Llyn Foulkes, Implantation, 2019–21, pigment print, acrylic, and found objects in aluminum frame, with velvet on panel, 79 × 89 inches (200.7 × 226.1 cm) © Llyn Foulkes

Le nuove opera di Llyn Foulkes in mostra a Beverly Hills

“Le mie creazioni nascono dallo scontro. Con la mia macchina. Con i miei dipinti. Ho sempre lottato contro qualcosa, per tutta la mia vita”. (Llyn Foulkes)

Gagosian Beverly Hills ha recentemente inaugurato”Bombs Away”, una mostra che permetterà al pubblico di conoscerei nuovi dipinti, sculture e opere multimediali di Llyn Foulkes tra il 2018 e il 2022. La serie di lavori selezionati del pittore e scultore statunitense è difficilmente catalogabile: paesaggi e ritratti, installazioni multimediali e quadri fortemente narrativi compongono un insieme di opere molto diverse tra loro, quasi in conflitto.

Negli anni ’60, Llyn raffigura un immaginario inquietante fatto di soggetti legati al mondo della geologia e di cartoline raccolte tra gli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 per poi arrivare alla realizzazione delle cosiddette “bloody head” e delle singolari combinazioni di pittura su legno, vestiti trovati per strada e tappezzeria. In quese opere, Foulkes tenta di dare una propria interpretazione – fortemente critica – nei confronti della crudeltà dei suoi coetanei e dell’America capitalista, prendendo come riferimento principale la Walt Disney Company.

Le opere dell’artista originario di Yakima prescindono dal medium o dalla tecnica utilizzata. Giustapposizioni formali, provocatorie e spesso anomale, come nel caso di The Broken Chain (2020), danno sfogo alle frustrazioni di Foulkes, esasperate da soggetti ambigui e riflessioni politiche e sociali di grande attualità. La scultura sopracitata, ad esempio, raffigura un leone in piedi su un catalogo di una biblioteca mentre morde un’aquila di mare testa bianca in volo, rapace simbolo dell’America settentrionale. Le Bomb (2020), invece, mostra l’arma che dà il titolo all’opera che sporge da un tronco d’albero. C’è poi Ivanka (2022), opera che incorpora frammenti di pelle e mandibole di animali in un ritratto brutale e poco lusinghiero della figlia maggiore di Donald Trump, mentre la recentissima Surrender (2022) riproduce una figura mentre brandisce una falce, bendata dalla bandiera ucraina blu e gialla.

Tre lavori in esposizione fanno riferimento in maniera tagliente alla Disney, vera e propria bestia nera di Foulkes. Family Portrait, Baby Micket e Implantation sono state realizzate tra il 2019 e il 2022 e riflettono sul mondo capitalista di cui la Disney in primis è divenuta negli anni simbolo universale. Un mondo e una società in cui, appena nati, si viene a contatto con una realtà improntata sulla commercializzazione e sul consumo. La familiare silhouette della testa di Topolino maschera quella di un bambino in un ornato abito d’epoca, cancellandone completamente l’identità. Un messaggio semplice e diretto, che svela moltissimo della poetica di Llyn Foulkes. Un senso dell’umorismo pungente, spesso deliberatamente crudo che accompagna il visitatore per tutta la durata della mostra. Elementi visuali e collage che prendono in prestito simboli di una cultura pop che spesso e volentieri è strettamente legata alla vita politica degli Stati Uniti.

Llyn Foulkes è nato a Yakima, Washington nel 1934. Oggi vive e lavora a Los Angeles. Le sue opere sono conservate presso rinomate collezioni di istituzioni internazionali quali il Los Angeles County Museum of Art e il Museum of Contemporary Art di Los Angeles. Nel 1967 ha preso parte alla nona edizione della Bienal de São Paulo, mentre nel 2012 ha partecipato a Documenta 13. Sempre nel 1967, si è aggiudicato il Premio per la Pittura alla Biennale di Parigi. Nella sua carriera di musicista ha fatto parte dei City Lights (1965–71) e dei The Rubber Band (1973–77), nel ruolo di batterista. Oggi è il one-man band dei The Machine.

Dal 21 gennaio al 25 febbraio 2023