Francesco Clemente: Watercolors

La galleria Lévy Gorvy ha inaugurato, lo scorso 17 agosto a New York, la mostra “Francesco Clemente: Watercolors”. L’esposizione indaga sulla pratica dell’artista italiano negli ultimi trent’anni, in particolare sul suo uso dell’acquerello. Tre decenni che vengono raccontati dopo la recente “Francesco Clemente: Pastels“, esposizione tenuta nella sede londinese della galleria.

Queste ultime due mostre dell’artista napoletano sono state curate dall’architetto Bill Katz, amico stretto di Francesco Clemente, che ha voluto mettere in luce e celebrare non solo la maestria del compagno nel realizzare effetti visivi con l’uso del colore, ma anche la profondità fisica e metafisica della sua pratica artistica.

Nel corso della sua carriera, Francesco Clemente ha sperimentato l’uso di molteplici media pittorici, tra cui disegni a inchiostro, ad olio, a tempera, installazioni site-specific, senza dimenticare scultura e arazzi. L’acquerello diventa fondamentale nella carriera dell’artista, complice il suo stile di vita nomade che lo porta a scoprire diverse culture e nuovi modi di fare arte. Negli anni ’70 inizia infatti a viaggiare in lungo e in largo, soprattutto in India, dove si immerge nelle innumerevoli tradizioni estetiche del paese. Acquerelli, pastelli e carta diventano strumenti chiave per comprendere la vita e la poetica dell’artista. Clemente pone l’enfasi sulla capacità dell’acquerello di gocciolare sulla carta e generare veli semi-trasparenti, stimolo creativo individuato dall’artista durante la permanenza nel subcontinente indiano.

Le opere dell’artista italiano non di rado alludono alla mitologia Indù, grazie ad un approccio alla forma che mette in primo piano la rappresentazione della fluidità. Nelle recenti serie Gold on Gold (2016) e Shadows (2017), Francesco Clemente ha inoltre utilizzato la tecnica indiana della pittura in miniatura, ulteriore prova dello sviluppo del proprio universo simbolico sfaccettato, dai mille volti.

Se l’uso ingegnoso che Francesco Clemente fa dell’acquerello era stato inizialmente ispirato dai suoi viaggi in India, le altre esperienze, tra cui quelle newyorkesi, lo hanno aiutato enormemente a sviluppare e migliorare questa pratica. Seguendo le orme di William Blake, inizia poi ad utilizzare l’acquerello per rappresentare immagini a metà tra il personale e lo spirituale, figure riconoscibili e forme astratte e sviluppa un forte linguaggio di immagini, figure e simboli, come si può notare in Symmetry (1991) e Chain (1996), due acquerelli della Book of the Sea

Al centro del progetto artistico di Francesco Clemente vi è il bisogno di confrontare la realtà con la fantasia e con le storie che gli uomini nel corso del tempo hanno elevato a mito. Come osserva Raymond Foye, Clemente “non vuole scioccare ma esplorare a fondo e imperturbabilmente gli impulsi sessuali, per dimostrare come non ci si debba vergognare dei propri desideri più profondi”. Quanto detto è evidente negli acquerelli A Story Well Told (2013) e Notturno Indiano (2019), serie ispirate rispettivamente dal mito di Apollo e Dafne e da una novella di Antonio Tabucchi. In queste opere  Clemente rende il colore acquoso, inducendo un senso di tranquillità che consente all’osservatore di riflettere sugli argomenti tabù attraverso un’esplorazione all’interno della psiche. Questa sensazione viene resa tramite il sapiente utilizzo dell’acquerello, che riesce a prendere vita e a trasmettere emozioni intime.

Il fascino che Francesco Clemente prova nei confronti della forza emotiva del colore e della forma risulta evidente anche in Beauty Without Witness, la serie di acquerelli realizzata nel periodo di quarantena. I colorati paesaggi marini rappresentati sono costellati di conchiglie e di giocattoli sulla riva ed evocano mondi fantastici carichi di nostalgia e di ricordi d’infanzia dell’artista.

La galleria offre un ricco programma di mostre e di eventi multidisciplinari e ha pubblicato il catalogo della mostra insieme a quello della precedente Francesco Clemente: Pastels, con all’interno saggi di Carlos Basualdo e Raymond Foye, oltre a riproduzioni delle opere di Clemente accompagnate da poesie di autori vicini all’artista.

La mostra newyorkese presenta diversi lavori dell’artista mai esposti in precedenza e avrà luogo fino al 1 ottobre 2020.