Art Basel Basel
Medina Mammadkhanova
Medina Mammadkhanova, Emotional Processer

Medina Mammadkhanova: gli archivi del sentire nella ricerca artistica 

Una riflessione di Chiara Causo sul lavoro dell’artista azera Medina Mammadkhanova

Se l’opera d’arte è considerata come la traduzione di una complessità interiore, la pratica artistica e l’esperienza dell’arte sono ancora oggetto di un’analisi volta al riconoscimento di un sollievo al turbolento vivere delle emozioni. L’operazione artistica, intesa come esercizio pratico di una vocazione imprescindibile, è ritenuta componente centrale della soddisfazione del Sé, naturalmente esercitata come l’espressione di un bisogno fisiologico.
Considerato questo centrale paradigma che vede l’opera d’arte e l’artista in perfetta simbiosi, si presenta ora la necessità di accertare quanto la fruizione dell’opera possa essere efficace per il benessere altrui.
In questo senso, la ricerca artistica, così come quella scientifica, si sta orientando nel tentativo di dimostrare come l’esperienza dell’arte possa essere integrata in un programma di revisione della fruizione pubblica dell’arte come oggetto di un benessere sociale più diffuso, che non si esaurisca nel rapporto artista-opera.
La ricerca di Medina Mammadkhanova (Azerbaijan, 2002) indaga questo tema di nuova e centrale importanza negli studi sociali e culturali.

Medina Mammadkhanova (è un’artista multidisciplinare la cui ricerca si inserisce nell’attenzione contemporanea alla fruizione dell’arte come metodo di indagine sulla diffusione di un disagio psicologico generazionale. Con la sua ricerca, opera nell’attenzione a questi temi sensibili attraverso una produzione artistica che è occhio attento e investigativo. L’utilizzo di strumenti di analisi dal rigore scientifico come la catalogazione e la produzione di un archivio visivo (nel lavoro “Archiving Aretha”), la raccolta di risultati di indagine (in “Emotional processor”) e la produzione di macchine esperenziali (“Emotional processor”), è tradotto nel linguaggio artistico dell’illustrazione, della stampa d’arte, della fotografia e dell’installazione.
La diversità delle tecniche utilizzate non compromette la centralità del tema: l’esperienza della percezione sensibile e il rapporto uomo-macchina, rivisitato alla luce di un nuovo tipo di interattività. L’indagine dell’artista si concentra soprattutto nel tentativo di raccogliere prove e testimonianze dirette sul tema della salute mentale in chiave divulgativa e analitica, espresse in un’estetica fortemente rappresentativa della sua generazione.
La centralità della raccolta di dati è espressa nel desiderio della costruzione di un “archivio delle emozioni”, il tema attorno al quale si forma l’opera “Archiving Aretha”: un porta-CD autoprodotto che colleziona alcune istantanee delle reazioni del pubblico all’iconica esibizione di Aretha Franklin al Kennedy Center Honors nel 2015. L’emozione spontanea è registrata in modo permanente, fissata in un’immagine dall’estetica pop. L’opera coniuga l’attimo della sorpresa con l’immanenza dell’archivio, raccontata in una forma ugualmente nostalgica e provocatoria.
Un particolare esempio delle opere installative è “Emotional Processor”: uno strumento dialogico a disposizione del pubblico, simile a una macchina arcade tipica degli anni ’90, capace di generare domande e provocare risposte per costruire una consapevolezza emotiva. Il dispositivo interattivo si confronta con le emozioni dominanti dell’utente, invitandolo a premere un pulsante per sceglierne una tra quelle proposte e a rispondere a una domanda per ottenere una risposta sincera. Successivamente, la risposta trascritta può essere conservata o gettata via.
Il tentativo di raccogliere dati tangibili è centrale nelle opere di Mannadkhanova, così come la provocazione a una consapevolezza reale sulla gestione delle emozioni, sui tratti disfunzionali e sulle loro manifestazioni.
Mammadkhanova traduce in dispositivi tattili temi sensibili,evidenziando un’urgenza sociale diffusa in un linguaggio ironico e provocante, una sorta di riscrittura di una ricerca sulla salute mentale e sui soggetti fragili in chiave techno-pop stile primi anni Duemila. Lo studio e la ricerca sul benessere mentale si esprimono nella pratica artistica di Mammadkhanova con un’altra opera, di carattere più divulgativo, “Coping mechanism, learning book”: un gioco interattivo composto da un insieme di cubi che si assemblano in una costruzione finale sempre diversa. Ogni cubo è illustrato secondo i risultati di una ricerca sul benessere mentale condotta tra interviste e lo studio di testi scientifici che ha permesso all’artista di individuare 7 categorie disfunzionali di pattern psicologici. L’artista ha quindi trasformato le informazioni in personaggi illustrati, conferendo a ciascuno una specifica catalogazione, in modo da riassumere i risultati delle sue ricerche, renderli più facilmente leggibili e, quindi, esperibili.

La ricerca di Mammadkhanova è espressione di una tradizione anglosassone sugli studi del benessere mentale che ha anticipato la recente prescrizione sociale, promossa in Italia e recentemente istituzionalizzata dall’ente di riferimento in Italia per la promozione del welfare culturale.
A questo proposito, in Italia è stato registrato il lemma di prescrizione culturale, che istituzionalizza e identifica un approccio trasversale tra prescrizione medica ed esperienza artistica, trovandovi un’alternativa alla medicalizzazione estrema del disagio psicologico.
La definizione di “prescrizione culturale” è stata strutturata dall’inglese “Arts on prescription” o “Cultural prescribing”, un precedente che la ricerca artistica di Medina Mammadkhanova esprime e rinnova.

Mammadkhanova ha studiato presso University of the Arts London, conseguendo prima un Foundation Diploma in Art and Design (2019–2020) e laureandosi successivamente presso Central Saint Martins con un BA in Graphic Communication Design (2020–2023). Accanto al lavoro installativo, Mammadkhanova ha presentato progetti fotografici e di stampa in mostre a Londra e a livello internazionale. Il suo lavoro è stato esposto presso Central Saint Martins, Sanatif Gallery e Hackney Downs Studios. Ha inoltre ricevuto riconoscimenti internazionali, tra cui una candidatura al Didots Global Talent Showcase e l’inserimento nella shortlist del concorso artistico internazionale The Pistachio Tree, Maksud Ibragimbekov 90.

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