Opere 2020 ARCO Madrid
Olafur Eliasson, Color Spectrum Caleidoscope, 2003. Galeria Elvira Gonzalez, Madrid

Opere 2020 ARCO Madrid

Al termine dell’appuntamento fieristico, riguardando le immagini, abbiamo selezionato alcune opere realizzate nei primi mesi dell’anno 2020

In questa breve selezione – lontana dalla volontà d’essere una classifica o da una selezione di gusto – proponiamo le tecniche e i linguaggi proposti nelle gallerie presenti a Madrid, cercando di mettere a fuoco la direzione che le gallerie vogliono prendere attraverso le opere esposte.

Marcelo Viquez, Sin titulo (2 Madrid), 2020. Kewing, Berlino

Cominciamo con una opera risultato della performance svolta nel giorno dell’inaugurazione. Nello spazio della galleria Kewing di Berlino l’artista Marcelo Viquez ha fatto rimbalzare una pallina di gomma intingendola ogni tanto nell’inchiostro. Ne risultano 20 fogli 100×70, su pareti e al suolo, con macchie nere dal titolo Sin titulo (2 Madrid).
Divertente

Jonathan Meese, Der Grüne Voodooschütze Kommt aus Ahrensburg!, 2020. Tim van Laere, Antwerp

Jonathan Meese ha presentato Der Grüne Voodooschütze Kommt aus Ahrensburg! (Lo spara-Wodoo verde viene da Ahrensburg!) alla galleria Tim van Laere di Antwerp (Belgio). La grande tela ad olio e acrilico ci indica, nelle dimensioni (270,4×180,3×3,3), lo spessore della pittura presente. Una pratica, quella della pittura materica, molto diffusa ultimamente.
Di sostanza.

Matteo Fato, Florilegio/Anthology (10), 2020. Monitor, Roma, Lisbona, Pereto

Discorso analogo quello di Matteo Fato, da Monitor, il quale si muove a suo agio con la materia pittorica e mette a suo agio lo spettatore foderando di specchi la cassa che contiene l’opera.
Riflettente.

Pipo Hernández Rivero, Sin Titulo, 2020. Galeria NF/Nieves Fernández, Madrid

Adornare le pareti di casa di piante può essere anche fatto ad opera d’arte con le finte piante di Pipo Hernández Rivero. Con Sin Titulo realizza 8 parallelepipedi (i vasi appunto) in tela e acrilico dai quali escono rami in resina che sostengono piccoli drappi bianchi. Ad alterare la visione floreale ci pensano le viti che contornano i vasi a mo’ di borchie. Alla Galeria NF/Nieves Fernández di Madrid.
Complementi d’arredo.

Carlos Bunga Balance, 2020. Galería Elba Benítez, Madrid.

Parliamo di scultura con Carlos Bunga alla Galería Elba Benítez di Madrid. Balance è un tavolo inclinato, grazie ad un tronco sul quale poggia uno dei piedi, sul quale piano sembrerebbe esserci una vecchia finestra dalle ante gialle. La benda che unisce due gambe lascia pensare ad una cura necessaria. Il lattex invece che riveste parzialmente l’intera base richiama la chirurgia plastica.
Arte ri-povera.

Iván Argote, Tainted in the Mass, 2020. Perrotin, Parigi

Restiamo nella scultura con il colombiano Iván Argote nella galleria parigina Perrotin. Un dito parolaccia, dipinto sul cemento armato, e la parola TIERNOS (teneri) incisa, fronteggiano un video, sul quale scorrono immagini di vita urbana al limite, fruibile sedendosi sulla panchina a bilico sotto l’opera stessa.
Iconico.

Keyezua, Ave Maria benedictus frutas ventris 1, 2020. Movart

Ave Maria benedictus frutas ventris 1 è il titolo della madonnina scolpita in legno (con pittura e inserti in plastica) realizzata da Keyezua, artista della galleria angolana Movart. In realtà la madonnina è stata qui tagliata in due inserendo una tipica scultura africana in legno e posta sopra una base con due piedi che ricordano gli azulejos portoghesi.
Blasfema.

Alicia Framis, Érase una vez una mujer, 2020. Galeria Horrach Moyà, Palma de Mallorca

Vi ricordate la Venere di Willendorf? Alicia Framis la rivisita realizzandola in resina e nylon e mettendola su un piedistallo specchiante e lasciandole sorreggere un vetro in equilibrio sulla testa. L’artista della Galeria Horrach Moyà di Palma de Mallorca ci ricorda che l’originale è datato 23.000 a.c.
Érase una vez una mujer (C’era una volta una donna) ha le stesse dimensioni dell’originale.
Femminista.

Nuno Nunes-Ferreia, España, 2020. Galeria Juan Silió, Santander

Continuiamo con gli specchi ma questa volta coperti da adesivi politici. España di Nuno Nunes-Ferreia ci invita a “riflettere” sulle campagne politiche degli ultimi anni in Spagna. 30 specchi costituiscono un’opera di 250×240 cm alla Galeria Juan Silió di Santander.
Elettorale.

Carlos Irijalba, Pannotia (Fluor), 2020. Galeria Juan Silió, Santander

Nella stessa galleria Carlos Irijalba ci presenta una serie di piccoli carotaggi di fluorite restituiti su ripiani in alluminio. A metà strada tra scultura, architettura e design Pannotia (Fluor) dona una nuova immagine ad un materiale poco utilizzato in questi campi.
Furbo.

Fancisco Leiro, Mameluco, 2020. Galeria Marlborough

La grande scultura in legno policromo di oltre due metri campeggia al centro dello stand della Marlborough arrendendosi al cospetto dei visitatori. Non è l’unica opera del nuovo anno della galleria ma la sua presenza ha catalizzato tutti gli sguardi.
Imponente.

Dagoberto Rodriguez, Ánforas III (7 bombs), 2020. Galerie Peter Kilchmann

A mio personale giudizio l’opera più bella vista in Spagna. L’artista cubano Dagoberto Rodriguez posiziona 10 anfore reclinate al suolo con inseriti 10 razzi sempre in terracotta nello spazio della Galleria Peter Kilchmann, il titolo Ánforas III (7 bombs) lascia pensare che 3 di esse non sono bombe ma restano anfore.
Esplosiva.

Ariel Schlesinger, Untitled (Where the papers go to rest) I, 2020. Gregor Podnar

Ariel Schlesinger con Untitled (Where the papers go to rest) I adagia risme di carta su sedute in legno, nello stesso stand di Gregor Podnar un meccanismo in legno e pulegge fa scorrere un foglio A4 all’infinito facendogli fare un salto all’esterno dello stand.
Geniale.

Chiara Camoni, Sister, 2020. SpazioA, Pistoia

A un primo sguardo l’opera di Chiara Camoni, Sister, allo SpazioA di Pistoia fa pensare ad un’opera africana con un corpo interamente rivestito in monili, anzi il corpo è interamente costituito da monili e la disposizione ne fa intuire le forme.
Corporea.

José Pedro Croft, Sin Título, 2020. Galeria Helga de Alvear, Madrid

In genere bisognerebbe chiudere un articolo con l’opera migliore. In questo caso no! Le cinque latte in legno laccato a colori di José Pedro Croft, Sin Título nello stand di Helga de Alvear di Madrid lascia senza parole per la sua semplice ovvietà.
Equilibrista.

Roberto Sala

Editore, graphic designer e fotografo d’arte, dal 2012 è docente di Grafica editoriale presso l'Accademia di Brera nel corso di laurea specialistica di Teorie e pratiche della terapeutica artistica. Direttore della casa editrice Sala Editori specializzata in pubblicazioni d’arte e architettura, affianca alla professione di editore quella di grafico, seguendo in tempi recenti l’immagine coordinata delle più importanti manifestazioni culturali della città di Pescara fra le quali si segnalano: Funambolika e Pescara Jazz. Dal 1992 è Art Director della Rivista Segno per la quale dal 1976 ha ricoperto diversi ruoli e incarichi. Dal 2019 è Direttore Editoriale di Segnonline per il quale traccia la linea politica e di sviluppo del periodico. roberto@segnonline.it