La nuova personale di Erik Saglia alla Galleria Thomas Brambilla nasce, in parte, dalla lettura di Cosmotechnics di Yuk Hui, punto di partenza di una riflessione che ha cambiato il modo in cui l’artista pensava ai nuovi lavori in alluminio verniciato e LED.
Il pensiero di Hui, filosofo hongkonghese, è da anni uno dei contributi più originali alla filosofia della tecnologia contemporanea. Attraverso i concetti di “cosmotecnica” e “tecnodiversità”, Hui pensa ad una riconfigurazione del rapporto tra ordine cosmico, ordine morale e attività tecnica. Hui la definisce come una “unificazione del cosmo e del morale attraverso attività tecniche, che siano di artigianato o di creazione artistica.” L’arte, in questa prospettiva, apre alla possibilità che il calcolo razionale non prevede.
È in questa cornice che va letta la scelta di Saglia di portare il LED al centro della propria pratica, non come aggiornamento tecnologico né come concessione allo spirito del tempo. Vale ricordare che Saglia si definisce un pittore, e tale rimane anche in questa nuova produzione. Il passaggio ai nuovi lavori non è un cambio di identità disciplinare, ma un’estensione coerente del pensiero pittorico verso un diverso regime materiale. L’artista stesso è esplicito: “La luce non è solo un effetto, ma un materiale che modifica completamente l’opera.”



Courtesy the artist and Thomas Brambilla. Ph. Gabriele Abruzzese
La terza mostra personale dell’artista alla Galleria Thomas Brambilla di Bergamo (aperta fino al 17 luglio 2026), s’intitola Spaced Out, e, appunto, presenta sette nuove opere in alluminio verniciato e LED. Per comprenderne la portata è necessario ripartire dalla serie Manifesti Satellite, sviluppata nel biennio precedente: vernice spray, nastro in fibra di vetro e resina epossidica su legno. In quei lavori, la griglia modernista non funziona come schema compositivo neutro, ma come campo di tensioni percettive in cui pattern cromatici stratificati producono interferenze, zone di ambiguità, slittamenti ottici.
In Spaced Out quella griglia compie un salto evolutivo e abbandona il supporto bidimensionale. Ma, appunto, è un salto che pensa ancora pittoricamente – nelle relazioni cromatiche, nella gestione del campo visivo, nella logica della stratificazione. I sette nuovi lavori mantengono il vocabolario formale precedente, configurazioni di cerchi sovrapposti, pattern modulari a righe orizzontali e verticali, ma lo traspongono in un piano dove la terza dimensione è spazio fisico reale e dove ogni fase è gestita direttamente dall’artista. Questo dettaglio è decisivo: c’è una coerenza artistica che attraversa e sostiene tutto il progetto concettuale, e che impedisce di leggere questi lavori come semplice esito di una produzione industriale esternalizzata.



Saglia descrive il proprio lavoro in termini che non appartengono al registro narrativo né a quello simbolico: “Cerco di costruire immagini che non siano narrative, ma che funzionino come sistemi. Mi interessa lavorare sulla percezione, su ciò che si vede e su ciò che resta nascosto.” Questa definizione trova una corrispondenza precisa nella riflessione di Hui, che in Art and Cosmotechnics (e-flux, 2021) dedica un capitolo alla fenomenologia del visibile e dell’invisibile come chiave per pensare il rapporto tra arte e tecnologia. Hui analizza come Cézanne si sia distaccato dalla mimesi formale per ritornare al momento originario della genesi percettiva: “presencing and presence – due modi di esistenza. Uno è in costante divenire, mentre l’altro appartiene alla forma.”
È questa tensione, tra presenza stabile e costante divenire, che le opere di Spaced Out mettono in campo. La struttura è rigorosa, la luce LED si irradia oltre i bordi fisici è invece variabile nella percezione, modificando materialmente ciò che è visibile dell’opera in base alla relazione fisica che si stabilisce con essa.
Saglia formula questa logica con precisione: “Le mie opere non raccontano una storia, ma creano una condizione, portando lo spettatore dentro uno spazio che non è mai completamente definito.” Lo spazio funziona come un campo distribuito di tensioni, in cui il visitatore costruisce relazioni temporanee – dinamica che rispecchia direttamente ciò che Saglia intende per “condizione” piuttosto che “narrazione.” In Saglia, la cosmotecnica è questa reinvenzione che avviene attraverso il gesto manuale e l’artigianalità della costruzione, un cortocircuito produttivo tra precisione industriale e presenza corporea dell’artista che è esso stesso una dichiarazione di metodo.
La luce, in questa logica, non è l’elemento che risolve il sistema ma quello che lo mantiene in uno stato di apertura permanente: il suo modificarsi con il movimento dello spettatore garantisce che l’opera non si esaurisca in nessuna visione singola, che non esista una posizione privilegiata da cui il lavoro si “sveli” definitivamente. Spaced Out è una mostra che chiede tempo – non per la difficoltà di penetrazione, ma perché si offre per gradi, guadagnando in densità con la frequentazione. La distinzione tra uno spazio che si abita e uno che si consuma è, in definitiva, la differenza tra un lavoro che “crea una condizione” e uno che produce semplicemente un effetto visivo destinato a esaurirsi nel momento del primo impatto.
Erik Saglia, Spaced Out
Galleria Thomas Brambilla, Via Casalino 25, Bergamo
16 maggio – 17 luglio 2026 | lunedì – venerdì, 14:00–19:00

