciò che il reale, in fondo, nasconde e insieme svela.

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