Castelbasso - Progetto Genesi
Roberto Ciroli
Roberto Ciroli, Fuga scomposta dall’antropofago ciclope contorno, 2025 - installazione cartapesta cotta, filo

Panico Ciclopico, Roberto Ciroli

Panico Ciclopico è il titolo dell’esposizione personale di Roberto Ciroli, a cura di Anna Lisa Ghirardi, inserita nel contesto del Progetto InTessere, e visibile fino al 18 Ottobre 2025 alla Galleria-Studio d’Arte Artequarantuno a Salò in provincia di Brescia.

Conoscere le creazioni di Roberto Ciroli significa sapere che la visione di una sua esposizione presupporrà una coinvolgente esperienza emozionale dove vista, mente e corpo saranno travolti contemporaneamente nell’intenzione non risolutiva dell’artista – che è tale perché l’opera sfugge a ogni volontà – ma principio da cui partire per integrare la creazione attraverso gli sguardi di chi la potrà osservare dal suo interno. Panico Ciclopico è costituita da lavori esposti in anteprima, concepiti e creati durante il 2025 “su misura”, per essere perfettamente integrati all’interno dello spazio espositivo Artequarantuno. R. Ciroli presenta due installazioni con più di quaranta sculture e due cicli di disegni, per un’indagine sulla profondità del panico ancestrale e della paura, in un intreccio di mitologia, ironia e introspezione. 

Un’esperienza artistica che si addentra nell’esplorazione della fragilità della vita e della vulnerabilità umana, offrendo una riflessione sul mistero dell’esistenza di fronte al quale è possibile decidere se rimanere immobili o danzare. La scelta del titolo Panico Ciclopico corrisponde all’unione del sostantivo panico – riferito al senso d’improvvisa forte ansia e paura di fronte ad una situazione sconvolgente e inaspettata, che determina uno stato di confusione ideomotoria e conseguenti comportamenti irrazionali – all’aggettivo ciclopico – con riferimento al ciclope, il gigante primitivo figura della mitologia greca, in questo caso con un’unico organo visivo – per attribuire all’irrazionalità del panico incontrollabile, una grandezza gigantesca capace di vincere su ogni cosa.  

Nell’installazione Fuga scomposta dall’antropofago ciclope contorno, trentatrè personaggi di cartapesta cotta e ferro sono sorretti e collegati tra loro da fili tesi di colore Rosso che attorcigliano i corpi e li percorrono creando un’alta tensione. Essi reagiscono all’apparizione del minaccioso ciclope che erompe nello spazio, con la stessa forza di un’esplosione a causa della quale tutti i presenti si mettono in moto. L’azione, che è reazione al terrore di poter essere catturati e divorati, spinge tutti a cercare una qualsiasi via di fuga per mettersi in salvo. Poco importa se del mostruoso essere di gigantesca statura compaia solo il contorno e l’occhio, poiché ciò che atterrisce gli astanti è lo stabilire con quell’unico organo della vista, una relazione che li radica nel proprio senso creaturale per una salvezza morale.

Quell’occhio che tutto vede e registra si posa su ogni singolo personaggio, sia esso affetto da sensibile obbedienza e autentica disponibilità verso l’altro, imparziale e disinteressata, istintuale o rispettosa di una legge morale che sgorga dal cuore, oppure su chi avrebbe potuto sovrastare persino l’enorme forza del ciclope, per determinazione, carattere, spietatezza, saggezza, indifferente alla scelta dei mezzi utilizzati per raggiungere i propri scopi elaborati da un cervello fertile di idee sottili e ardite. Gli esseri sospesi di R. Ciroli strutturano lo spazio e sono intercettati dallo sguardo del ciclope che rileva la loro presenza fissandola in una sospensione perenne. 

Nell’installazione Danza macabra sospesa, incartapesta cotta, ferro, acrilico e nylon, R. Ciroli mette in scena il “mito” ancestrale di un tempo in cui la morte – intesa come entità reale – seppur temuta, a volte odiata, respinta ma ineludibile, era parte integrante della vita umana. Danza macabra, tema iconografico tardo medievale di una danza tra umani e scheletri, viene reinterpretata dall’artista in una morte ironica dove anche il ballo condiviso tra corpi vivi e morti si trasforma. Tutti gli esseri umani, diversi per età, sesso, condizioni economiche e sociali, accompagnati da uno scheletro, avanzano in una danza senza tregua. La danza dei vivi accanto all’emblema della morte, per volere della rappresentazione, la dissimula, la sdrammatizza, ne edulcora la paura e la macabra ineluttabilità, attenuando il senso di angoscia del suo pensiero. L’installazione Danza macabra sospesa è accompagnata da sette disegni dal titolo Danza macabra in slippini poco raccomandabile. 

La morte è l’eventualità più ovvia nell’esperienza esistenziale dell’essere umano,e tale ovvietà costituisce per l’umanità la paura più grande, essa stessa generatrice di tutte le altre paure. Ed è proprio l’assoluta consapevolezza della sua inevitabilità che la rende temibile. Tuttavia per esorcizzarne il timore ci si può consolare anche con il ricordo di una celebre affermazione tratta da una poesia di Totò (Napoli, Campania, Italia, 15 Febbraio 1898 – Roma, Lazio, Italia, 15 Aprile 1967) ‘A livella: «’A morte ‘o ssaje ched”e? è una livella.» citata nel testo in Catalogo da Anna Lisa Ghirardi. Scrive la curatrice: «La Danza macabra porta con sé anche una sorta di giustizia sociale: ricorda che quando la morte giunge, non importa chi sei, non contano titoli sociali, ricchezza, età, bellezza… davanti al “tristo mietitore” tutti siamo uguali.»

Infatti l’episodio raccontato nel testo della poesia più amata di Totò, evidenzia l’acuta ironia espressa dalla profonda riflessione sul ridicolo della condizione umana con cui l’attore non risparmiava nessuno, utilizzando la sua “finzione” come strumento di contestazione e di critica sociale: di fronte alla morte siamo tutti uguali. William Adolphe Bouguereau scrisse di suo pugno un’annotazione in un disegno preparatorio dell’opera Uguaglianza davanti alla morte (1848, olio su tela, Al. 141 x La. 269 cm. Musée d’Orsay, Parigi). «Uguaglianza. Nel momento in cui l’angelo della morte stenderà sopra di voi il suo lenzuolo funebre, la vostra vita non sarà servita a nulla se non sarete stati capaci di compiere il bene sulla terra.» 

Della morte R. Ciroli non presenta la tragicità ma crea un’architettura composta da esseri silenziosi nei quali chi osserva può perdersi, tale è la sensazione di vastità che offrono, come se il tempo di osservazione contribuisse a creare l’opera insieme al gesto dell’artista. Di grande interesse trovo sia un pensiero dello scrittore Valerio Magrelli (Roma, Lazio, Italia, 10 Gennaio 1957): «Ho spesso immaginato che gli sguardi sopravvivano all’atto del vedere come fossero aste. – Tragitti misurati – lance in una battaglia. Allora penso che dentro una stanza appena abbandonata simili tratti debbano restare per qualche tempo sospesi e incrociati nell’equilibrio del loro disegno, intatti e sovrapposti come legni dello shangai.». Ed è lasensazione che emerge osservando le installazioni di R. Ciroli, esperienze immersive che offrono l’opportunità di porsi in sintonia con le proprie emozioni e riflessioni, perché la ricerca opera sulle condizioni in cui chi guarda percepisce ed esperisce le sculture. Inevitabile sarà, abbandonato lo spazio in cui sono state parte del presente, rimanere per sempre nei ricordi di chi le ha potute ammirare.

Nel ciclo di disegni Danza macabra in slippini poco raccomandabile, la morte (Lei) indossa una corona color Oro, le mutande, ed è armata della stessa arma di cui è armato Eros: un arco con faretra e frecce. Eros e Thanatos si manifestano simbolicamente in una stessa figura come espressione della natura ciclica del tutto, l’eternità, la rigenerazione continua, poiché ogni fine consegna al mondo un nuovo inizio. Mark Rothko, pseudonimo di Markus Yakovlevich Rothkowitz (Daugavpils, Lettonia, 25 Settembre 1903 – New York, USA, 25 Febbraio 1970), dichiarò che l’unica cosa seria – l’unica cosa, cioè di cui l’arte dovrebbe occuparsi – è la morte. 

Ogni disegno presenta un personaggio in mutande, già trafitto dallo strale della morte, mentre viene da “Lei” stessa accompagnato in un luogo rivelato dall’unione delle sillabe a lettere capitali presenti in cima ai fogli. Scopriamo siano diretti nella terra a noi ancora sconosciuta, la TER RA IN CO GNI TA. Un’indicazione precisa dell’autore a quelle terre perdute, nascoste, situate al centro del pianeta o inabissate tra i flutti degli oceani: luoghi sognati o promessi, smarriti e ritrovati. Il riferimento a questi luoghi narrativi e mitografici che ritroviamo nei secoli, e come alcune immagini archetipiche ritornino attraverso i secoli della storia dell’arte in contesti differenti, è quello di un luogo lontano, difficilmente accessibile da raggiungere ma soprattutto dal quale poter ritornare superando le tentazioni e le insidie del cammino. La ricerca della TER RA IN CO GNI TA corrisponde all’esplorazione della nostra interiorità, della parte “nobile” di ognuno, che trascenda le più accessibili possibilità concesse dall’esistenza terrena e aspiri al superamento della materialità che affligge la natura umana. R. Ciroli racconta una fuga e una teoria attraverso un’operazione intellettuale con una tecnica immediatamente riconoscibile di personaggi fissati come in un fermo immagine, bloccati in un’azione emozionale. Questi corpi sospesi sono stati mirabilmente sorretti da fili perfettamente calibrati, essi reggono le sculture rendendo dinamico lo spazio; conclusa l’installazione, all’artista non rimarrà che attendere l’ingresso delle sue creature negli sguardi, per contaminare con il corpo ogni profondità umana e trasformarsi in altro.

Chi è Roberto Ciroli
Roberto Ciroli nasce a Brescia nel 1969. 
Nel 1994 si diploma in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. 
Già dagli ultimi anni di studio partecipa a mostre collettive, presentando opere in cui la natura umana, osservata attraverso un filtro ironico, viene deformata in sculture grottesche  – dai titoli sarcastici ed evocativi – calate in una realtà onirica. Queste figure, sempre in equilibrio precario, diventano il modulo espressivo attorno al quale, in seguito, si svilupperanno anche le sue installazioni e i progetti site specific. 
Nel 1993 vince il Premio Moretto Città di Brescia – sezione scultura. 
Nel 2000 è selezionato tra i dodici artisti chiamati a illustrare il calendario di Chiquita. 
Dal 2001 si dedica anche all’illustrazione per l’infanzia, pubblicando con la casa editrice AER e avviando una collaborazione come illustratore per la sezione editoriale scolastica di Arnoldo Mondadori. Nello stesso anno vince il Premio Arte Mondadori, nella sezione scultura, con l’opera Briscola col morto. Parallelamente intraprende l’attività di restauratore pittorico, lavorando in chiese e palazzi storici. Questa esperienza influenza la sua produzione artistica, sia nella scelta delle tematiche affrontate sia nella sperimentazione di nuovi materiali. Nelle sue opere è evidente la fascinazione per il passato e l’interesse per una realtà perduta, rievocata attraverso una nervatura ironica e contemporanea. 
Nel 2012 è selezionato tra i finalisti del Premio Basi. 
Nel 2015 realizza il libro d’artista Gli arcani maggiori e la calzetta della Papessa, carte in slippini abbastanza divinatorie, una rivisitazione burlesca dei Trionfi marsigliesi. Nello stesso anno, in occasione di Expo 2015, crea l’installazione Franza o Spagna purché se magna per il Giardino Botanico André Heller a Gardone Riviera. Nel 2020 collabora con il gruppo musicale The Knights, realizzando Fuga a manovella dalla Vigogna imbizzarrita, una scultura a manovella ispirata al brano musicale Leyendas: An Andean Walkabout di Gabriela Lena Frank. 
Nel 2023, in occasione dei quarant’anni della Civica Raccolta del Disegno di Salò, otto sue installazioni dialogano con l’allestimento della mostra La passeggiata della linea. 100 protagonisti del disegno contemporaneo, tenutasi presso il MuSa di Salò. Nel 2024 la scultura Quello è acquisita dal MuSa di Salò e nello stesso anno l’installazione Più di là che di qua e la scultura Proliferare d’arti nell’uomo vitruviano entrano nella Collezione Taviloglu di Istanbul.

Artequarantuno 
Spazio polifunzionale nato nel 2021: studio, galleria d’arte contemporanea e concept store. Frutto della passione, dell’esperienza e dell’amicizia di Marcella Menichetti e Loredana Gares, è un luogo di creatività e confronto, dove si realizzano opere, incontri di arte e poesia, mostre ed eventi culturali. 
Particolare attenzione viene riservata ai gioielli d’artista e al design d’interni, con oggetti e complementi che uniscono funzionalità e creatività. 
Da questo progetto è nato anche il brand Arte41.decor, con collezioni di porcellane e ceramiche dipinte a mano a tiratura limitata, realizzate in collaborazione con artisti, tra cui Alberto Casiraghy (padre della nota casa editrice PulcinoElefante).

Roberto Ciroli
Panico Ciclopico
Fino al 18 Ottobre 2025
progetto InTessere a cura di Anna Lisa Ghirardi
Coordinamento e promozione: Marcella Menichetti e Loredana Gares 
Catalogo MalEdizioni
Artequarantuno – Studio d’arte e Galleria 
Via Francesco Calsone, 41 – 25087 Salò – Brescia
www.artequarantuno.itinfo@artequarantuno.it
M. + 39 340 23 50 168 

Orari: da martedì a domenica 10.00 – 12.30/16.00 – 19.00

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