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Paul Fabozzi
Paul Fabozzi a lavoro nel suo studio di arte di Long Island @Michael Marfione

Paul Fabozzi

Fino al 18 marzo 2026, al Project: ARTspace di Manhattan, Paul Fabozzi presenta la sua mostra personale Reflection Point

«Vedere qualcosa in modi costantemente nuovi, significa rinnovarlo e moltiplicarlo». Paul Fabozzi cita Fernando Pessoa per racchiudere il cuore della sua nuova mostra Reflection Point. Per l’artista italo-americano, l’esperienza dello spazio non è mai neutra. Questa costituisce un processo di presenza, assenza e riappropriazione, dove ogni gesto e ogni immagine diventano strumenti di consapevolezza. Reflection Point nasce da tale filosofia: la necessità di contemplare il mondo non come dato statico, ma come flusso di percezioni in continuo mutamento.

La galleria Project: ARTspace, consolidata piattaforma espositiva, è organizzata da Michelle Weinberg e Leslie Kerby, mentre la curatela è affidata allo stesso artista. L’esposizione propone dipinti e opere su carta che prendono avvio dall’osservazione dello stesso Fabozzi dei luoghi del Museum of Modern Art. In questo contesto globale la luce, le prospettive e le superfici diventano punti di partenza per indagare il rapporto tra esperienza fisica, memoria e percezione.

«Il mio processo creativo nasce da esperienze episodiche di consapevolezza all’interno dello spazio architettonico – spiega Fabozzi -. Corpo, collocazione, temporalità, geometria e mutamento si intrecciano per trasformare l’osservazione in un atto consapevole. Le immagini che produco non rivendicano un punto finale ma generano nuove immagini, inedite relazioni con il mondo, altre chance di connessione con lo spazio e il tempo». Le opere alternano campiture leggere e trasparenti a zone materiche e dense, in un dialogo costante tra gesto artistico e percezione. In questo spazio «esistenziale», colore, linea e composizione generano riflessione attiva.

Paul Fabozzi, MoMA #2 a, b, c olio su tela Ciascuna immagine, 102 x 76 cm, 2023

Il legame di Fabozzi con l’Italia si fa sentire in Reflection Point attraverso l’esperienza della mostra Passaggi d’ombra, realizzata nell’estate 2025 a Lucera, in Puglia. Durante la residenza artistica della primavera 2024, Fabozzi ha camminato tra le strade collinari della città che fu illuminata nel Medioevo da Federico II, osservando ombre e luci che modellavano gli edifici antichi e raccontavano stratificazioni storiche. Le fotografie di questi momenti sono state elaborate in studio, tradotte in opere su carta e pigmenti d’archivio, in un dialogo con l’incisore Salvatore Lovaglio che ha combinato grafica contemporanea e tecniche tradizionali italiane. Il risultato è un lavoro che unisce memoria, luce e materia, America e Puglia, e che proietta l’esperienza italiana nel contesto internazionale della sua ricerca.

Reflection Point esplora il concetto di spazio come campo operativo dell’esperienza visiva. Fabozzi parte dalla fotografia come strumento di osservazione, trasformando ogni immagine attraverso stratificazioni, riempimenti e sottrazioni, creando composizioni in cui la percezione diventa un processo dinamico. Il MoMA, con le sue geometrie complesse, i parapetti di vetro e le passerelle sovrapposte, diventa un laboratorio di prospettive e relazioni: ogni movimento dello spettatore o dell’artista genera nuove configurazioni, nuove possibilità di lettura e di immersione.

Paul Fabozzi è nato nel 1965 ad Amsterdam, nello stato di New York, un borgo industriale lungo il Canale Erie, storicamente abitato da generazioni di italoamericani. Le stesse radici (a Sud) albergano in Fabozzi, le cui opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in tutto il mondo e hanno trovato spazio in mostre a New York, Filadelfia, San Francisco, Roma e Busan. Professore di Belle Arti e presidente del Dipartimento di Arte e Design alla St. John’s University, Fabozzi coniuga ricerca accademica e pratica artistica, sviluppando una visione in cui lo spazio architettonico, la luce e il tempo diventano materiali espressivi.

Reflection Point invita a osservare non solo ciò che è visibile, ma anche quanto esiste nel passaggio, nell’intervallo, nel punto di riflessione. Ogni opera diventa un’occasione per stabilire connessioni con il mondo fisico, per comprendere come la costruzione dell’immagine contribuisca alla percezione consapevole. Con questa mostra, Fabozzi consolida il suo ruolo di ponte tra le dimensioni internazionali e italiane, tra coscienza sensoriale e riflessione artistica, tra luce e materia, tra memoria e presente.

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