ArtVerona 2026
Herakleia
Gijs Van Vaerenbergh, Rovina Inversa, Siris © Roberto Conte

Siris: arte, paesaggio e archeologia ridisegnano Herakleia

Nel cuore della Siritide, dove il paesaggio ionico incontra le stratificazioni della Magna Grecia, il Parco Archeologico di Herakleia diventa teatro di un intervento artistico innovativo di ampia portata.

Un nuovo progetto culturale trasforma il Parco Archeologico di Policoro in un laboratorio di visioni contemporanee. Siris, presentato ufficialmente il 10 novembre, è il nuovo progetto di valorizzazione ideato da STUDIO STUDIO STUDIO, laboratorio interdisciplinare fondato da Edoardo Tresoldi, con la direzione artistica di Antonio Oriente.

Tre opere site-specific – Rovina Inversa del duo belga Gijs Van Vaerenbergh, Chora dell’artista spagnola Selva Aparicio e Arbosonica dell’italiano Max Magaldi, affiancato dai contributi di Claudia Fabris e Daniela Pes – trasformano l’area archeologica in un percorso immersivo capace di tenere insieme passato remoto e sensibilità contemporanea. Il progetto rientra nelle azioni di valorizzazione del Ministero della Cultura finanziate con fondi europei PON FESR 2014-2020 e riguarda la vasta area della Vallata Mediana di Herakleia, dove sorgono il Tempio Arcaico e il Santuario di Demetra, testimonianze oggi percepibili solo a livello di fondazione.

L’obiettivo è ambizioso: fornire al pubblico, anche non specializzato, strumenti inediti per comprendere la storia del sito, mettendo in relazione reperti, paesaggio naturale e interpretazione artistica. Nel paesaggio archeologico, la modernità non deve aggiungere senso, deve rivelare ciò che è già inscritto nella materia, nella discontinuità dei resti, nelle lacune che non possono essere colmate. L’estetica contemporanea diventa un dispositivo di ascolto, un modo di far emergere ciò che non si vede più, ma continua a operare come presenza diffusa perché la rovina è un luogo in cui il tempo non è lineare, è simultaneo, stratificato, sospeso.

L’intervento più spettacolare è firmato dai belgi Gijs Van Vaerenbergh: una struttura metallica alta circa dodici metri che restituisce la parte superiore del Tempio Arcaico, ribaltando il tradizionale processo di decadenza dell’architettura. Invece di uno scheletro che si erode verso il basso, il visitatore si trova davanti l’opposto: un frammento sospeso che sembra sfidare la gravità. L’opera, realizzata con materiali industriali e tecniche sperimentali, intreccia rigore geometrico e irregolarità volumetriche, creando scenari visivi che cambiano a seconda della prospettiva. Un landmark contemporaneo che reinterpreta la rovina come dispositivo culturale: fragile e imponente allo stesso tempo, iconica e perturbante.

Nel Bosco Sacro, Selva Aparicio accoglie il visitatore con sette edicole votive disseminate lungo il sentiero che conduce al Santuario di Demetra. Le sculture, realizzate tramite rilievi botanici di piante raccolte sul posto, mappano la vegetazione e la inglobano, trasformando la natura stessa nel soggetto della devozione. Le edicole funzionano come piccole soglie narrative: cornici che racchiudono il paesaggio e lo trasformano in oggetto di contemplazione. Al culmine del percorso, un’edicola più grande ospita un elemento bronzeo sospeso, evocazione della presenza-assenza della dea. Un’interpretazione attuale dei culti demetriaci che invita a riflettere sul nostro rapporto con l’ambiente e con gli antichi rituali della fertilità.

Con Arbosonica, Max Magaldi introduce nel Parco una dimensione sonora che si attiva tramite un’APP geolocalizzata e l’uso di cuffie. Il risultato è un attraversamento percettivo in cui i suoni reali – vento, foglie, acqua – si mescolano con le composizioni originali di Magaldi e con i testi poetici di Claudia Fabris, intrecciati alla voce stratificata ed evocativa di Daniela Pes. La sonorizzazione non copre l’ambiente: lo amplifica, lo riscrive, lo rende narrante mentre il mito di Demetra e Persefone diventa matrice simbolica per un’esperienza che unisce storia e natura. Il progetto è stato inoltre affiancato da un laboratorio per i bambini della scuola “Lorenzo Milani” di Policoro, trasformando l’opera in un ponte tra arte contemporanea e comunità locale.

Siris si inserisce nel più ampio disegno dell’Ecomuseo Archeologico di Herakleia, concepito per riconnettere i resti del territorio con il vicino Museo della Siritide e con la storia delle colonizzazioni greche del VII secolo a.C. Le opere sono reversibili, non invasive, progettate per dialogare con il paesaggio senza alterarne la struttura in un equilibrio complesso tra visione artistica, tutela archeologica e narrazione pubblica. A completare il progetto, il film-documentario di Giovanni Troilo, che segue gli artisti dalle prime residenze artistiche del 2021 fino all’inaugurazione con immagini che raccontano sopralluoghi, workshop, rituali lucani come il “Maggio di Accettura”, processi tecnici, confronti, prove, scoperte.

Herakleia torna a essere così ciò che è sempre stata: un territorio di stratificazioni e passaggi, un luogo dove il passato cambia prospettiva e il mito si intreccia con i linguaggi contemporanei generando un tempo sospeso, quello che Marc Augé definiva “puro”, impossibile da datare eppure capace di emergere, per un attimo, davanti ai nostri occhi.

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