ArtVerona 2026
Installation view Prampolini/Burri - Della Materia. Vedute delle sale del LAC di Lugano

Prampolini / Burri. Della materia

Fino a domenica 11 gennaio, è possibile visitare al LAC Arte e Cultura di Lugano, la bi-personale dedicata a Enrico Prampolini e Alberto Burri. Qui il pezzo di Marta Michelacci pubblicato su Segno 303.

La Collezione Giancarlo e Danna Olgiati propone un nuovo appuntamento, a cura di Gabriella Belli e Bruno Corà, in collaborazione con la Fondazione Burri di Città di Castello, con opere di straordinaria portata di Enrico Prampolini (Modena, 1984 – Roma, 1956) e Alberto Burri (Città di Castello, 1915 – Nizza, 1995). Dopo le mostre dedicate a Balla Dorazio, nel 2023, a Yves Klein e Arman nel 2024, l’ultima, inaugurata a Lugano, presenta 50 capolavori provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private evidenziando possibili punti di contatto o di collisione tra i due. L’allestimento, a cura di Mario Botta, come nelle altre due mostre, ha saputo valorizzare ciascuna opera nella sua specificità con interventi di grande impatto visivo. La figura di Prampolini emerge per la predisposizione alla ricerca sui materiali e le anticipazioni rispetto alla nascita del Dada. In mostra, i termini della sua ricerca si fanno particolarmente evidenti in un’opera come Béguinage, del 1914, che presentò alla mostra dei futuristi. Pur essendo un uomo dell’Ottocento, Prampolini quando nel 1925 si trasferì a Parigi, dove rimarrà fino al ’37, entrò in contatto con Der Blaue Reiter e afferrò stimoli, visioni, sguardi ovunque fino all’idealismo cosmico (geometrie e forme organiche), usando la plastica, dipinti d’argento, materiali assolutamente innovativi, andando oltre il cubofuturismo di Boccioni e Severini. La stagione dei polimaterici, sabbia, plastica, soggiace all’idea che tutto abbia un significato simbolico, metaforico, che sta sotto l’idea della conquista dello spazio. In questo mondo organico c’è un tema di rarefazione formale e con la composizione Zolfo e cobalto del ’55, tutto è completamente materia. È stato il primo artista che ha avuto il coraggio di girare l’Europa dove era possibile sentir suonare tutti gli elementi innovativi della tradizione europea. Burri è molto lontano da Prampolini ma il tema è comune: uso di materiali anomali che è un punto fondamentale dell’arte del Novecento, anticipato da Picasso tra il 1911/12, che ha fatto la storia del XX secolo e dell’arte contemporanea.

Burri aveva un senso immediato della realtà che deve alla sua Città natale, Città di Castello, la terra di Piero della Francesca, ma anche di Giotto, di Michelangelo; usando la materia come pittura, con le combustioni, con la plastica, attraverso l’uso del cellotex, ci appare per la sua unicità. Venne subito invitato fuori dall’Italia. Quando si vedono insieme i due cantano: un inno alla materia che distingue l’arte italiana da tutta l’arte del mondo. Per quanto riguarda la materia non possiamo dimenticare che un contributo per entrambi viene dal futurismo (ricostruzione futurista dell’Universo). Il futurismo è una radice ancora viva, tutta l’arte performativa viene dal futurismo (le serate futuriste erano happenings). Per Burri, in certo modo, il dramma è congenito. Rimane nel campo di prigionia in Texas tre anni, subisce mortificazioni pesanti, ma è consapevole di essere erede di una grande cultura, quella italiana. Quando torna decide di non fare più il medico ma di dedicarsi alla pittura, una pittura con un fondamento ontologico, un fatto concreto. Dopo un viaggio a Parigi passa dalla rappresentazione alla lingua della materia. A Parigi aveva certamente visto i dadaisti, ma anche Dubuffet e Fautrier, pur rielaborando tutto questo secondo una sua modalità. In conclusione, si tratta di una mostra che si muove sul territorio della memoria. L’arte sorge come forma di attività umana che può redimere tutta la negatività, come ha detto Mario Botta nella conferenza stampa di apertura: “Noi siamo orfani di bellezza, di coraggio, di un modo di pensare che ci fa essere uomini oggi sulla terra”. In occasione della mostra è stato pubblicato un catalogo bilingue (italiano-inglese) edito da Mousse Publishing con un’introduzione di Giancarlo e Danna Olgiati, i saggi storico-critico-scientifici di Gabriella Belli e Bruno Corà, una conversazione tra Gabriella Belli e Mario Botta, nonché gli apparati bio-bibliografici e le schede delle opere.

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