ArtVerona 2026
Elena Adamou

Elena Adamou, Iconographies

Tiny Resistance, Crevices and Other Creatures a pimopiano, Montesilvano

L’artista cipriota Elena Adamou (Nicosia, 1991) ha inaugurato la sua prima personale in Italia, dal 18 al 26 giugno presso primopiano a Montesilvano, con la curatela di Martina Marini Misterioso, fondatrice e direttrice dello spazio, e Halime Eleni Özdemir di Larusso, fondatrice della piattaforma culturale Magnus Tempus 360°.

Si tratta di un’esposizione dal sapore intimo e prezioso, dove la natura è invitata ad allargarsi ed occupare superfici e spazi, dall’installazione di piante spontanee (Ofrenda, 2026) alle tinture naturali dai colori caldi che caratterizzano i devoré su velluto di seta e viscosa ricamato a mano, che celebrano e ritraggono, sottraendole all’oblio, alcune delle piante a rischio di estinzione riportate nella IUNC Red List, come la centaurea Akamantis e l’Astragalus Macrocarpus subsp. Lefkarensis.

“Intorno al 2019 iniziai a focalizzare la mia attenzione sul cambiamento climatico, sulle alterazioni alle quali veniva indotto il paesaggio per via dell’aumento della temperatura e l’inquinamento ambientale” scrive l’artista, che indaga, attraverso la ricerca sui tessuti, l’installazione e il video, le forme di resilienza che emergono in natura e le dinamiche dell’appartenenza. “Ho iniziato ad interessarmi agli ecosistemi vulnerabili, partendo dalle piante endemiche del bacino europeo per poi focalizzarmi sull’area del Mediterraneo. La genesi di questa mostra nasce durante la prima edizione della residenza Ecoscapes, prodotta da Magnus Tempus 360° a Nicosia l’anno scorso. Ho pensato di accostare due grandi categorie di piante, apparentemente tanto diverse tra loro ma che, nella mia percezione, hanno un cuore comune: le piante endemiche di Cipro a rischio di estinzione e le erbacce spontanee invasive, spesso naturalizzate, che crescono dentro le fessure delle città mediterranee. Entrambe le categorie di piante scelgono di crescere e prosperare in luoghi molto diversi: le prime in habitat particolari, la maggior parte di loro in luoghi rocciosi isolati; le altre si espandono reclamando spazi urbani, indipendentemente da quanto l’essere umano le ignori o cerchi di sradicarle. La mostra vuole proporre un cambio di prospettiva e portare l’attenzione dello sguardo su una dimensione sacra non antropocentrica, sul rigore, la resistenza e la resilienza della natura, come parte inscindibile dell’umano. La sacralità, come la percepisco io, è profondamente collegata alla nostra percezione più intima, alla spiritualità che solleva l’anima e al rapporto tra se stessi e gli altri esseri, umani e non. In questo contesto scelgo procedimenti laboriosi dai lunghi tempi di elaborazione, come la raccolta di erbacce per la creazione di un bouquet e di fiori selvatici per la preparazione dei bagni di colore con cui tingere le opere di velluto. Mi interessa il concetto dello scorrere del tempo come distensione dell’anima, ‘Distentio Animi’, secondo le parole di Sant’Agostino nell’undicesimo libro delle Confessioni”.

Su questi presupposti Adamou crea “un erbario iconografico di piccole piante” – scrive Erica Romano nel testo critico in mostra- “la cui esistenza non si riconosce nell’essere corollario funzionale ad alcuna presenza umana”. Si rimane così affascinati dalla scelta accurata e meticolosa delle piante spontanee, elevate al rango di preziose testimoni di una Natura indomita e resistente che Adamou fotografa, coglie e traspone col colore, il ricamo e la tecnica devoré, recuperandone l’essenza sacra e primigenia. Sono le “piccole resistenze, gli spazi interstiziali e le creature altre” del titolo, che si palesano negli aromi che si spandono fin dall’ingresso e nella serie fotografica A wish to Resist Well (2025), che eleva, sovradimensionandole, le erbe infestanti che crescono resilienti tra le piccole crepe della Città Vecchia di Nicosia e che Adamou, con sguardo sensibile, paragona alle persone emarginate che faticano a trovare un proprio posto nel mondo: “Si dice cadere in abbandono. Contraddizione: luoghi di vita estrema. Via di accesso al climax”, scrive Erica Romano citando Gilles Clément. Adamou ci invita così ad un esercizio di immaginazione ambientale che, nel dibattito sulle ecologie contemporanee, tra post-antropocentrismo ed ecofemminismo, propone una riflessione oltre la tradizionale separazione con il vivente. Soffermandosi sull’ipotesi di un diverso paradigma di coesistenza, fondato sulla reciprocità, sulla cura e sul riconoscimento della comune vulnerabilità, ci spinge ad interrogarci e a ridefinire il nostro modo di abitare il pianeta.

La mostra, prodotta da Magnus Tempus 360° in collaborazione con primopiano e Producer 360°, ha il supporto del Sottosegretariato alla Cultura di Cipro, Orti Geometrici e IFE e il patrocinio del Comune di Montesilvano; inaugura inoltre il secondo anno di Routes & Residues, il nuovo programma annuale di Magnus Tempus 360°, che opera tra Cipro, l’Italia e il bacino mediterraneo supportando con opportunità durature artisti, registi, scrittori e operatori culturali attraverso residenze, commissioni, mostre, programmi di ricerca e collaborazioni internazionali. La sua direttrice Halime Eleni Özdemir di Larusso scrive: “Sono stata attratta dalla forza silenziosa del lavoro di Adamou e dalla sua capacità di unire vulnerabilità, memoria e resistenza attraverso materiali che appaiono delicati ma che possiedono una potente presenza emotiva e fisica. L’opera Scilla Morrisii (2026), creata per la mostra, è ora inclusa in Fenestra, una collaborazione con Struttura, la piattaforma romana guidata da artisti e diretta da Cristallo Odescalchi, e presentata a livello internazionale tramite Artsy e Artnet”.

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