Ci sono artisti che costruiscono un’opera silenziosa e duratura, lontana dai meccanismi della visibilità. Vito Pancella è stato uno di questi. Scultore abruzzese nato a Lanciano nel 1945 e scomparso nel 2005, ha dedicato quasi quarant’anni al bronzo, al marmo e al gesso con coerenza, senza inseguire il consenso facile. A vent’anni dalla morte, e nell’anno in cui avrebbe compiuto ottant’anni, la Fondazione Pescarabruzzo ha scelto di restituirgli lo spazio che merita. La Maison des Arts, nel cuore di Pescara ospita Dare vita alla materia, curata da Ida Mitrano, accompagnata dal critico Alessandro Masi.
Cinquantacinque opere, tra plastica e grafica, raccontano l’arco di una carriera. Da un lato, trentatré sculture e rilievi nei tre materiali prediletti, che permettono di seguire l’evoluzione del linguaggio dagli esordi alle prove più mature. Dall’altro, ventidue fogli tra acqueforti e disegni, soprattutto degli anni Ottanta, che aprono uno sguardo sulla sua officina interiore: il modo in cui pensava, cercava, correggeva.
Il percorso prende avvio da due gessi degli anni della formazione, quando Pancella era a Roma nello studio di Pericle Fazzini. Lavori ancora segnati dall’apprendistato, ma già attraversati da un’intuizione personale: la volontà di sottrarre la pietra alla sua inerzia per restituirle movimento, respiro.
Al centro della rassegna si colloca un gruppo di opere legate ai ritmi del mondo naturale. L’alba, il vento, la luna, il mutare delle stagioni: non vengono descritti, ma agiscono dentro la forma. L’esito più compiuto di questa tensione è Colpo di vento (1997), piccolo bronzo di una donna il cui corpo che si piega senza spezzarsi, mentre capelli e vesti prolungano il gesto nello spazio. Una di quelle rare sculture capaci di rendere visibile l’invisibile.
A seguire incisioni e disegni rivelano un autore altrettanto sicuro nel segno quanto nel volume. Per l’artista il foglio non era uno studio preparatorio, ma uno spazio autonomo di ricerca: il luogo in cui la leggerezza del tratto esplorava ciò che il peso del bronzo avrebbe poi trattenuto.
Cosa cercava Pancella? La domanda non è retorica, perché la risposta non è ovvia. Non si trattava di rappresentare la natura, né di celebrare la bellezza classica del corpo umano. Il punto era altrove: nella possibilità che la materia smettesse di essere inerte e iniziasse a vivere di una vita propria.
Ida Mitrano, che ha costruito il progetto critico della mostra, parla di «un sentimento della natura» come categoria interpretativa. Non paesaggio, non simbolo, ma qualcosa di più vicino a uno stato d’animo tradotto in forma tridimensionale. Le figure femminili, enigmatiche e mai del tutto decifrabili, sembrano sospese tra apparizione e dissolvenza.
Alessandro Masi colloca questa sensibilità nel contesto della scultura italiana del dopoguerra. Pancella, allievo di Fazzini, ne aveva assorbito l’interesse per il dinamismo, per la forma che si protende nello spazio invece di chiudersi su se stessa. Ma aveva poi intrapreso una strada autonoma, intrecciando quell’eredità con una dimensione mitica e una qualità personale nel trattamento della superficie.
Quella di Pancella è anche una storia di luoghi. Dopo gli anni romani e il periodo trascorso tra Bari e la capitale come insegnante, nel 1989 tornò a vivere e lavorare in Abruzzo, ristabilendo un legame stabile con la propria terra. Allo stesso tempo continuò a spostarsi verso centri cruciali per il suo lavoro: Verona, per le fonderie, e Pietrasanta, per il marmo. Qui la materia non è un’idea, ma una presenza che oppone resistenza, chiede misura, impone ascolto. È in questo confronto diretto che le sue forme trovano equilibrio e tensione.
Per questo la retrospettiva alla Maison des Arts non è soltanto una ricorrenza celebrativa. Riporta nel contesto che gli appartiene un artista che ha costruito la propria ricerca tra radicamento e movimento, tra ritorni e aperture. Vedere oggi queste opere riunite significa cogliere l’unità di un lavoro coerente, attraversato da un’unica tensione: dare alla materia un respiro, trasformare il peso in slancio, rendere visibile ciò che normalmente resta nell’aria e nel tempo.
Vito Pancella
Vito Pancella: dare vita alla materia
Maison des Arts, Fondazione Pescarabruzzo
Corso Umberto I, Pescara
Dal 5 dicembre 2025 al 8 marzo 2026
A cura di Ida Mitrano e Alessandro Masi

