La prima personale pugliese di Marinella Senatore si sviluppa attraverso quattro opere e due installazioni luminose che trasformano la masseria in un dispositivo percettivo e narrativo. La scelta del contesto costituisce una componente essenziale del progetto in quanto Torre Maizza è un luogo attraversato da molteplici temporalità: architettura agricola storica, paesaggio produttivo degli uliveti, destinazione internazionale dell’ospitalità contemporanea. In tale sovrapposizione di livelli si inserisce la ricerca di Senatore, da sempre interessata ai processi di costruzione collettiva dell’identità e alle dinamiche di partecipazione sociale.

LED bulbs and Flex LED on a wooden structure
710 x 3400 cm Courtesy l’artista e Mazzoleni
Foto di Mazen Jannoun. Courtesy Masseria Torre Maizza
L’opera monumentale che dà il titolo all’intervento, collocata all’ingresso della tenuta, agisce come una soglia simbolica in cui la frase luminosa costruisce un’immagine politica della comunità. L’affermazione “We Rise By Lifting Others” appartiene infatti a quel repertorio di enunciati poetici che negli ultimi anni hanno accompagnato il dibattito sull’inclusione, sulla cooperazione e sulle pratiche di empowerment e la sua efficacia non risiede tanto nel contenuto letterale quanto nella capacità di trasformarsi in esperienza condivisa, assumendo il carattere di una dichiarazione pubblica che supera i confini dell’opera per investire il contesto circostante. Il lavoro di Senatore si muove da tempo lungo questa linea di confine tra arte pedagogica e attivazione sociale: la School of Narrative Dance, fondata nel 2012, ha reso evidente come la sua pratica travalichi le categorie tradizionali dell’arte partecipativa puntando, attraverso la partecipazione e la relazione, alla costruzione di forme temporanee di appartenenza. Le luminarie, in tal senso, costituiscono il simbolo perfetto della sua ricerca: strutture nate per celebrare nelle feste la collettività che vengono sottratte alla dimensione folklorica e ripensate come architetture relazionali e spaziali. È proprio qui che emerge uno degli aspetti più interessanti del progetto. In Puglia le luminarie, in questo caso realizzate Lumino da Creative Design di Mattia De Cagna, rappresentano un ricco patrimonio decorativo e sono un vero e proprio linguaggio sociale: accompagnano feste patronali, processioni, rituali civili e momenti di aggregazione. Senatore si appropria di tale tradizione per utilizzarla come strumento per riflettere sui meccanismi attraverso cui una comunità costruisce e riconosce se stessa in quanto la luce, da puro ornamento, si trasfigura in infrastruttura simbolica.

LED bulbs and Flex LED on a wooden structure
710 x 3400 cm Courtesy l’artista e Mazzoleni
Foto di Mazen Jannoun. Courtesy Masseria Torre Maizza
La curatela di Raffaele Quattrone insiste opportunamente sul rapporto tra comunità e memoria, individuando nel territorio pugliese una matrice culturale ancora attiva e non un semplice patrimonio iconografico da saturare. L’operazione evita così il rischio, frequente in molti progetti site-specific contemporanei, di ridurre il luogo a semplice contenitore identitario mentre la memoria evocata dalla mostra, evitando una nostalgia del passato, riconduce a persistenze di pratiche, gesti e saperi che continuano a modellare il presente. Allo stesso tempo, proprio questa collocazione apre una questione critica non secondaria. Cosa accade quando un linguaggio nato nello spazio pubblico viene trasferito all’interno di una struttura ricettiva di alta gamma? In che modo il concetto di comunità si ridefinisce all’interno di un luogo destinato principalmente a un pubblico internazionale e temporaneo? La mostra non elude completamente questa ambiguità, anzi sembra assumerla come parte integrante della propria struttura. L’opera principale dialoga contemporaneamente con gli ospiti della masseria e con il territorio circostante, evitando barriere divisorie, cercando di mettere in relazione mondi che normalmente restano separati: il risultato è una tensione produttiva che rende il progetto particolarmente interessante.

Collage and mixed media on cotton paper
70 x 50 cm Courtesy l’artista e Mazzoleni
Photo by Aurélien Mole

Collage and mixed media on cotton paper
50 x 70 cm
Courtesy l’artista e Mazzoleni
Photo by Aurélien Mole
Abbiamo fatto a riguardo alcune domande al curatore Quattrone.
Questa mostra si sviluppa all’interno di una masseria di lusso e non in un museo. In che modo il contesto dell’ospitalità, in base anche a tue precedenti esperienze, modifica la ricezione dell’opera e il ruolo stesso della curatela?
Credo che oggi sia sempre più interessante interrogarsi su cosa definiamo spazio dell’arte. Il museo rimane un luogo fondamentale di ricerca, conservazione e legittimazione culturale, ma non è più l’unico dispositivo possibile di esperienza estetica. In questo senso una realtà come Masseria Torre Maizza, all’interno della visione di Rocco Forte Hotels, apre una riflessione diversa: l’opera entra nella quotidianità del vivere, incontra pubblici eterogenei e attiva modalità di fruizione meno codificate. Nella mia esperienza curatoriale ho spesso lavorato in luoghi non convenzionali o fortemente caratterizzati – penso a Villa Igiea o al Tempietto del Bramante – e ogni volta ho constatato come la curatela diventi soprattutto pratica di ascolto del luogo. Non si tratta di adattare semplicemente un progetto a un contenitore, ma di costruire un dialogo in cui architettura, memoria, paesaggio e opera si influenzano reciprocamente. In una masseria di lusso questo aspetto diventa ancora più evidente: l’ospitalità non è soltanto servizio, ma esperienza culturale. La curatela assume quindi anche la responsabilità di creare occasioni di incontro autentico tra arte, territorio e vita vissuta.
Nel testo critico si parla di dialogo tra “dentro e fuori”. Quanto è importante per lei che un’opera superi i confini fisici del luogo che la ospita e diventi dispositivo di relazione con il contesto sociale?
Per me è un aspetto centrale. L’opera non vive mai soltanto nello spazio fisico che la contiene, ma nella rete di relazioni che riesce ad attivare. Quando parlo di “dentro e fuori” mi riferisco sia a una dimensione spaziale sia a una dimensione simbolica e sociale. L’arte contemporanea più interessante, a mio avviso, non si limita a occupare un luogo ma lo vive, lo mette in discussione, ne amplifica le narrazioni e apre possibilità di relazione con ciò che sta oltre i suoi confini. Questo vale in modo particolare in un territorio come la Puglia, dove il paesaggio, le tradizioni e la dimensione comunitaria sono elementi vivi e non semplici scenografie. Da sociologo considero l’opera anche come dispositivo relazionale: non necessariamente perché debba produrre consenso o partecipazione immediata, ma perché può generare nuove forme di sguardo e nuove domande sul nostro stare insieme.
La luce nelle opere di Senatore appare contemporaneamente come elemento estetico e sociale. Quale valore assume in una regione come la Puglia, dove le luminarie rappresentano anche una memoria collettiva profondamente radicata?
La luce nel lavoro di Marinella Senatore non è mai soltanto decorazione o suggestione visiva. È linguaggio, presenza pubblica, possibilità di incontro. Le sue luminarie recuperano una tradizione profondamente radicata nel Sud Italia – e in Puglia in particolare – ma la sottraggono a una lettura nostalgica o folklorica. Le luminarie nascono storicamente come architetture temporanee di festa e condivisione, capaci di trasformare lo spazio pubblico e di renderlo luogo di appartenenza collettiva. Marinella mantiene viva questa memoria ma la proietta nel presente, caricandola di nuovi significati legati all’empowerment, alla partecipazione e alla costruzione di comunità. In Puglia questa operazione assume una risonanza particolare, perché la luce appartiene già all’immaginario del territorio. Le opere non introducono un elemento estraneo, ma riattivano una memoria condivisa, invitandoci a guardarla, spero, con occhi diversi.
Molte pratiche partecipative contemporanee dichiarano di voler costruire comunità. Quali elementi rendono il lavoro di Marinella Senatore diverso da una semplice retorica della partecipazione?
È una domanda importante, perché il rischio di trasformare la partecipazione in slogan esiste. Al di là dei numeri, se siano realmente 8 milioni le persone coinvolte da Marinella o soltanto 10, la partecipazione, nel suo lavoro, non è un elemento accessorio o un espediente comunicativo, ma un metodo di ricerca sviluppato nel tempo, basti pensare alla School of Narrative Dance, che da oltre un decennio propone modelli educativi e collaborativi alternativi. Più che “rappresentare” una comunità, Senatore costruisce condizioni affinché esperienze, competenze e soggettività differenti possano entrare in relazione. Il centro del lavoro non è l’evento partecipativo in sé, ma il processo che lo rende possibile. Per questo il suo lavoro sfugge alla retorica: non promette comunità ideali o armonie artificiali, ma apre spazi di incontro reali, inevitabilmente complessi e plurali, in cui la dimensione estetica e quella sociale rimangono inseparabili.
In tal senso We Rise By Lifting Others appare meno come una mostra tradizionale e più come un esperimento sul significato contemporaneo dell’appartenenza. In un’epoca segnata dalla frammentazione delle relazioni sociali e dalla progressiva individualizzazione delle esperienze, Senatore propone una riflessione sulla possibilità di costruire forme condivise di immaginazione collettiva. Mentre le sue installazioni illuminano lo spazio, rendono visibile un desiderio di comunità che continua a riaffiorare, pur tra contraddizioni, e che serve, probabilmente, a riconoscersi reciprocamente.
Marinella Senatore, We Rise by Lifting Others
prima personale dell’artista in Puglia
a cura di Raffaele Quattrone
Progetto realizzato in collaborazione con galleria Mazzoleni;
29 maggio – 8 settembre 2026
Masseria Torre Maizza
Contrada Coccaro, Savelletri di Fasano (BR)
Contatti Rocco Forte Hotels | Grazia Ciani – PR & Marketing Manager, Masseria Torre Maizza | Sofia Francesca Polla – PR Director Italy, Rocco Forte Hotels

