MARINA PARIS e la trasformazione dello spazio

Ideato appositamente per la GABA.MC, galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata, il progetto espositivo Space Transformer di Marina Paris condensa, nell’articolazione di un gruppo di lavori che coprono l’ultimo decennio produttivo, una sorta di sintesi del suo complesso rapporto con lo spazio. Che il tema dello spazio rappresenti da sempre nella storia dell’arte, compresa e soprattutto quella contemporanea, un campo privilegiato di ricerca, può apparire quasi scontato. Tuttavia non lo è quando, com’è nel caso dell’opera di Marina Paris, esso diventa non tanto un luogo sul quale agire, un contenitore per l’arte, quanto luogo stesso della riflessione artistica, in tal senso e per spiegarci meglio, il discorso improntato da Marina Paris parte, così come scrive Antonello Tolve, curatore della mostra, nel testo che l’accompagna: «da un’analisi logica dell’arte intesa essa stessa come spazio». In quest’ottica i quattro gruppi di lavori, sebbene autonomi e realizzati in periodi differenti, negli spazi della GABA mostrano una coerenza formale, visiva e di contenuto che inducono immediatamente lo spettatore proprio ad una riflessione sullo spazio dell’arte da intendersi vivente, organico, mutevole e per l’appunto in trasformazione. Uno spazio dell’arte che, nei continui rimandi alla “realtà”, chiede di vedere più che di guardare, non tanto a scongiurare l’inevitabile obliarsi del tempo quanto a una presa di coscienza delle alterazioni cui è soggetta l’esistenza, non solo quella dell’uomo e del suo abitare, ma di tutte le cose essenti e non essenti.

Marina Paris, Urban Fragments, 2019, Space Transformer, GABA.MC, Macerata 2019/20. Ph. Emanuele Bajo

Space Transformer si apre pertanto con il recente lavoro Urban Fragments (2019) formato da una serie di vecchie cartoline – già di per sé oggetti disavvezzi – per certi aspetti veri e propri spazi viaggianti e che, strappate con il pollice e ricomposte nella forma del collage, o sovrapposte a carte geografiche, restituiscono immagini iconiche del territorio italiano e dei suoi cambiamenti, generando una sorta di ideale e inedito repertorio della memoria scansionato da poetiche meta-picture.

Nella seconda sala della galleria incontriamo Under Construction (2014-2017), lavoro realizzato per la casa di moda Fendi ai vecchi Casali del Pino (Roma) dove Marina Paris, chiamata a fotografarne gli interni prima della loro ristrutturazione, blocca in incantevoli scatti l’agire pulsante e vivente del tempo e dell’atmosfera che, nello sfondare letteralmente questi luoghi, ha dato origine a  diverse colorazioni oltre a modularne strutturalmente l’edificio stesso. Ancora una volta è sul tema della metamorfosi che lo sguardo dell’artista si posa o, più pertinentemente in questo caso, è il senso della durata delle cose che Paris cerca di cogliere mostrando come ciò sia sorprendentemente coincidente con la mobilità della vita (Tolve).

La mostra prosegue con un piccolo gruppo di lavori, sempre dei collage, tecnica privilegiata dall’artista proprio per la sua peculiare affinità al concetto di stratificazione che bene si addice alla sua poetica dove, proprio la sovrapposizione di carte veline ridefinisce gli spazi creando, senza l’ausilio del disegno, nuovi interni dalle atmosfere surreali e stranianti.

Chiude Space Transformer la video animazione Less than five minutes del 2009 realizzata con Alberto D’amico. Si tratta della messa in video di centinaia di disegni realizzati in illustrator, d’interni di spazi pubblici fotografati a partire dal 2003. Scatti, per l’appunto sviluppati in vettoriale, in seguito montati in sequenza che, ancora una volta, nella metafisica trasposizione tridimensionale sollecita al gioco continuo fra ciò che si vede e ciò che cambia. Space Transformer di Marina Paris è dunque un atto poetico che edifica e allo stesso tempo sconvolge le nostre certezze sulla realtà, anch’esse – sempre – in continua trasformazione.

Marina Paris – Space Transformer

Fino al 12 gennaio 2020

GABA.MC – Piazza Vittorio Veneto 7 – Macerata – www.abamc.it

Maria Letizia Paiato

Storico, critico dell’arte e pubblicista iscritta all’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, insegna Storia dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata. È Dottore di Ricerca (Ph.D) in Storia dell’Arte Contemporanea e Specializzata in Storia dell’Arte e Arti Minori all’Università degli Studi di Padova. È ricercatore nel campo dell’illustrazione di Primo ‘900 con all’attivo diversi contributi saggistici sull’argomento fra i quali, nel 2016 con Sala editori, L’Illustrazione Umoristica fra Otto e Novecento a Modena. Satira, immagini e ricerche, con un’introduzione di Paola Pallottino. Parallelamente è impegnata nel campo della comunicazione come co-owner della RPpress e si occupa di temi legati all’Etica della Comunicazione, del giornalismo della critica d’arte. Dal 2015 è Capo Redattore dell’edizione cartacea di Rivista Segno e dal 2019 Direttore Responsabile di Segnonline per il quale stabilisce le mansioni dei collaboratori e impartisce le direttive per il lavoro redazionale. Mail letizia@rivistasegno.eu