Che cosa significa, nel tessuto sociale e culturale contemporaneo, riscoprire la dimensione del “diventare devoti”? In un tempo storico non così remoto, l’ex-voto, l’oggetto offerto per grazia ricevuta, rappresentava la manifestazione tangibile, antropologica e visiva di un legame tra l’umano e il divino. Era un gesto codificato, un simbolo di gratitudine e di affidamento che legava la fragilità della carne alla stabilità del trascendente.
Oggi, l’innovativo progetto espositivo “DEVOTA. Arte e sacro, territorio e comunità”, curato da Chiara Gatti, nato da un’idea di Velasco Vitali, nell’ambito del palinsesto annuale “Essere uno con il tutto”, accetta la sfida di raddoppiare e scardinare questa definizione. L’offerta votiva viene sottratta alla rigidità della pura interpretazione spirituale per essere reinterpretata nel suo senso più ampio e universale: la devozione intesa come cura, ascolto del luogo e offerta di sé attraverso il segno artistico.
Il progetto ideato dalla curatrice si struttura come un percorso di arte diffusa che abbraccia e risveglia sette luoghi nodali del territorio bellanese, inserendosi tra le architetture storiche, le vie del paese e i passi silenziosi del noto Sentiero del Viandante. La mostra non si chiude nelle pareti asettiche di un museo tradizionale ma si dirama capillarmente coinvolgendo spazi storici e di culto, quali la chiesa di San Nicolao, il Museo Giancarlo Vitali (all’interno di Palazzo Lorla), la Chiesa di Santa Marta, la Chiesa dei Santi Nazaro e Celso e altri luoghi del territorio. In questa geografia “sacra”, le opere degli artisti contemporanei invitati (Alessandro Biggio, Gregorio Botta, Giammarco Cugusi, Cinzia Fiorese, Chiara Lecca, Mirco Marchelli, Daniela Novello, Matteo Pizzolante, Paolo Ventura) si configurano come “ospiti inattesi”. Esse vanno ad abitare spazi sacri e talvolta vuoti, non per occuparli, bensì per dialogare con le preesistenze storiche, dai cristi lignei trecenteschi alle pale rinascimentali e barocche, agendo come simbolici ex voto personali e collettivi.
Colui che accompagna idealmente il visitatore in questo viaggio spirituale, che supera la dimensione puramente estetica della mostra, è Lucio Fontana. Presso lo spazio di San Nicolao, grazie alla preziosa concessione della Fondazione Lucio Fontana, l’esposizione trova il suo baricentro teorico ed evocativo nell’opera Concetto spaziale, Natura (1967). Il lavoro di Fontana introduce una riflessione radicale sul segno e sulla forma. Le sue celebri sculture plastiche e “uova oro” richiamano un’iconografia ancestrale e cosmica. L’uovo d’oro diventa così l’ex voto supremo: una forma pura che racchiude in sé il mistero della creazione e della devozione universale, offrendo la chiave di lettura per l’intero cammino.
DEVOTA dimostra come l’arte contemporanea non sia un elemento estraneo alla tradizione, bensì il prolungamento necessario di quella stessa urgenza espressiva che spingeva l’uomo antico a lasciare un segno tangibile del proprio passaggio e della propria fede. Attraverso questo dialogo trans-storico tra il sacro antico e gli innesti contemporanei, il BAC Bellano restituisce alla comunità non solo una mostra, ma un’autentica riscoperta del territorio e del senso profondo del limite umano proteso verso l’assoluto.





