ArtVerona 2026

L’arte rubata

L’appuntamento del venerdì di sistematica, le riflessioni di Andrea Guastella.

No, la Decollazione del Battista non è stata rubata: proibitivo trasportarla, persino arrotolata. L’unica volta che la tela lasciò Malta fu in occasione del suo restauro, quando venne portata in Italia nel 1997 e poi riportata a casa nel 1999 da una nave della nostra Marina militare. A subire un rocambolesco furto fu invece il Girolamo scrivente. Nel 1984 due ladri si intrufolarono nel museo della Concattedrale fingendosi operai e nascondendosi dietro una targa con la scritta “lavori in corso”. Tagliarono la tela dalla cornice, la arrotolarono e la gettarono dalla finestra, per recuperarla poco dopo. Nessuno si accorse di nulla sinché una turista americana si lamentò dei “lavori”, che le impedivano di ammirare il Caravaggio. In direzione rimasero di sasso: nessuno sapeva di cosa stesse cianciando. L’opera, nel frattempo, partiva per il mondo, alla ricerca di un possibile acquirente. Ma neanche il Paul Getty Museum, nei suoi momenti migliori, avrebbe avuto l’ardire di impegnarla: troppo nota. Alla fine i ladri contattarono per un riscatto il direttore del museo, padre Zerafa, inviandogli, come nei rapimenti degli anni ‘70, frammenti del corpo del reato e tempestandolo di telefonate che, con un’efficienza tutta mediterranea, furono intercettate dopo “appena” otto mesi, sino a condurre le forze dell’ordine alla fabbrica di scarpe poco lontana in cui il dipinto era nascosto, in mezzo a rotoloni di pellame. Chi mai avrà commissionato un tale furto, la mala maltese o la mafia siciliana? Bisognerebbe chiederlo agli esecutori materiali, se non fosse che entrambi, giovanissimi, vennero “casualmente” a mancare nel corso del processo. A raccontare la storia di questo poliziesco di terz’ordine, un documentario di Sky Arte. Che erudisce sui danni materiali subiti dal Caravaggio e sui traumi psicologici di padre Zerafa, ma non su quelli che la necessità di preservare il dipinto arreca a tutti noi. Da qualche tempo, l’opera è infatti conservata in una nuova ala del museo: una sorta di bunker, asettico e neutrale. Chi, recandosi in chiesa, volesse rivolgere al santo una preghiera, dovrà accontentarsi di una copia. 

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