Linda Carrara

Il paesaggio, l’orizzonte anelato e riconquistato dal nostro sguardo fisico ed emotivo, è il protagonista della personale di Linda Carrara a The Open Box. L’installazione realizzata dall’artista plasma un luogo immersivo dove, a detta della curatrice, Martina Lolli, “capita di essere assorbiti da corrispondenze e affinità capaci di amplificare le leggi della natura, farsi sangue del nostro corpo, restituirci uno sguardo che ci riguarda”.

All’interno di The Box il fruitore è accolto da un frame prospettico che suggerisce il punto di vista – anzi potremmo parlare di molteplici punti di vista che permettono alla pittura di sfaccettarsi e vibrare nelle luci e nei colori in essa contenuti. Come hai immaginato l’interazione tra pittura ed elementi installativi? 

Linda – Ogni volta che siamo immersi in un paesaggio ne abbiamo una nuova esperienza ed ogni volta è come se fosse la prima volta. Anche se lo conosciamo già, esso muta per innumerevoli ragioni, perché cambia la prospettiva millimetrica da cui osserviamo, perché cambia la luce, il clima, la nostra sensibilità quotidiana, la nostra attenzione verso i dettagli e verso quali specifici dettagli, indi per cui ogni giorno è un paesaggio nuovo. 

Nella mostra a The Open Box immaginavo una vera immersione nel paesaggio, come succede quando camminiamo in un bosco e lo scopriamo passo dopo passo; volevo portare nel Box tutte queste esperienze paesaggistiche, tutti gli attimi spesi passeggiando e gli innumerevoli dettagli che ho osservato e che oggi, ogni volta che si apre il Box, osservo nuovamente, con ulteriori e differenti punti di vista, come se anche oggi a The Open Box, fosse ogni volta la prima volta che mi trovo di fronte a quel paesaggio.

Forse la parte più enigmatica dell’opera è quando si scopre – relazionandosi con gli elementi tridimensionali che ci accolgono – la pittura che cresce come un’infiorescenza su di essi. Le venature di marmo che hai realizzato innescano il gioco fra naturale e artificiale, il naturale del legno e l’artificiale di un materiale nobile che si fronteggiano creando un cortocircuito mentale. Che differenza tra il reale e la rappresentazione? Quanta verità c’è nelle due istanze?

L. – La rappresentazione è ciò che nasce dal reale, da un’esperienza, da una visione, da un’istante o da un sogno, purché sia qualcosa che faccia parte della nostra realtà, ed è per questo che non credo ci sia molta differenza tra rappresentazione e realtà. 

Ciò che germina sulla tela, negli spazi di The Open Box, sui tronchi o sul pavimento del box stesso sul quale i visitatori hanno disegnato inconsciamente la loro passeggiata, son tracce di realtà e di un vissuto. Una passeggiata dunque ha in sé un potenziale ed il potere di osservazione, studio, analisi e riflessione, per guardare e lasciarsi catturare; ha in sé un “movimento verso” qualcosa di sconosciuto, dunque è già in sé e di per sé un cammino iniziatico perché ci conduce alla scoperta e all’interrogarsi sul paesaggio, un luogo enigmatico e ricco di domande che ben possono rispondere alla vicenda tra reale e rappresentazione.

La tua produzione precedente contempla opere portatrici di una figurazione meno diretta e più riflessiva, opere che hanno la capacità di serbare la distanza tra fruitore e immagine. Si tratta di immagini che si danno e allo stesso tempo si ritraggono in un mondo ideale e innato. Mentre ne “La prima passeggiata” la figurazione ha una forte presenza, sembra imporsi allo spettatore nello spazio intimo di The Box dove è tuttora allestita. Parliamo di un’opera con un forte impatto emotivo che tende ad annullare i limiti di spazio e tempo con chi si accinge a fruirne… 

L. – Se veramente son riuscita ad annullare i limiti di spazio e tempo per il fruitore che passeggia nella mia mostra, allora son davvero contenta del lavoro fatto.

Il tentativo è proprio quello di far astrarre i visitatori e portarli per un’attimo in un altro luogo, un luogo che in verità è già nelle loro menti, ma che tramite i due lavori a The Open Box prende vita reale, come un ricordo o un deja vù. Come se il box e quei tronchi fossero veramente un portale per attraversare una realtà e passare in un’altra dimensione del reale.

Il titolo dell’opera sembra evocare un’esperienza personale vissuta con intensità, una ricordo che permane al limite della memoria e che ha il sapore di un mondo che appartiene a tutti e a nessuno. è questo che deve fare la pittura oggi?

L. – La pittura è qualcosa di potente che ci può aiutare a scorgere e pensare alla verità, ma è l’osservazione di ciò che ci circonda che può però portare a esperienze che si insinuano nella mente fino a diventare pura realtà. 

Non so cosa deve fare oggi la pittura e se abbia un vero compito, ma credo che possa assolutamente indicare una visione pura di ciò che ci sta attorno, congelando in essa un momento, un’esperienza e i suoi molteplici aspetti vitali.

Linda Carrara
La prima passeggiata
a cura di Martina Lolli

THE OPEN BOX
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20124 MILANO
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dal 16 novembre 2021 al 28 febbraio 2022
solo su appuntamento

Roberto Sala

Editore, graphic designer e fotografo d’arte, dal 2012 è docente di Grafica editoriale presso l'Accademia di Brera nel corso di laurea specialistica di Teorie e pratiche della terapeutica artistica. Direttore della casa editrice Sala Editori specializzata in pubblicazioni d’arte e architettura, affianca alla professione di editore quella di grafico, seguendo in tempi recenti l’immagine coordinata delle più importanti manifestazioni culturali della città di Pescara fra le quali si segnalano: Funambolika e Pescara Jazz. Dal 1992 è Art Director della Rivista Segno per la quale dal 1976 ha ricoperto diversi ruoli e incarichi. Dal 2019 è Direttore Editoriale di Segnonline per il quale traccia la linea politica e di sviluppo del periodico. roberto@segnonline.it