Castelbasso - Progetto Genesi
Luogo
Momart Gallery
piazza Madonna dell’Idris - Matera

momartgallery57@gmail.com

Categorie

Data
Giu 06 2026 - Set 01 2026
In corso...
Ora
Inaugurazione 6 giugno 2026, ore 18.00
11:00 - 19:00
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Mostra

Eliel David Martínez Julián | Selvatico/Domestico

La Momart Gallery è lieta di presentare Selvatico/Domestico, mostra personale dell’artista messicano Eliel David Martínez Julián, inaugurata sabato 6 giugno 2026 negli spazi della Momart Gallery a Matera a cura di Alessia Pietropinto.

Attraverso un corpus di opere inedite tra pittura, installazione e interventi ambientali, la mostra costruisce una riflessione poetica e antropologica sul tema dell’abitare, della memoria e della trasmissione culturale, mettendo in dialogo il Messico e il Sud Italia mediante una rete di risonanze simboliche, rituali ed emotive.

La ricerca artistica di Martínez Julián si colloca in una soglia sottile tra immagine e rituale, tra archivio affettivo e attraversamento culturale. Le sue opere emergono come superfici vive, dense e porose, abitate da figure animali, frammenti vegetali, presenze ibride e stratificazioni cromatiche che evocano simultaneamente la dimensione intima del ricordo e quella collettiva dell’esperienza culturale. In questo universo visivo nulla appare puramente illustrativo: ogni elemento custodisce una tensione antropologica profonda, come se la pittura potesse ancora trattenere tracce di oralità, spiritualità popolare e memorie migranti.

Con Selvatico/Domestico, l’artista individua nella città di Matera un interlocutore vivo della propria pratica. I Sassi, la pietra scavata, la memoria stratificata dell’abitare e il rapporto ancestrale con la terra diventano parte integrante del progetto espositivo, aprendo uno spazio di riconoscimento inatteso tra il Mediterraneo meridionale e il mondo mesoamericano. Le opere costruiscono così una cartografia poetica di corrispondenze culturali in cui tradizioni popolari, ritualità domestiche, paesaggi e memorie collettive rivelano sorprendenti continuità.

Elemento centrale della mostra è il tamal, presenza simbolica che attraversa il progetto come metafora del custodire. Preparato con masa di mais e avvolto in foglie che ne proteggono il contenuto durante la cottura, il tamal rappresenta una forma culturale in cui il cibo conserva ancora un valore rituale e comunitario. Martínez Julián riconosce nella struttura stessa della galleria una continuità poetica con quell’involucro tradizionale: così come le foglie custodiscono il corpo del tamal, lo spazio espositivo accoglie opere, memorie e presenze, trasformandosi in soglia sensibile tra interno ed esterno, protezione e condivisione.

Durante l’opening del 6 giugno 2026, la mostra sarà inoltre accompagnata da un happening performativo realizzato in collaborazione con Irene Volpe, chef freelance e content creator. In dialogo con la ricerca di Eliel David Martínez Julián, la preparazione dei tamales diventerà parte integrante dell’esperienza espositiva: un gesto collettivo e rituale che trasforma il cibo in dispositivo relazionale, memoria condivisa e pratica di comunità. I tamales, serviti durante la serata inaugurale e dunque condivisi con il pubblico presente, attivano uno spazio conviviale in cui arte, nutrimento e trasmissione culturale si intrecciano all’interno della stessa esperienza partecipativa.

La mostra nasce così da un’intuizione antropologica profonda: il Sud Italia e il Messico condividono un immaginario costruito attorno alla terra, alla devozione popolare, al rapporto con la morte, alla ritualità quotidiana e alla capacità di trasformare la fragilità in linguaggio simbolico. Nei lavori dell’artista queste corrispondenze emergono lentamente attraverso immagini ibride, simboli popolari e superfici stratificate che costruiscono un atlante emotivo di geografie contaminate e memorie condivise.

La pratica di Martínez Julián si sviluppa infatti come una continua riflessione sull’idea di attraversamento. Pittura, tessuto, installazione e azione convivono in una ricerca che concepisce l’opera come organismo aperto e spazio relazionale. Le sue superfici trattengono tracce di gesti, cancellazioni, sovrapposizioni e ferite, richiamando una dimensione rituale della materia pittorica e dialogando idealmente con il pensiero di Aby Warburg, per il quale le immagini sopravvivono nel tempo trasportando emozioni e archetipi collettivi attraverso culture differenti.

In questa prospettiva, la mostra trasforma la galleria in luogo di incontro e trasmissione, in uno spazio in cui arte, memoria e antropologia si intrecciano per restituire un’idea di identità aperta, nomade e profondamente relazionale.

Fondata come spazio dedicato alla ricerca artistica contemporanea e al dialogo interdisciplinare, la Momart Gallery prosegue con questa mostra il proprio percorso curatoriale orientato verso pratiche capaci di mettere in relazione territorio, sperimentazione visiva e riflessione culturale internazionale.

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