Stickerland è un progetto che raccoglie il momento più maturo della ricerca di Pitmarels e porta negli spazi della galleria un linguaggio costruito attorno alla trasformazione di un materiale comune in una superficie complessa e stratificata. Al centro del lavoro di Pitmarels si trova la tecnica dello Sticking Detach, ideata e sviluppata dall’artista, attraverso cui lo sticker perde la propria funzione originaria per diventare elemento compositivo dell’opera. Nato come oggetto seriale, pensato per attirare l’attenzione del consumatore e diffondersi rapidamente nello spazio quotidiano, l’adesivo viene isolato dal suo contesto e acquisisce una nuova identità visiva. “Lo sticker diventa il mio pennello, il mio colore, la mia tela”, racconta l’artista, sintetizzando una pratica in cui la materia stessa dell’opera coincide con il suo linguaggio.


La ricerca di Pitmarels si concentra sul rapporto tra ciò che appare e ciò che si nasconde dietro l’immagine. Le opere in mostra giocano infatti su una continua variazione della percezione. Osservate da lontano restituiscono immagini compatte, vicine alla tradizione pittorica, con composizioni immediatamente riconoscibili e una forte presenza cromatica. Avvicinandosi alla superficie, però, l’immagine si frammenta e rivela la presenza di migliaia di adesivi sovrapposti, piccoli elementi che costruiscono lentamente la struttura complessiva dell’opera. È proprio in questo movimento dello sguardo, tra visione d’insieme e attenzione al dettaglio, che emerge uno dei temi centrali della ricerca dell’artista, quello della falsa apparenza. L’immagine che inizialmente sembra semplice e immediata si rivela il risultato di un processo lungo e meticoloso, fatto di accumuli, combinazioni cromatiche e relazioni nascoste. Ogni opera diventa così un esercizio sulla percezione, invitando l’osservatore a modificare continuamente la propria posizione davanti all’immagine.


Con Stickerland, Pitmarels amplia inoltre il dialogo con la storia dell’arte e con la cultura visiva contemporanea. La serialità dello sticker, legata al mondo della produzione industriale e del consumo, entra in relazione con una tradizione artistica che ha sempre indagato il valore della materia, del colore e della riproduzione. L’artista parte da un oggetto riconoscibile e quotidiano per costruire immagini che si collocano in una zona intermedia tra pop culture, pittura e ricerca concettuale. All’interno del percorso espositivo vengono presentati anche i Mypantone, lavori che mostrano la struttura cromatica alla base delle composizioni di Pitmarels. Queste opere portano in primo piano elementi che normalmente rimangono nascosti nel processo creativo, gli adesivi che costituiscono la tavolozza dell’artista vengono isolati e trasformati in composizioni autonome. Il colore diventa il punto di partenza della costruzione dell’immagine, rivelando il lavoro di progettazione che precede la forma finale.

Tra le opere esposte trova spazio anche la prima scultura realizzata dall’artista, nella quale l’iconografia della Santa Teresa del Bernini viene reinterpretata attraverso il linguaggio dello sticker. Il riferimento alla celebre opera barocca si intreccia con un’immagine appartenente alla cultura popolare, una delle prime creazioni di Pitmarels, dedicata al volto di Meg Ryan nella scena del finto orgasmo del film Harry ti presento Sally. Un incontro tra cinema, storia dell’arte e immaginario collettivo che amplia ulteriormente il campo della sua ricerca. Un esempio di come Pitmarels, attraverso la propria originale tecnica compositiva, trasformi un materiale ordinario in uno strumento di riflessione sull’immagine contemporanea.
In Stickerland ogni superficie diventa un archivio di segni, colori e riferimenti. Tutte le opere in mostra costruiscono un sistema aperto di significati in cui ogni osservatore è invitato a scoprirne di nuovi. La distanza rivela l’immagine, la vicinanza ne svela la struttura. Ed è proprio in questo continuo passaggio tra visibile e nascosto che prende forma la ricerca di Pitmarels.

