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in minor keys

In Minor Keys

Fate un respiro profondo. Espirate. Rilassate le spalle. Chiudete gli occhi. La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia nasce da questo invito: incontrare le opere nelle condizioni fisiche, meteorologiche, emotive in cui ci raggiungono. Rallentare il passo. Sintonizzarsi sulle frequenze delle tonalità minori.

In Minor Keys, titolo scelto da Koyo Kouoh, sarà aperta al pubblico da sabato 9 maggio a domenica 22 novembre 2026 ai Giardini, all’Arsenale e in vari luoghi di Venezia. La pre-apertura si terrà il 6, 7 e 8 maggio; la cerimonia di inaugurazione e premiazione avrà luogo sabato 9 maggio 2026.

Le tonalità minori, in musica, non sono soltanto una struttura armonica: sono un campo emotivo, una postura dell’ascolto. Evocano il blues, il lamento, il sussurro, la call and response; rifiutano il fragore delle marce militari e prendono vita nei toni sommessi, nelle vibrazioni basse, nei mormorii della poesia. Sono portali di improvvisazione verso l’altrove e l’altrimenti.

E sono anche isole minori: mondi in mezzo agli oceani, ecosistemi distinti e infinitamente ricchi, socialità complesse inscritte in strutture politiche più vaste. Da questa analogia prende forma un arcipelago di oasi – giardini, cortili, scuole, piste da ballo – universi intimi e conviviali creati dagli artisti per rigenerare e sostenere la vita, soprattutto nei momenti più bui.

Dopo la prematura scomparsa di Koyo Kouoh nel maggio 2025, con il pieno sostegno della famiglia, la Biennale ha deciso di realizzare la Mostra secondo il progetto da lei ideato, per preservare, valorizzare e diffondere le sue idee e il lavoro svolto con dedizione. Nominata Direttrice artistica del Settore Arti Visive nel novembre 2024, Kouoh aveva già sviluppato compiutamente l’impianto curatoriale: il testo teorico, la selezione di artisti e opere, il catalogo, l’identità grafica e l’architettura degli spazi, in dialogo costante con gli artisti invitati.

La mostra è realizzata con il contributo del Team da lei stessa scelto: Gabe Beckhurst Feijoo, Marie Hélène Pereira e Rasha Salti (advisor), Siddhartha Mitter (editor-in-chief), Rory Tsapayi (assistente alla ricerca). Sono stati loro a presentare oggi, a Venezia, a Ca’ Giustinian – sede della Biennale – le linee del lavoro condotto insieme a Kouoh per questa 61ª Esposizione.

Un momento cruciale di quel percorso è stata la riunione svoltasi a Dakar nell’aprile 2025 presso RAW Material Company, centro culturale fondato da Kouoh. Quell’incontro resta emblematico del suo modo di concepire la pratica curatoriale: attenta alle relazioni, aperta all’imprevisto, radicata nell’ascolto.

«Durante quella settimana a Dakar – ha dichiarato il Team – abbiamo posto le basi della 61ª edizione della Biennale Arte. Abbiamo mappato pratiche e progetti, individuato motivi attorno ai quali organizzare la Mostra e i pilastri su cui fondarla. Temi come l’incantamento, la fecondità e la condivisione, nonché pratiche generative indirizzate alla collettività, sono emersi in modo naturale. L’ultimo giorno, certa di aver raggiunto l’obiettivo più difficile, Koyo ha assegnato a ciascuno di noi una missione. La Mostra ormai aveva assunto forme concrete. Riuscivamo a sentire la musica che aveva composto insieme a noi sotto l’ombra protettiva di un generoso albero di mango».

Il Team – distribuito tra Londra, Dakar, Berlino, Beirut, Marsiglia, Città del Capo e New York – ha proseguito nei mesi successivi il lavoro di realizzazione, attivando un processo intenso e condiviso insieme alla struttura della Biennale, in particolare al Settore Arti Visive. Riunioni online, seminari in presenza a Venezia (maggio e ottobre 2025) e a Dakar (giugno 2025) hanno permesso di dare continuità a un progetto collettivo che, pur attraversando continenti, ha mantenuto coerenza e profondità.

C’è una ragione, scriveva James Baldwin, se esistono persone che vogliono colonizzare la luna e altre che danzano davanti ad essa come a un’amica mitica. È in questa tensione che si colloca In Minor Keys: non come fuga dalle crisi del presente, né come loro semplice commento, ma come proposta di riconnessione radicale con l’habitat naturale e con il ruolo originario dell’arte – emotivo, visivo, sensoriale, affettivo.

La mostra si fonda su una profonda fiducia negli artisti come interpreti essenziali delle condizioni sociali e psichiche del nostro tempo e come catalizzatori di nuove relazioni e possibilità. È concepita come una partitura collettiva: un ensemble in cui coesione e dissonanza convivono, come in una sessione jazz.

Nei nostri miti, nei nostri canti – ricordava Toni Morrison – si trovano i semi. Non è possibile concentrarsi incessantemente sulla crisi: bisogna avere amore, bisogna avere magia. Anche questa è vita. La 61ª Biennale Arte accoglie questa lezione e si configura come una processione visiva e meditativa che sollecita i visitatori a interconnettersi e a perdersi, attraversando universi diversi e rendendo visibili le possibilità che abitano gli spazi intermedi.

Al cuore del percorso espositivo, anche l’omaggio a due figure maggiori, Issa Samb e Beverly Buchanan, presenze attive nel presente più che oggetti di retrospettiva: pratiche che hanno privilegiato la forza generativa dell’arte rispetto alla sua mera oggettualità, concependo l’opera come spazio di relazione, memoria e fuggitività.

In Minor Keys non propone un’enciclopedia esaustiva, ma un’esperienza sensoriale che rinnova piuttosto che esaurire. Un tempo sottratto alla tirannia della produttività, in cui meravigliarsi, meditare, sognare, gioire, riflettere.

Una partitura polifonica che si offre come oasi nel frastuono, come tonalità minore capace di custodire gioia, consolazione, speranza e trascendenza. Un invito a respirare, ad ascoltare, a lasciarsi cambiare.

Roberto Sala

Editore, graphic designer e fotografo d’arte, dal 2012 è docente di Metodi e tecniche dell'arte-terapia presso l'Accademia di Brera nel corso di laurea specialistica di Teorie e pratiche della terapeutica artistica. Direttore della casa editrice Sala Editori specializzata in pubblicazioni d’arte e architettura, affianca alla professione di editore quella di grafico, seguendo in tempi recenti l’immagine coordinata delle più importanti manifestazioni culturali della città di Pescara fra le quali si segnalano: Funambolika e Pescara Jazz. Dal 1992 al 2019 è Art Director della Rivista Segno per la quale dal 1976 ha ricoperto diversi ruoli e incarichi. Dal 2019 è Direttore Editoriale di Segnonline. Dal febbraio 2024 è Direttore Editoriale delle riviste Segno e Segno.es per le quali traccia la linea politica e di sviluppo. roberto@segnonline.it

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