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Francesco by Francesco: Costruire l’identità

Francesco Vezzoli torna a Brescia con gli autoritratti che lo hanno messo per la prima volta al centro della scena. Uno studio puntato sull’identità, il glamour e il tempo che passa.

Francesco Vezzoli torna a Brescia con un progetto che intreccia dimensione biografica e riflessione sull’identità. La mostra Francesco by Francesco: Back to the Mirror affronta il tema del ritorno e del confronto con la propria immagine, interrogando la distanza tra ciò che siamo stati e ciò che siamo diventati.

La galleria APALAZZOGALLERY, guidata da Chiara Rusconi e Francesca Migliorati, porta avanti da anni un programma che alterna grandi nomi internazionali e ricerche emergenti. Vezzoli appartiene alla prima categoria: dal Centre Pompidou al Guggenheim Museum, dal Musée d’Orsay al MAMbo, fino al Museo Correr, con mostre da Shanghai a Monaco. A Brescia, tuttavia, il ritorno assume un valore particolare.

Il nucleo dell’esposizione è costituito da è costituito da un gruppo di lavori che non venivano riuniti da oltre vent’anni. Presentati per la prima volta nel 2002, in Germania, erano rimasti da allora come immagini chiuse in un cassetto. Oggi vengono riproposte insieme, affiancate da una nuova installazione che ne ridefinisce il contesto senza alterarne il significato originario.

Il progetto nasce dall’incontro tra Vezzoli e Francesco Scavullo. Il fotografo aveva costruito la propria carriera sulle copertine di Cosmopolitan e Harper’s Bazaar e sul volume Scavullo Women, contribuendo a definire un modello di femminilità dominante negli anni Ottanta. Nel 2002 era però ormai ai margini del sistema della moda. Questa posizione interessa a Vezzoli: non il successo nel suo apice, ma ciò che rimane quando l’attenzione si sposta altrove.

Dalla collaborazione nasce una serie di fotografie in bianco e nero. Il soggetto è Vezzoli stesso. In una prima immagine appare nella sua identità riconoscibile. La seconda lo mostra trasformato: smoking di Yves Saint Laurent, capelli tirati all’indietro, volto ridefinito secondo i codici della fotografia di moda. Nella terza assume un’identità femminile quotidiana, lontana dalla figura della diva. Il riferimento è Rrose Sélavy, l’alter ego creato da Marcel Duchamp. Qui l’operazione non è citazione ironica: è un esercizio di spostamento identitario che mette in discussione stabilità e ruolo dell’immagine.

Accanto alle fotografie sono esposti i ricami, tecnica ricorrente nel lavoro dell’artista. Vezzoli interviene con ago e filo su stampe fotografiche, introducendo un elemento manuale su un supporto legato alla riproducibilità. I soggetti sono icone degli anni Ottanta, Jacqueline Bisset, Christopher Reeve, Lauren Hutton, Kim Alexis e i volti della Factory di Andy Warhol, sui quali l’artista cuce lacrime. Il filo attraversa i volti e introduce una dimensione emotiva che contrasta con la perfezione dell’immagine pubblica.

L’allestimento è definito dall’installazione Back to the Mirror, progettata da Filippo Bisagni. Pavimento, illuminazione e disposizione degli elementi richiamano l’estetica del tappeto rosso. Lo spazio suggerisce un ambiente in cui l’identità viene esibita e osservata. Il visitatore entra in un dispositivo che richiama quello dello spettacolo e della celebrità.

Per comprendere la portata di questi lavori è utile ricordare la posizione che Vezzoli occupava in precedenza. Nei video, nelle performance e nei ricami, l’artista appariva spesso in modo marginale. Era una presenza laterale, costruita con precisione ma non centrale. Con Francesco by Francesco la dinamica cambia. Vezzoli diventa soggetto esclusivo dell’opera. Utilizza il linguaggio della fotografia di moda, pensato per costruire icone, e lo applica a sé stesso. Scavullo, che aveva trasformato modelle e attrici in immagini simboliche, realizza qui l’icona di un artista che mette in scena la propria trasformazione.

Il confronto con Warhol è inevitabile. Entrambi trattano l’identità come un prodotto culturale. Tuttavia il maestro americano proteggeva la propria immagine con una distanza controllata. Vezzoli espone la propria figura in modo più diretto, rendendo visibile il processo di costruzione. Anche Cindy Sherman rappresenta un termine di paragone: da anni lavora sul travestimento e sugli stereotipi femminili. Vezzoli adotta una strategia simile, ma non si limita a smontare i codici: li assume e li attraversa, mettendo in evidenza la fragilità dell’immagine.

Ritorna inoltre il tema dei collaboratori legati a una stagione già conclusa. Prima di Scavullo, Vezzoli aveva coinvolto Gloria Swanson e Anna Magnani nei ricami, Valentina Cortese e Marisa Berenson nei video, e Veruschka in una performance alla Biennale. Sono figure che hanno attraversato il proprio momento di massima visibilità. L’artista non le sceglie per nostalgia, ma per riflettere su ciò che rimane dopo il successo.

Oggi queste opere assumono un significato ulteriore. Nel 2002 potevano apparire come un esercizio sofisticato sull’identità e sulla trasformazione. A distanza di tempo risultano più complesse. Interrogano la costruzione dell’immagine pubblica, la sua durata e la sua vulnerabilità. La questione non riguarda solo ciò che vediamo nello specchio, ma la nostra disponibilità a sostenerne lo sguardo nel tempo.

Francesco Vezzoli e Francesco Scavullo
Francesco by Francesco: Back to the Mirror
APALAZZOGALLERY, Palazzo Cigola Fenaroli, Brescia
Dal 3 dicembre 2025 al 6 febbraio 2026
A cura di Chiara Rusconi e Francesca Migliorati

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