Castelbasso - Progetto Genesi
Selvatica, ph Marco Canova

Selvatica 2026: a Biella un dialogo tra arte, fotografia e natura

Dal 25 aprile al 19 luglio 2026 il Polo Culturale di Biella Piazzo torna a ospitare Selvatica – Arte e Natura in Festival, la manifestazione biennale dedicata al rapporto tra linguaggi artistici, ambiente e ricerca scientifica. Giunta alla sua undicesima edizione, la rassegna conferma la propria vocazione interdisciplinare trasformando gli spazi storici di Palazzo Gromo Losa e Palazzo Ferrero in un articolato percorso espositivo che intreccia arte, fotografia, scultura e divulgazione naturalistica.

Il festival, ideato da Fondazione Cassa di Risparmio di Biella insieme a E20Progetti e Palazzo Gromo Losa Srl, prende forma a partire da un’urgenza sempre più centrale nel dibattito contemporaneo, la necessità di ripensare il rapporto tra uomo e ambiente attraverso strumenti culturali in grado di coniugare sensibilità estetica e consapevolezza ecologica. Cuore dell’edizione 2026 è Audubon. Il grande racconto della natura, la prima grande mostra italiana dedicata a John James Audubon, figura fondamentale della storia dell’illustrazione naturalistica. Nato alla fine del Settecento nella colonia francese di Santo Domingo, l’attuale Haiti, Audubon è celebre soprattutto per The Birds of America, monumentale opera editoriale che raccoglie centinaia di tavole dedicate agli uccelli del continente americano. In mostra a Biella un nucleo di quaranta opere che restituisce la straordinaria capacità dell’artista di fondere precisione scientifica e potenza visiva. Le sue immagini non si limitano infatti alla mera catalogazione naturalistica. Trasformano piuttosto gli animali in presenze teatrali, dinamiche, monumentali. Gli uccelli raffigurati sembrano animare la superficie del foglio con posture drammatiche e composizioni che ancora oggi conservano una sorprendente modernità.

La mostra, curata da Lorenza Salamon, mette inoltre in dialogo le tavole di Audubon con le sculture di Alice Zanin, artista reduce dall’esperienza espositiva di Palazzo Citterio a Milano. Le opere, create appositamente in occasione di Selvatica, sviluppano un confronto diretto con l’immaginario del naturalista americano. Uccelli realizzati in carta e bronzo abitano gli spazi espositivi come apparizioni fragili e silenziose, estensioni tridimensionali delle tavole ottocentesche. Questo dialogo tra passato e contemporaneità rappresenta uno degli aspetti più interessanti della manifestazione Selvatica, dove i curatori sono stati in grado di costruire una narrazione celebrativa della natura ma, al contempo, hanno fatto in modo che la mostra permettesse ai visitatori di riflettere sul modo in cui paesaggio e mondo animale continuano a essere osservati, rappresentati e interpretati attraverso sensibilità differenti.

La sezione fotografica, curata da Fabrizio Lava, amplia ulteriormente questo sguardo. Tra gli appuntamenti principali figura Poesia per la natura di Zheng Xiaolin, un corpus di immagini in bianco e nero che restituisce una visione contemplativa del mondo naturale. Le fotografie, sviluppate nel corso di dieci anni di viaggi e ricerca, si distinguono per l’uso di tonalità morbide e composizioni essenziali che trasformano animali e paesaggi in presenze sospese, quasi astratte. Accanto a questa ricerca più lirica trova spazio anche la dimensione internazionale della fotografia naturalistica contemporanea grazie a una selezione delle immagini vincitrici del concorso tedesco Glanzlichter, tra i più importanti premi europei dedicati al genere. L’edizione 2025 ha raccolto circa 23.000 fotografie provenienti da 36 Paesi, confermando la crescente centralità della fotografia ambientale come strumento di documentazione ma anche di sensibilizzazione collettiva.

Selvatica dedica inoltre ampio spazio ai giovani artisti e alla produzione emergente. Le opere di Geremia Cerri e Anna Roberti, vincitori e finalisti del concorso Be Natural/Be Wild, testimoniano la volontà del festival di sostenere nuove pratiche artistiche capaci di confrontarsi con i temi ambientali senza rinunciare alla sperimentazione linguistica. Particolarmente significativa è anche l’installazione The Sociable Waver. A matter that questions di Michela Cavagna, realizzata in collaborazione con Emiliano Battistini. Collocata nei giardini di Palazzo Gromo Losa, nell’opera vengono utilizzati feltro di scarto e cor-ten per sviluppare una riflessione sul tema della coabitazione e sull’alienazione dello spazio urbano contemporaneo. La scultura prende ispirazione dagli enormi nidi collettivi costruiti dai cosiddetti “sociable weaver”, uccelli africani che vivono in strutture condivise, suggerendo un parallelo con le fragilità dell’abitare umano. Il rapporto tra arte e divulgazione scientifica emerge infine nella mostra Alieni – La conquista dell’Italia da parte di piante e animali introdotti dall’uomo, curata da Francesco Tomasinelli e Raffaella Fiore con la supervisione dell’Università degli Studi dell’Insubria. Il progetto affronta il tema delle specie invasive e delle trasformazioni ambientali generate dall’intervento umano, portando all’interno del festival questioni centrali nel dibattito ecologico contemporaneo.

Con la sua undicesima edizione, Selvatica conferma dunque la propria identità come piattaforma culturale capace di mettere in relazione estetica, ricerca e consapevolezza ambientale. Un festival che utilizza il linguaggio delle immagini per interrogare il presente e proporre nuove forme di attenzione verso il paesaggio e le sue trasformazioni.

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