Art Basel Basel
Veduta della mostra Eppure è altro, Carmen Buonanno, Show the world your existence, 2025, Marta Perroni, Come ricercare erbe spontanee per rimedi invisibili – fino a 2600, a cura di Marta Ferrara, Unobis Padova, foto Michael Trutta

Eppure è altro

Con Eppure è altro si è inaugurata la terza e ultima edizione dell’anno di Living Rooms, la rassegna di esposizioni brevi dedicata all’analisi e alla valorizzazione delle pratiche artistiche e curatoriali contemporanee, con particolare attenzione ai nuovi linguaggi e alle sperimentazioni emergenti.

Nel corso di quest’anno, il programma Living Rooms ha presentato tre mostre bipersonali che hanno esplorato diversi modi di dialogo tra artisti, opere e contesti. Questa edizione, curata da Marta Ferrara, riunisce due artiste che indagano, da prospettive differenti, il rapporto tra gesto e memoria.

Con la missione di creare un ambiente di ricerca, produzione e divulgazione artistica, con particolare attenzione alla sperimentazione, alla partecipazione e al dialogo con la comunità locale, Unobis si afferma come uno spazio indipendente e contemporaneo a Padova. Fondato nel 2020 ad Arcella, un quartiere dal passato industriale, questo progetto fiorisce dai margini, proponendo un modello che, da un lato, si allontana dai circuiti turistici e dai riferimenti emblematici della città, tessendo un patrimonio contemporaneo fatto di incontri e processi condivisi; e dall’altro, va oltre l’esposizione convenzionale, promuovendo la circolazione di nuove pratiche tra punti distanti della penisola e generando dialoghi al di fuori dei limiti istituzionali che altrimenti sarebbero difficilmente possibili.

Seguendo la stessa logica di connessione, la rassegna si trasforma in uno spazio di incontro, dove il tessile emerge come un filo che attraversa le opere, non solo nella sua dimensione materiale, ma anche simbolica. Da un lato, Carmen Buonanno, giovane artista napoletana nata nel 2001, sviluppa una pratica influenzata dagli studi di genere e segnata dalla propria esperienza con una disabilità cognitiva. In Show the World Your Existence (2025), propone una porta cucita che rimanda alla tessitura tradizionali del Sud Italia, intrecciando la storia materiale di questi oggetti con una narrativa originale di riappropriazione femminista. Questi tessili evocano antiche pratiche domestiche come ricamare, cucire, fare pizzo o crochet, che, tramandate di generazione in generazione, erano associate al ruolo della moglie e della casa. Col tempo, queste attività si sono diffuse e intrecciate con tradizioni simili in tutto il Paese, configurando un linguaggio comune di ruoli, ritmi e cure.

Carmen recupera quel gesto, prima confinato allo spazio domestico, e lo trasforma in un linguaggio aperto, collettivo e politico. L’opera, una porta che invita a essere attraversata, diventa una metafora del transito, una soglia verso uno spazio sicuro dove la vulnerabilità viene riconosciuta come potenza e l’identità si afferma nella sua differenza. Così, la tessitura cessa di essere mera decorazione per diventare una forma di presenza, quasi un modo di dire eccomi, dalla fragilità, da uno stato sospeso della materia che custodisce la memoria condivisa e le mani che l’hanno cucita.

Dallo stesso filo di vita e azione, il lavoro di Marta Perroni, nata a Lecco nel 1987, amplia la riflessione sul rapporto tra corpo e territorio e sui saperi ancestrali. In Come ricercare erbe spontanee per rimedi invisibili – un inizio (2025), combina fotografia botanica stampata su lino con interventi tessili che valorizzano le tecniche di ricamo e cucitura proprie del suo territorio alpino. Forme, modi e gesti del filo si intrecciano con la memoria del suo lignaggio, dove l’eredità di una nonna latinoamericana sembra risuonare nel suo modo di lavorare il punto e di rapportarsi alla cura della terra.

La sua pratica si colloca al crocevia tra visibile e invisibile, l’osservazione attenta delle erbe, delle fibre e delle mani che preservano la tradizione e il suo significato. Nella sua opera sottende un sapere storicamente marginalizzato, catalogato per secoli come superstizioso o pagano da una prospettiva religiosamente dominante, e che ora viene rivendicato come conoscenza valida e situata, frutto di pratiche di cura, trasmissione e sperimentazione con l’ambiente naturale. Nel suo lavoro emerge una memoria profonda del legame tra umano e terra, una conoscenza che sembra provenire dall’inconscio, come se il gesto con il filo conservasse l’impronta di molteplici radici culturali. Questo gesto collega le trame alpine con eredità lontane presenti nella sua pratica, articolando un linguaggio al contempo ancestrale e contemporaneo, dove storia, rito e cura si intrecciano in ogni cucitura.

Il dialogo tra le due artiste nasce così da pratiche di resistenza e recupero della memoria, rielaborando tradizioni popolari e proponendo spazi aperti di riappropriazione. La mostra costruisce un racconto in cui la sperimentazione artistica convive con la storia, la riabilitazione e la connessione con la comunità, riaffermando la capacità dell’arte di trasformare luoghi, saperi ed esperienze.

Eppure è altro
UNOBIS Padova
24-25.10.2024

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