L’antologica Tutti i miei errori (1998-2025) di Gianmaria Giannetti individua e restituisce al pubblico gli atti di rovesciamento decisivi di una carriera vissuta come azione di eversione, esercizio filosofico e gioco di sovvertimento iconografico.
La mostra, curata da Gabriele Cordì e Daniele Decia, e allestita nelle sale dell’Oratorio de’ Disciplinati del museo, esplora un decalogo di personaggi e codici familiari, eredità della cultura occidentale e ricorrenti nella produzione dell’artista, in un processo di esegesi e rappresentazione non privi di ironia e cinismo.



Le apparizioni trasognate dell’artista popolano lo spazio espositivo occupando la realtà istituzionalizzata con apparente ingenuità, secondo una logica che allude alla schiettezza e immediatezza del linguaggio pur contenendo in sé la complessità di un percorso allestitivo e artistico composto da stratificazioni, citazioni colte rielaborate, lontane dal mero citazionismo; beffarde e drammatiche, le figure chimeriche in mostra esprimono una tensione tra opposti e stabiliscono un punto di contatto tra umano e astrazione, materia e simbologia.
Si innesca, così, una forma di cortocircuito non solo nell’insieme della narrazione, ma anche nel singolo elemento in cui coesistono, sovente, allusioni al prodotto immaginifico della mente fanciullesca con le sue inquietudini e interpretazioni esclusive, e l’eredità di alcuni dei più grandi pensatori, filosofi, poeti, artisti come Deleuze, Picasso e Wittgenstein tra gli altri; l’irrequietezza fiduciosa dell’infanzia si misura, così, con la sua controparte matura, prodotto di disillusione e inciampi. Difatti, il lavoro dell’artista si configura come espediente ingegnato al fine di tenere assieme differenti percorsi intellettuali e sensibili, in parte già esplorati negli anni universitari di studi filosofici e successivamente predisposti in esiti rinnovati e riformati attraverso una personale ricerca artistica. L’azione pittorica e la reinterpretazione iconografica diventano, dunque, strumenti prediletti per tentare di rendere parzialmente accessibile il puro pensiero e l’alterità.
Se “nella loro essenza elusiva, le ricostruzioni del passato attraverso la nostra esperienza sono ‘finzioni di verità’ grammaticali e testuali”, come ricorda George Steiner, Giannetti sceglie di impiegare ed esasperare l’inevitabile rimodulazione della storia rimaneggiando oggetti, simbologie e immaginari remoti, unico lascito sondabile del tempo perduto, come procedimento per conferire concretezza alla percezione individuale e alle idee. Il suo lavoro prende le distanze da aspettative e paradigmi rigorosi a favore di un principio di recupero e rilettura dell’oggetto e dell’immagine di cui si evidenzia, così, il valore emotivo e profondamente umano.
In Tutti i miei errori (1998-2025), ripercorrendo gli atti e il metodo di ricerca di Gianmaria Giannetti, il difforme e il gesto sovversivo apparentemente innocuo – che pure disturba la quiete della norma, alterando prospettive e convinzioni – emergono come prerogativa fondamentale in un lavoro che da sempre favorisce la scomodità di una libera autodeterminazione intellettuale ad una più agevole conformità accademica.



Gianmaria Giannetti. Tutti i miei errori (1998-2025)
a cura di Gabriele Cordì e Daniele Decia
Oratorio de’ Disciplinanti
Complesso Museale di Santa Caterina, Finalborgo (SV)
4 ottobre – 30 novembre 2025

