TARWUK Ante mare et terras veduta di mostra / exhibition view Collezione Maramotti, Reggio Emilia Ph. Dario Lasagni

Collezione Maramotti: le ultime mostre visibili

Fino al 20 febbraio 2021 sono visibili presso gli spazi della Collezione Maramotti le mostre TARWUK
Ante mare et terras e Studio Visit. Pratiche e pensieri intorno a dieci studi d’artista.

TARWUK Ante mare et terras è la prima personale in Italia dedicata a TARWUK (Bruno Pogačnik Tremow e Ivana Vukšić, artisti croati con base a New York). L’esposizione propone al pubblico quattro sculture di grandi dimensioni e da una serie di disegni presentati tra la Pattern Room e la lunga parete presente all’ingresso della Collezione Maramotti. Nati nella Jugoslavia socialista e cresciuti nei Balcani nel periodo della guerra d’indipendenza della Croazia (1991-’95), i due artisti considerano le loro sculture luoghi simbolici di perdita e conflitto soggetti a dissezione anatomica, ma anche organismi che racchiudono, in potenza, una dimensione di rigenerazione e, al contempo, di rinascita grazie all’impiego di materiali di scarto tecnologici ed i segni di una devastazione da cui affiorano le tracce di una bellezza e di una possibilità di trascendenza.

La scultura Tužni Rudar (2018) è stata concepita dal duo come opera germinale del progetto, prima fase di un processo di metamorfosi che si sviluppa attraverso le altre tre sculture/situazioni sceniche presenti in mostra.
La costante elaborazione della figura umana – delle sue molteplici possibilità di esistenza e della qualità espressiva fluida del corpo – rappresenta il risultato formale di un inabissamento, di una profonda ricerca sull’identità e sui segni che memorie e tensioni inconsce imprimono sui corpi, modellandoli fisicamente. Nelle opere mutaforma di TARWUK, in equilibrio tra essere e divenire, coesistono diversi livelli e stratificazioni di tempi e materiali. Le sculture sembrano originarsi da un passato archeologico e totemico denso di frammenti e reliquie che, filtrato attraverso una riflessione presente al contempo soggettiva e universale, le trasforma in tormentate creature fanta-futuristiche e potenzialmente distopiche.

Anche il disegno è essenziale nella pratica di TARWUK, seppure solo di recente sia uscito da una dimensione sostanzialmente privata per trovare uno spazio di condivisione pubblica. Tutte le opere su carta esposte in Collezione sono state realizzate nel 2020, in un periodo di forte limitazione durante il quale gli artisti non potevano raggiungere il loro studio. Intesi non come elementi preparatori, ma come forme espressive pienamente autonome, i disegni di TARWUK appaiono onirici e immediati, accolgono echi simbolisti e del secessionismo viennese di fine Ottocento-inizio Novecento, un periodo in cui gli artisti ritrovano un equilibrio, un momento di sospensione fra tensioni opposte – morte e bellezza,
decadenza e decorazione – verso il quale tendere.
Nella ricerca di TARWUK si intrecciano e si contaminano diversi media e modalità espressive: scultura, pittura, disegno,
performance, costumi, oggetti scenici e editoriali sono attraversati con grande libertà in una forma d’arte completamente
interconnessa alla vita dei due artisti, che si sono considerati un’unica entità a partire dal momento in cui si sono immersi,
insieme, nell’investigazione dei confini del Sé.
Sperimentazione, disvelamento, processualità, ritualità e trasformazione guidano la loro ricerca, con un’attenzione particolare agli elementi marginali e al loro potere significante.
Il loro studio è un laboratorio in cui, oltre alle contaminazioni tra la materia e l’immaginario, si dà forma al legame, alla condizione indivisa e in costante mutazione chiamata TARWUK e che rappresenta, in fondo, l’Opera.
In occasione della mostra sarà pubblicato un libro con un testo di Mario Diacono e una conversazione fra Bob Nickas e TARWUK.

Di diverso impatto è Studio Visit. Pratiche e pensieri intorno a dieci studi d’artista, una mostra collettiva realizzata grazie alla preziosa collaborazione di dieci artisti già inclusi nella Collezione che hanno accolto l’invito a raccontare e presentare la loro idea di studio: Andy Cross, Benjamin Degen, Matthew Day Jackson, Mark Manders, Enoc Perez, Luisa Rabbia, Daniel Rich, Tom Sachs, TARWUK (Bruno Pogačnik Tremow e Ivana Vukšić), Barry X Ball.

Luogo di creazione e produzione, bottega o factory, ma anche spazio di riflessione e paesaggio interiore, lo studio rappresenta una dimensione fisica e creativa multiforme, un oggetto densamente vissuto e complesso, i cui elementi possono evocare icontorni di un autoritratto dell’artista.
Introdotto da un’opera di Claudio Parmiggiani dal titolo Sineddoche (1976), il percorso dell’esposizione si snoda tra opere e materiali d’archivio già presenti in Collezione e altri lavori realizzati specificamente per questa occasione, dando vita a una presentazione sviluppata in dialogo diretto con gli artisti e al contempo a una forma di archivio del presente.

Nelle figure di Benjamin Degen e Luisa Rabbia rivivono gli echi di tecniche tradizionali raffinate e minuziose e archetipi dell’arte e della sua storia. Accanto a un’opera su tela del 2020 e al suo disegno preparatorio, Degen riallestisce il suo studio che, a causa della pandemia, si era concentrato nello stesso periodo in un unico tavolo di lavoro nella sua casa di Beacon (NY). La più recente indagine pittorica di Rabbia, sviluppata nel suo studio di New York e condivisa qui con il pubblico per la prima volta, è presentata insieme a una piccola ceramica realizzata presso la base torinese dell’artista, insieme a fotografie e video relativi ai due spazi.
L’interesse per l’architettura iconica e i suoi valori simbolici, così come una tecnica pittorica intrecciata alla fotografia e ai processi di stampa, accomuna Enoc Perez e Daniel Rich. Perez – le cui opere dedicate a Casa Malaparte sono esposte in permanenza al secondo piano della Collezione – presenta i suoi process drawing e due oli su tela dedicati al terminal TWA dell’aeroporto John F. Kennedy, raccontando in video alcuni elementi del suo ampio studio di New York. Fotografie, diagrammi, palette di colore e pensieri personali di Rich sulla sua pratica nello studio di Berlino accompagnano un
dipinto che rappresenta la Torre Velasca di Milano e il suo bozzetto preparatorio con schizzi e note dell’artista, offrendo alcuni indizi sul processo di realizzazione.
Gli studi newyorkesi di Barry X Ball e Tom Sachs si configurano come sistemi articolati e complessi, grandi laboratori-fucine in cui il lavoro è portato avanti con estrema precisione insieme a numerosi collaboratori. Video, fotografie e una scultura mai esposta prima in Collezione documentano i processi tecnologici innovativi e i passaggi manuali tradizionali attraverso i quali X Ball trasporta nel contemporaneo forme e materiali preziosi derivati dalla statuaria classica. Sachs ricrea una sala di proiezione per Ten Bullets, decalogo in video delle regole e delle pratiche a cui assistenti e visitatori del suo studio devono attenersi. Oggetti diversi e fanzine introducono l’ingresso nella sala, mentre al secondo piano della Collezione sono in esposizione due parti della sua installazione The Choice (2001-2002).
Lo studio è al centro della pratica di Mark Manders: le sue opere possono transitarvi per anni durante il loro processo di gestazione, componendosi e ricomponendosi in configurazioni differenti. L’estesa IRoom (Installation Room) e la serie di disegni in mostra, in prestito dal Belgio, insieme alle due opere di Manders in esposizione permanente, offrono uno sguardo sul tentativo dell’artista di costruire un’immagine (potenzialmente eterna) di sé attraverso figure e oggetti inanimati che abitano stanze e spazi metafisici, luoghi della mente.

La trasformazione informa anche le sculture di TARWUK, creature ibride che inglobano le stratificazioni materiche e concettuali del processo che le ha generate. La scultura, le fotografie e i disegni esposti incorporano il movimento itinerante degli artisti attraverso diversi studi di New York, così come gli elementi che ritornano nelle loro opere – visibili in contemporanea nella mostra personale a loro dedicata nella Pattern Room della Collezione.
Matthew Day Jackson e Andy Cross si muovono tra pittura, scultura e installazione per dare evidenza critica a temi legati alla storia, alla cultura, alla società e alla politica americana. Due opere di Jackson del 2007 sono qui poste in relazione ad alcuni scatti presi nel primo studio dell’artista durante la loro realizzazione, insieme a una serie di fotografie di tutti gli spazi che Jackson ha considerato studi dal 2007 ad oggi.
Cross è invece intervenuto dipingendo nel 2021 e specificamente per questa mostra sul retro di un quadro di grandi dimensioni del 2005-2006, già parte della Collezione e mai esposto finora, per tracciare un ponte tra la sua pratica passata e l’esplorazione presente, in cui la pittura si espande, invadendo entrambi i lati della tela.

17 ottobre 2021 – 20 febbraio 2022
Visita con ingresso libero negli orari di apertura della collezione
permanente.
Giovedì e venerdì 14.30 – 18.30
Sabato e domenica 10.30 – 18.30
Chiuso: 1° novembre, 25-26 dicembre, 1 e 6 gennaio

Info
Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66
42124 Reggio Emilia
tel. +39 0522 382484
info@collezionemaramotti.org
collezionemaramotti.org