L’ottavo centenario della morte di San Francesco viene celebrato nella città di Todi con una grande esposizione collettiva. Il cuore pulsante della ricorrenza vibra nel centro storico della città umbra: la Sala delle Pietre, il Museo Civico – entrambi nel Palazzo del Popolo di Todi, uno dei più antichi palazzi comunali italiani –, il Tempio di San Fortunato e la Cappella dell’Istituto Veralli Cortesi ospitano le opere di oltre trenta artisti: AES+F, Giulia Apice, Agostino Arrivabene, Matteo Attruia, Corrado Cagli, Chiara Calore, Arturo Casanova, Bruno Ceccobelli, Edoardo Cialfi, Leonardo Dalla Torre, Francesco De Grandi, Gerardo Dottori, Rachele Frison, Giovanni Gaggia, Francesco Lauretta, Olga Lepri, Miltos Manetas, Antonio Marras, Alice Mattarozzi, Agapito Miniucchi, Ernesto Morales, Marco Pace, Chiara Peruch, Federica Poletti, Luca Pozzi, Paolo Pretolani, Domenico Purificato, Davide Serpetti, Marco Tirelli, Rossella Vasta e Nicola Verlato.
Come racconta il curatore “la mostra non cerca mai di tradurre il Medioevo in qualcosa di rassicurante o decorativo, e nemmeno di usare Francesco o Jacopone come semplici pretesti iconografici”, piuttosto gli artisti guardano alla tradizione pittorica medievale e rinascimentale come a una materia ancora viva, da reinterpretare e portare nell’oggi, restituendone una lettura personale, intrisa di quell’atto di fede proprio anche di San Francesco e Jacopone da Todi. Lo stesso atto di fede che compie un artista nell’affidarsi alla sua visione, all’intuizione che precede la forma e rende possibile la nascita dell’opera.


Il passato non viene evocato come semplice memoria o citazione, ma riattivato attraverso immagini e simboli che acquistano nuovi significati. Accade per esempio in Awake Third Eye Prophecy (2026) dell’artista Luca Pozzi, che trae l’ispirazione formale della sua opera dall’uovo di struzzo sospeso al centro della volta nella Pala Montefeltro di Piero della Francesca, o nell’opera di Rachele Frison dove riecheggia la memoria dei pittori preraffaeliti dal titolo Sorelle acqua (2026), un omaggio al Cantico delle Creature di San Francesco; oppure ancora in Senza titolo (2025) di Edoardo Cialfi, un’opera che riflette la visione avversa che Jacopone da Todi aveva della natura, sostenendo al contrario del Santo di Assisi, l’impossibilità di trovare armonia tra la vita dell’uomo e il disegno divino.
In tutte le opere degli artisti chiamati a Todi il riferimento alla mistica medievale di San Francesco e Jacopone da Todi, si traduce in una riflessione contemporanea, in grado di risignificare il patrimonio iconografico del passato alla luce della sensibilità odierna. Sacro è una dimensione universale, che attraversa tempi e culture, presente ed eterno, così come fa l’arte.



