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Gianfranco Notargiacomo

Notargiacomo in velocità

Mostra antologica al Mattatoio di Roma: un omaggio a Gianfranco Notargiacomo, protagonista di primissimo piano della scena artistica romana. Dal 27 gennaio al 15 marzo 2026.

Non sempre le retrospettive riescono se non è chiara l’idea di fondo che le ha generate. Non è certo il caso di Notargiacomo in velocità, curata con intelligenza da Marco Tonelli e promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, Azienda Speciale Palaexpo e Fondazione Mattatoio di Roma -Città delle Arti. Qui l’intento mi pare quello di evidenziare l’intelligenza espressiva del maestro (Roma, 1945), le sue assimilazioni e anticipazioni, la profondità oltre le mode, attestata anche dal consenso critico, dalle partecipazioni alle Biennali di Venezia del 1982, 1986, 2011, dalle mostre antologichea lui tributate[1].

Proprio in queste ultime si può leggere di un autore il sistema delle opere con le loro genealogie, il sistema dell’autore, il sistema dei destinatari, compresa la stratificazione delle scritture critiche e relativi aggiustamenti.

Il sistema delle opere si presenta in Notargiacomo complessivamente come un sistema per cicli, secondo due distinti ma contigui periodi: quello vicino al Concettuale, durato circa il decennio degli anni Settanta e quello che potremmo genericamente definire del ‘ritorno alla pittura’, dagli inizi degli anni Ottanta a oggi[2]. Se nel primo l’interesse è per scienze come la Linguistica, all’interno di una riflessione sulla comunicazione dell’atto estetico, il secondo è il ritorno alla figurazione,scandito da cicli quali Tempesta e assaltoPitture estremeIl caos e i giganti, in cui predomina una visione pittorica monumentale, il gesto espressivo veloce, immediato ma sempre sotto il controllo vigile dell’artefice, il recupero di momenti della storia dell’arte come il Futurismo o di singoli antefatti come la Crocifissione del Lotto di Monte San Giusto,quelfarsi buio su tutta la terra interpretato dal nostro con il pathos di un Turner o la melanconia de “il più romantico dei romantici”, Paul Huet (1803-1853).

L’intero cursus delle opere, nelle sue interne scansioni d’insieme, va letto come un continuum: così gli abiti usati delle bancarelle allestite per la performance alla Galleria Arco d’Alibert (1969) evolvono negli omini di plastilina alla galleria La Tartaruga (1971), o le Pitture estreme che evolvono nelle Allegorie della pittura con l’inserzione di appuntite forme di lamiera. 

Nel sistema dell’artista fattore di coerenza è la personalità, insieme di carattere, cultura, relazioni. Essa in Notargiacomo si mantiene idealmente tale passandodal dattilologo che legge nel linguaggio dei sordomuti i Saggi linguistici di Chomsky (1972) aiTakète, zigzagate tavole, moderni reperti di storia antropologica. Tale fattore di coerenza agisce in virtù di un ben coltivato disegno interno intellettivo (Federico Zuccari) – peraltro ispirato da un umanesimo, direi gramsciano. Non a caso, Giacomo Marramao nel 2013 scriveva di Notargiacomo: “filosofo di formazione artistica” è capace di leggere “i vettori, i signa prognostica di una irriducibile tensione messianica”.

Tra questi signavi è la velocità -cui corrisponde velocità esecutiva e sprezzatura della mano dell’artista. In un divenire in perenne instabilità, la velocità per la personalità è agire e conoscenza. E per Notargiacomo, che qui si ispira a Pareyson, “si conosce ciò che si fa, solo mentre si fa”.

I destinatari. I quadri sono sempre dentro una relazione di connessioni sociali. Non conta la bellezza quanto il loro potere che esercitano su chi li guarda o li compra o li studia (critici). La mostra romana mette il pubblico di fronte a un dato: l’imponenza dei lavori. Le opere delMattatoio si impongono sul pubblico, lo sovrastano. Se prendiamo Le nostre divergenze (1971), gli omini di pongo guardano tutti rivolti verso qualcuno. Guardano il pubblico, ma non più come artefatti di plastilina ma oggetti animati, antropomorfi, forti. Lo stesso artefice è a terra come un Gulliver sovrastato dai suoi lillipuziani (come vediamo in alcune foto in preparazione della citata mostra). Anche i filosofi, evoluzione degli omini, ritratti da Notargiacomo in un ciclo quasi nel mood pop, si impongono sul riguardante. È una strategia messa in atto dal sistema dell’autore verso il sistema dei destinatari.

Se al Mattatoio è presente anche la Storia (dal bombardamento di Baghdad nel 1991 alla vera summa dell’artista, l’imponente Roma assoluta del 2003), questo fa parte della strategia; nondimeno lo sguardo è sempre progettuale: tutto si confonde ma ciò accade per farsi alla fine nuovo terreno di semina (Mariastella Margozzi).


[1] Oltre la presente, vanno ricordate le antologiche del 2007 («Sintetico. Opere 1971-2007»,Scuderie Aldobrandini di Frascati) e del 2013 («Notargiacomo a grandi linee», Forte Malatesta di Ascoli Piceno).

[2]Più precisamente il primo periodo rientra, essendo la vocazione elettiva di Notargiacomo la pittura, in quella che era la koinèconcettuale degli anni ’70. L’autonomia del pittore astratto riguarderà anche la successiva Transavanguardiae il suo richiamo al genius loci.

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