Città di Castello ha trovato nel contemporaneo un nuovo motivo d’orgoglio. Vedere la gomma nera di uno pneumatico convivere con gli affreschi cinquecenteschi di Palazzo Vitelli alla Cannoniera genera un paradosso fecondo. È questo il cuore di God Year, la mostra personale di Paolo Canevari che ha trasformato la Pinacoteca civica di Città di Castello in uno degli spazi espositivi più discussi del panorama culturale umbro degli ultimi mesi.
L’esposizione, curata dallo storico e critico d’arte Lorenzo Fiorucci, ha riunito oltre cento tra critici, collezionisti e appassionati provenienti anche da fuori regione. Tra i presenti, Bruno Corà e Marco Tonelli, il sindaco Luca Secondi e l’assessore alla cultura Michela Botteghi. La mostra è promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune, coordinata dall’Ufficio Cultura e sostenuta dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria. God Year si inserisce nel progetto strategico Rinascimento e Contemporaneità, con cui l’Amministrazione comunale intende consolidare il profilo culturale di Città di Castello.
La risposta del pubblico ha superato le aspettative: inizialmente prevista fino al 15 febbraio 2026, l’esposizione è stata prorogata al 30 aprile. «La risposta del pubblico e degli addetti ai lavori ci ha confermato che questa mostra risponde a un’esigenza reale: quella di un luogo in cui il tempo si stratifica e il presente può finalmente guardarsi indietro senza nostalgia», sottolinea Michela Botteghi.
Un riconoscimento istituzionale e collettivo che si traduce in un’occasione di riflessione destinata a lasciare il segno.
La mostra presenta inoltre una significativa componente formativa. Cinque giovani storici dell’arte, Livia Castellani, Niccolò Falaschi, Chiara Maccarelli, Giulio Verna ed Eleonora Reali, hanno partecipato attivamente al progetto, sviluppando percorsi interpretativi in dialogo diretto con l’artista. Il museo si è configurato così non solo come sede espositiva, ma come cantiere aperto di ricerca critica e applicazione concreta.
Fin dagli anni Novanta, Canevari elegge a materiale principale la gomma delle camere d’aria. Lo pneumatico è simbolo della mobilità industriale, del progresso che produce scarto, del capitalismo globale che consuma e abbandona. Da questa materia carica di stratificazioni simboliche nascono sculture, installazioni e disegni che trasformano la densità semantica in forma artistica.
Nella grande sala affrescata di Palazzo Vitelli alla Cannoniera, l’artista ha realizzato un’installazione site-specific di forte impatto. Gli pneumatici, tagliati a mano con precisione, instaurano un dialogo diretto con gli affreschi che raffigurano grandi condottieri dell’antichità. Un confronto strutturale, non ornamentale: gomma e guerra, petrolio e potere militare si specchiano attraverso i secoli con sorprendente coerenza.
L’allestimento assume una forma da anello che si chiude su se stesso, evocando l’uroboro: il serpente simbolo dell’eterno ritorno e dell’energia che si rigenera. Lo pneumatico diventa corona, grembo, protezione e minaccia insieme, una sintesi della ricerca di Canevari.
Accanto alle sculture in gomma, la mostra presenta opere su carta trattata con olio di motore esausto e lavori in cui la foglia d’oro dialoga con il nero assoluto in un contrasto volutamente straniante. L’oro non è decorazione, ma valore che si fa luce, controcanto spirituale alla pesantezza della materia.
God Year tiene insieme due significati: è il nome di un grande produttore di pneumatici, ma richiama anche l’Anno Santo della tradizione cristiana. In Umbria, dalla Basilica di San Francesco d’Assisi ai percorsi benedettini, questa ambivalenza acquista un’intensità particolare e si trasforma in una domanda: cosa veneriamo oggi, la fede o il mercato?
Cresciuto a Roma, Paolo Canevari ha sviluppato uno sguardo critico sui sistemi di credenza che regolano la vita collettiva. Nelle sale di Palazzo Vitelli le sue opere non si limitano ad affiancare il Rinascimento, ma lo mettono in dialogo con il presente. La Madonna (1998), con l’aureola di pneumatico, e il San Sebastiano (1999), evocato attraverso l’assenza, riattivano le icone senza profanarle, restituendo loro una tensione ancora viva.
Significativo è anche il dialogo ideale con Alberto Burri, il più illustre figlio di Città di Castello. Entrambi gli artisti lavorano con materiali provenienti dalla produzione industriale e fanno del nero una scelta strutturale. Nel caso di Canevari, il nero diventa una superficie densa, capace di assorbire e restituire senso.
Portare questa ricerca a Città di Castello non è quindi un gesto casuale, ma il riconoscimento di un’identità culturale radicata nel tessuto cittadino. La proroga di God Year fino al 30 aprile 2026, permette ora di esplorarla ancora più a fondo, garantendo il tempo necessario per un’ulteriore occasione di visita.
Paolo Canevari
God Year
Pinacoteca civica di Palazzo Vitelli alla Cannoniera, Città di Castello (PG)
Dal 15 novembre 2025 al 30 aprile 2026
A cura di Lorenzo Fiorucci
