ArtVerona 2026

Al di là della forma | Riccardo Angelini al Centro Studi Osvaldo Licini

Il Centro Studi Osvaldo Licini di Monte Vidon Corrado (FM), diretto da Daniela Simoni, dedica a Riccardo Angelini un’ampia mostra antologica, curata da Stefano Bracalente, inaugurata il 20 dicembre 2025 e visitabile fino al 22 febbraio 2026.

«Je ne peins pas l’être, je peins le passage»
è una delle formulazioni più limpide del pensiero di Michel de Montaigne, che compare negli Essais (De l’exercitation, II, 6). Con questa dichiarazione antidogmatica, antisistematica, radicalmente moderna, Riccardo Angelini apre la sua prima antologica, esprimendo la necessità di affermare che solo ciò che muta è conoscibile; la forma, se esiste, è sempre provvisoria.

Il Centro Studi accoglie Riccardo Angelini un artista che, come Osvaldo Licini, conosce l’esperienza del decentramento, della distanza dai nuclei egemonici, del ritorno alla provincia non come ripiegamento ma come scelta di radicalità. Questa mostra propone un’indagine sulla trasformazione artistica di Riccardo Angelini come pratica di disidentificazione.

Il titolo, Al di là della forma, non allude a una fuga nell’informe, ma a un problema classico della filosofia occidentale: che cosa accade quando la μορφή (morphḗ) smette di garantire senso?
Angelini lavora su questo crinale. La forma è sempre il punto di partenza, mai quello di arrivo. Attraverso pratiche di abrasione e dissoluzione, l’artista mette in scena un processo che richiama tanto l’alchimia quanto una fenomenologia negativa dell’immagine. In termini heideggeriani, la forma viene “consumata” affinché l’opera possa dischiudere un campo di verità non oggettivabile. Qui la pittura non rappresenta un contenuto, ma è essa stessa evento, che agisce sulla materia e diventa il luogo in cui il visibile si espone alla propria impermanenza.

L’itinerario espositivo è costruito come un dispositivo di soglie. La prima sala raccoglie le origini: fotodinamiche, lavori sul segno, carte parigine tra grafite e automatismo, in cui si esplorano la percezione, il gesto, la possibilità che l’immagine emerga senza essere pienamente voluta. L’automatismo non è surrealista in senso ortodosso, ma strumento di sospensione dell’io.


Nella seconda sala il linguaggio muta di statuto. La ricerca prende avvio dal dolore sordo dell’artista, assunto non come trauma da rappresentare, ma come materia da trasmutare attraverso il pensiero antroposofico. Nella visione di Rudolf Steiner, l’arte è manifestazione dell’individualità spirituale e luogo di connessione tra il visibile e l’invisibile. Angelini fa propria questa prospettiva come fondamento operativo, strutturando la sua indagine attorno ai tre segni dell’esistenza: Anicca, l’impermanenza, resa attraverso pigmenti naturali (clorofilla, cellulosa, estratti lignei); Dukkha, la sofferenza, inscritta nel rosso carminio della cocciniglia; Anattā, il non-sé, evocato mediante l’intervento diretto della scrittura automatica, intesa come traccia energetica e dislocazione dell’identità. Pigmenti organici, polveri naturali, acque vive del fiume Aso e dell’Adriatico entrano nel processo come agenti autonomi. La pittura accetta il tempo, l’ossidazione, la perdita. È qui che i “tre segni dell’esistenza” cessano di essere concetti e diventano condizioni operative. La forma non dura, il sé non si stabilizza, la sofferenza non è tematizzata, ma inscritta nella materia.

L’opera del ciclo Retaggi Lunari, posta in chiusura, non conclude, ma apre lo sguardo verso la figura dell’Androgino, che Angelini convoca esplicitamente e che va letta non in chiave iconografica ma ontologica. 

Nel Simposio di Platone, la figura dell’Androgino compare nel celebre discorso di Aristofane ed è tutt’altro che un mito ornamentale, è una teoria dell’umano secondo cui, in origine, l’essere apparteneva a tre generi: maschile, femminile e androgino; quest’ultimo, completo e potente, univa in sé i due principi ed era figlio della Luna, astro intermedio, partecipe del Sole e della Terra. La scissione inflitta da Zeus segna l’inizio di una mancanza strutturale per cui l’uomo non è più intero, non coincide più con sé stesso.
Da questa frattura nasce Eros, concepito non come desiderio contingente, ma come tensione verso ciò che è stato perduto. L’Androgino diviene così memoria della perdita originaria e figura epistemologica: conoscere, come amare, significa riconoscere la propria incompiutezza.

Questo archetipo della tensione tra opposti si configura inRetaggi Lunari come il punto di maggiore consapevolezza della pratica di Angelini, non come superamento dei cicli precedenti, ma come la loro messa in risonanza critica. Ancor prima attraversa la riflessione artistica novecentesca, che trova in Osvaldo Licini uno dei suoi interpreti più radicali e consapevoli, capace di unire maschile/femminile, sacro/profano, brutale/angelico, rappresentando l’essere umano completo, superiore alla divisione binaria di genere. Una visione che emerge chiaramente nelle sue teorie giovanili e si manifesta nelle iconografie degli Angeli, spesso ambigui e ibridi, che fondono il «bruto» e l’«angelo» in un’unica dimensione spirituale e sensuale, come suggerito dalla recente mostra Erotismo Sacro. Le Croci Viventi di Osvaldo Licini, inaugurata il 30 novembre 2025, a cura di Stefano Bracalente, che negli spazi della Casa Museo, con maestria e competenza, ha articolato un percorso tra l’eros e il sacro nell’immaginario mitico dell’artista.

Al di là della forma non consegna allo sguardo un sistema, non chiede di comprendere, né vuole dare risposte, bensì suggerisce di sostare nella soglia, là dove la forma perde il proprio privilegio e l’opera si espone come processo, ferita, passaggio. In questo senso la ricerca di Angelini intercetta una frase che Licini scrive in una lettera del 24 marzo 1943 a Giuseppe Marchiori: «Ma che cosa è l’uomo? Mi rincresce, ma nemmeno Nietzsche ha saputo rispondere a questa domanda.» 

AL DI LÀ DELLA FORMA | Riccardo Angelini
a cura di Stefano Bracalente
Monte Vidon Corrado
Casa Museo Osvaldo Licini
20 dicembre 2025 – 22 febbraio 2026

Orari apertura mostra:
sabato e domenica, dalle 16 alle 19.

Contatti e Info
tel. +39 334 927 6790 – +39 0734 759348 int. 6
email: centrostudiosvaldolicini@gmail.com
centrostudiosvaldolicini.it

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