A vent’anni dalla scomparsa, Palazzo Ducale Genova dedica una grande retrospettiva Mimmo Rotella, il maestro del décollage, instancabile innovatore e sperimentatore, ripercorrendo sessant’anni di ricerca artistica e restituendo la forza propulsiva di un linguaggio che ha segnato l’arte del Novecento.
Prodotta e organizzata da MetaMorfosi Eventi, realizzata in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella, curata da Alberto Fiz, la mostra è aperta al pubblico dal 24 aprile al 13 settembre.
Nelle sale del Sottoporticato, attraverso le 100 opere esposte, i video, i documenti, le fotografie delle performance…, seguiamo l’artista dai suoi esordi figurativi (1945), nei vari passaggi (più appropriato definirli “salti”) che lo hanno portato al gesto potente, trasgressivo e anticipatore di nuovi concetti, tecniche e linguaggi, dello strappo dei manifesti pubblicitari dai muri di Roma e, successivamente, al mutare questo stesso décollage -da una fase prettamente astratta (anni 50) a una figurativa, in cui immagine e colore tornano prepotentemente protagonisti, in un dialogo continuo tra arte, società, media- sino a superarlo negli anni e procedimenti successivi .
Domenico (Mimmo) Rotella, nato a Catanzaro nel 1918, è morto a Milano nel gennaio 2006; nel 1945 si era trasferito a Roma, ove ha trascorso una parte della sua vita, in alternativa a Parigi e Milano; importanti gli anni in America, significative le frequentazioni di Londra, Buenos Aires… Nel 2000 ha istituito a Milano la Fondazione Mimmo Rotella e, nel 2005, ha inaugurato la Casa della Memoria nella sua città natale.
La retrospettiva ha richiesto un lavoro di due anni ed è stata resa possibile grazie a prestiti provenienti da istituzioni museali, fondazioni, collezioni pubbliche e private tra cui il MART di Trento e Rovereto, la Sovrintendenza Capitolina e la Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la Heidi Horten Collection di Vienna, la Collezione Intesa S. Paolo di Milano, l’Archivio Paolo di Paolo di Roma, la Giò Marconi Gallery di Milano, oltre alla Fondazione omonima e la Casa volute dall’artista.



Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Sottoporticato, 2026
Ph Mattia Meirana
Courtesy Fondazione Mimmo Rotella
Il percorso è suddiviso in sette sezioni. La prima riguarda gli esordi figurativi e astratto- geometrici, non a caso negli anni 40 Rotella frequentava gli artisti di Piazza del Popolo, conosciuti come Forma1; una preziosità sono le poesie epistaltiche (di sua invenzione anche nel termine stesso) che si possono ascoltare nella sua interpretazione registrata, a testimonianza che il primo strappo (1949) l’ha operato con la parola.
Nella seconda troviamo i retro d’affiche e i primi décollage astratti: il retro o i brandelli dei manifesti diventano la nuova superficie visiva. Non è di certo casuale che Germano Celant sia stato uno dei critici maggiormente attenti alla sua poetica e alla sua tecnica: di fatto anticipava di dieci anni l’Arte Povera, ma anche si appropriava di uno spazio prima destinato ad altro; Alberto Fiz, il curatore, ha evidenziato il suo rapporto con le innovazioni successive di Lucio Fontana e, pure, di Burri. Nella terza sezione i celebri décollages figurativi ci restituiscono immagini iconiche, che sono rimaste fotografate nella nostra memoria, in un intreccio di celebrities, pubblicità, star del cinema (Cinecittà, ma anche Holliwood)
La sperimentazione degli anni Sessanta irrompe nella quarta sezione: artypo, effaçage, frottage… aderisce al Nouveau Réalisme (senza firmarne il manifesto), si fa più stretta e costante la collaborazione con il critico e teorico Pierre Restany e con gli ambienti parigini, si allarga la sua fama a livello internazionale.
Nella quinta sono esposti ready made, assemblaggi, ceramiche e ironici oggetti tautologici come Petit monument à Rotella oppure Rotella di Rotella (la mitica rotella di liquirizia ancora in commercio adesso).
Nella sesta siamo catapultati negli anni bui del terrorismo: nove riporti tipografici su tela emulsionata, realizzati tra il 1979 e il 1980, tra cui Il martire, l’indimenticabile volto di Aldo Moro sotto la stella delle Brigate rosse.
Infine la settima: il periodo più lungo e ulteriormente sperimentatore (1980-2005) è esposto in tutta la sua prorompente fisicità con i blank (coperture), le sovrapitture, le lamiere e i nuovi cicli sui circhi. Era troppo avanti rispetto al suo tempo, è del tutto contemporaneo: noi scrolliamo dai social, lui i manifesti dai muri (Alberto Fiz)



Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Sottoporticato, 2026
Ph Mattia Meirana
Courtesy Fonda zione Mimmo Rotella
