Art Basel Paris
Herbert Golser - Montebello. Foto di Gilberto Urbinati

Herbert Golser – l’anima del legno in dialogo tra contemporaneo e storia

Fino al 6 settembre sarà esposta, nelle sale rinascimentali del Palazzo Roveresco, la mostra personale dello scultore austriaco Herbert Golser dal titolo – L’anima del legno – a cura di Riccardo Freddo e Luca Baroni

A Montebello di Orciano, tra colline morbide e cieli larghi, sorge il Palazzo Roveresco, un edificio che porta nelle sue pietre secolari il peso e la grazia di oltre sei secoli di storia. Nato come rocca di avvistamento prima del 1376, ha visto trasformazioni, guerre e restauri. Ma soprattutto ha vissuto il segno di una donna: Lavinia Feltria Della Rovere, (Pesaro 1558 – Montebello 1632), moglie di Alfonso Felice d’Avalos d’Aquino d’Aragona (1564-1593), principessa di Urbino e Francavilla e marchesa del Vasto e Pescara, sorella del duca Francesco Maria II, che nel XVII secolo ne fece il suo rifugio e il suo centro culturale.

Figura rara per la sua epoca, Lavinia Della Rovere fu indipendente, visionaria, capace di esercitare un potere culturale in tempi in cui le donne erano spesso escluse dalle decisioni pubbliche. “Per me, Lavinia Della Rovere non è solo un personaggio storico” racconta Riccardo Freddo, curatore della mostra, “ma un simbolo di come la determinazione individuale possa trasformare il paesaggio culturale. Ho voluto che le opere di Herbert Golser si muovessero all’interno del Palazzo come presenze vive, in un dialogo diretto con quella memoria femminile forte e raffinata”.

Questo luogo è tutela di memoria e bellezze architettoniche e questo incontro tra passato e presente. L’insieme fra materia antica e forme organiche si anima tramite una curatela attenta, di mediazione culturale, il quale sguardo si apre a ciò che è invisibile, nascosto e inserito tra le pieghe del luogo e delle opere, pronto a prendere vita e a trasformare la percezione del territorio.

Oggi, tra le sale decorate con stucchi di Federico Brandani e affreschi manieristi, è il legno a respirare di nuova vita: il legno di Herbert Golser, artista austriaco capace di far vibrare la materia tra leggerezza e forza, fragilità e resistenza. Le sue sculture non sono oggetti inerti  ma sono entità vive, in simbiosi con le sale del palazzo. “Golser lavora come un artigiano del tempo” spiega Freddo, “plasma il legno ma in realtà modella lo spazio e la percezione. Ho voluto che le sue opere fossero contrappunti visivi alla monumentalità del palazzo: non un’occupazione dello spazio, ma una sua riscrittura poetica”.

Golser sceglie spesso legni segnati dal tempo: frammenti che portano cicatrici, venature irregolari, segni di un passato che non viene cancellato ma trasformato. Le sue mani assecondano le linee naturali, levigano, scavano, talvolta tagliano con precisione chirurgica, fino a far emergere forme che sembrano già esistere dentro la materia. È una poetica della restituzione come restituire vita a ciò che era dimenticato, restituire voce a ciò che era silenzio.

L’allestimento stesso è un dialogo, a tal punto che le sculture si adagiano negli angoli, si specchiano nelle volte, si insinuano tra le ombre e la luce delle finestre. È come se fossero sempre state lì, ma invisibili fino a questo momento. L’artista non forza lo spazio ma vi si adatta con la naturalezza dell’acqua che prende la forma del vaso, eppure lo trasforma e lo rilegge.

L’anima del legno non è solo una mostra: è un atto di rigenerazione culturale. Riccardo Freddo lo dice chiaramente: “Il mio obiettivo è far sì che l’arte contemporanea non resti confinata nei centri di potere culturale. Credo nel portarla nei luoghi marginali, perché lì si crea un’energia nuova: in questa maniera il pubblico non è saturo, lo spazio respira, e l’incontro con l’arte diventa autentico”.

Rigenerare un palazzo storico attraverso un linguaggio contemporaneo significa rompere l’inerzia di luoghi che rischiano il silenzio. È sfida e opportunità insieme. Spiega Riccardo Freddo “la sfida principale è convincere istituzioni, comunità e collezionisti a investire in contesti che non godono della visibilità delle grandi città. Ma proprio lì nasce la possibilità di modellare una scena culturale nuova, che non sia copia di altre ma viva della specificità del luogo”.

Nel suo sguardo, il futuro dell’arte in Italia è una costellazione: piccole e grandi luci distribuite in tutto il territorio, capaci di creare un cielo ricco e riconoscibile. Luoghi oggi periferici potrebbero diventare le tappe più preziose di domani, se sostenuti da progetti che tengano insieme storia, identità e innovazione. Il curatore racconta con passione la sfida di portare in Italia artisti internazionali come Herbert Golser e Keita Miyazaki (mostra tenutasi al Museo d’Arte Rubini Vesin di Gradara nell’aprile 2025), capaci di dialogare con i borghi e le architetture storiche e di trasformare l’esperienza culturale in qualcosa di dinamico e coinvolgente,  ne vede nella rigenerazione dei territori marginali una priorità, perché lì, secondo lui, si gioca il futuro dell’arte e della cultura italiana.

In questo intreccio di tempi e linguaggi, L’anima del legno diventa una metafora: il passato come radice, il presente come tronco vivo, il futuro come rami che si aprono verso direzioni imprevedibili. Lavinia Feltria Della Rovere, con la sua lungimiranza, sarebbe stata probabilmente fiera di questo incontro. Herbert Golser, con la sua eleganza organica, e Riccardo Freddo, con la sua visione strategica, hanno trasformato un palazzo storico in un organismo vivo, dove ogni stanza respira ancora di cultura, passione e rinascita.

E in un mondo che spesso sembra diviso tra tradizione e innovazione, a Montebello di Orciano si ha un esempio di come queste dimensioni possano convivere e arricchirsi a vicenda. Il Palazzo diventa così luogo vivo e pulsante, un racconto di storie nuove, ispiratore per nuove generazioni.

La mostra L’anima del legno non è solo un’esposizione ma invito a guardare oltre, a scoprire ciò che sta sotto la superficie scoperchiando stereotipi e agendo in maniera lucida, a lasciarsi attraversare dal respiro antico e al contempo contemporaneo di un luogo e di un’arte che continuano a vivere.

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