LINGUA IGNOTA di e con Simona Lisi, drammaturgia sonora Paolo Bragaglia, live visual e luci Pietro Cardarelli, costumi Stefania Cempini -Produzione Ventottozerosei e il GDO

Cinematica Festival – Fantasmagorie Vincenti – intervista a Simona Lisi

Il Festival Cinematica, giunto alla VII edizione, unico nel suo genere per la trasversalità delle proposte legate ai temi dell’immagine e del movimento, dopo il lungo periodo di fermo obbligato dall’emergenza sanitaria, ha ripreso con resilienza le proprie attività. Intervista a Simona Lisi, danzatrice e attrice, ideatrice e direttrice artistica di Cinematica.

Il Festival Cinematica, dopo il lungo periodo di fermo obbligato dall’emergenza sanitaria e dopo aver affrontato con resilienza le difficoltà sorte in questi mesi, è ripartito con un interessante programma online e live. Il festival italiano, forse fra quelli maggiormente colpiti dagli accadimenti improvvisi degli scorsi mesi, pronto per l’edizione prevista dall’ 8 al 15 marzo, non si è arreso e ha risposto subito al lockdown cogliendo la difficoltà e cercando delle soluzioni per continuare a creare e programmare. A raccontarci i successi di CINEMATICA, la sua storia e il suo presente è Simona Lisi danzatrice e attrice, ideatrice e direttrice artistica del Festival

Maria Letizia Paiato. Come nasce Cinematica? Ci racconti brevemente come hai avuto questa intuizione e cosa ti ha spinto all’ideazione del Festival? 
Simona Lisi. Cinematica nasce dalla mia storia professionale e di ricerca, sono danzatrice di formazione, ricerco in estetica e in particolare sulle tematiche legate al corpo e al linguaggio, mi interesso da sempre ai linguaggi del cinema e della sperimentazione video, sia come autrice che come interprete. Molti anni fa dopo un periodi di ricerca in Inghilterra, ho pensato di unire le mie varie anime sotto l’egida comune dell’immagine/movimento. 

MLP. In questi anni Cinematica è cresciuto moltissimo. Qual è, a tuo parere, la chiave vincente del suo successo?
S.L. Siamo bravi! No scherzo, credo che sia un connubio speciale tra la forza del team di lavoro e quella del concept che rappresenta un unicum nel panorama nazionale (ed anche un pò internazionale). Non posso nascondere che la mia tenacia è molta e che credo fortemente in questo progetto intravvedendone le opportunità e gli scenari futuri, in termini di espansione territoriale e coinvolgimento di diversi settori, anche quello produttivo o quello più legato all’educazione. Credo che l’estrema coerenza paghi sempre, non perdere il filo conduttore e quindi continuare una narrazione negli anni, approfondendola e ampliandola. Questo da il senso della profondità del  progetto, non semplicemente uno dei tanti festival multidisciplinari ma un progetto con uno scopo ben preciso e dichiarato. 

MLP. In Italia Cinematica si distingue per la sua unicità. Quale ritieni sia il valore aggiunto di uno spaccato simile nel contesto delle arti visive e performative in Italia? 
S.L. Credo che la forza di Cinematica sia avvicinare le arti visive e cinetiche a quelle performative, abitualmente presenti in contesti separati. Credo che creare un ambiente circolare in cui uno spettacolo, una mostra, un laboratorio per bambini e un convegno o una programmazione filmica sono presenti nello stesso contenitore non per avvicinamento arbitrario ma per coerenza di senso e segnica, sia una delle chiavi della unicità de Festival. Faccio un esempio: in questa edizione abbiamo una mostra del videomaker Virgilio Villoresi, un’artista la cui arte si colloca a cavallo tra arte filmica, animazione e tecniche del precinema, il suo lavoro non è separato da tutte le altre iniziative del festival ma si collegano agli eventi pensati per esempio per il live streaming o nel live. Inoltre l’attenzione al digitale connessa al tema del corpo credo sia un’altra delle tematiche che Cinematica percorre in modo intelligente, attraverso il lavoro di artisti del digitale, della videoarte e della videodanza ma sempre avvicinando al tema portante della “messa in movimento “ dell’immagine, cioè di come attraverso il ricorso alle nuove tecnologie si possa produrre un immaginario fortemente legato al coinvolgimento emotivo dello spettatore grazie al linguaggio del movimento che si combina a quello dell’immagine. Ricordo che la prima mostra che organizzammo a Cinematica racchiudeva già un piccolo manifesto: un fotografo, un pittore e un videartista  a confronto sul tema del corpo e immagine, c’era già tutto li e il pubblico lo sente, finalmente se ne accorgono anche gli addetti ai lavori…

MLP. Veniamo all’edizione 2020. Cosa sono le Fantasmagorie? E perché hai scelto questo tema?
S.L. Sentivo il bisogno di dedicare un’edizione all’invenzione linguistica dell’arte, non tropo legata al significato ma all’accostamento che si crea quando si lavora su un linguaggio immaginario, legato al senso della meraviglia. Per questo abbiamo preso spunto dal nome del primo cortometraggio di animazione della storia, per narrare in forma creativa un percorso nella arti visive e performative legate all’invenzione e alla giustapposizione di immagine fortemente contrastanti che si connettano a quello stupore quasi legato all’infanzia.

MLP. Sappiamo che il Festival, a causa dell’emergenza sanitaria, purtroppo è stato interrotto improvvisamente. Come avere reagito? Quali le cose che avete realizzato in questi mesi per rispondere al vuoto culturale creatosi?
S.L. Proprio il tema più legato al fantasmatico si è trovato a sbattere contro la realtà. Un lockdown pesante che si è ripercosso nelle nostre progettualità e nelle nostre vite. Cinematica dove appunto svolgersi dall’8 al 15 marzo e il lockdown è iniziato proprio il 9 marzo quindi siamo proprio capitati nell’occhio del ciclone. Mesi e mesi di lavoro buttati apparentemente al vento, con pesanti ricadute anche economiche. La nostra reazione però è stata quella di continuare ad esistere e resistere aspettando il momento di ritornare all’aperto. Nei confronti del pubblico abbiamo scelto di sostenere in qualche modo la nostra comunità, una platea di artisti che ci seguono sui social e nelle attività in rete, attraverso una call for artist che abbiamo chiamato #smallcontest for #smalldancese che ha coinvolto danzatori, coreografi e videomaker nella realizzazione di brevi filmati con temi specifici he lanciavamo ogni settimana sui social network. Abbiamo quindi colto l’opportunità di riportare il Festival in programmazione dataci dall’ amministrazione della città di Ancona, che ha messo in condizione gli operatori culturali di poter progettare delle manifestazioni occupandosi della gestione del protocolli Covid. Nel frattempo in questi mesi abbiamo vinto il un bando importante,  il bando la Buona Grafica che premia ogni anno le migliori strategie comunicative dei festival italiani, un premio istituito dal portale Trovafestival e il MEC (Master Ideazione e Progettazione Eventi) della Cattolica di Milano. Inoltre abbiamo ottenuto la EFFE Label che certifica ai miglior festival d’arte europei.

MLP. Oggi il programma in parte è stato preservato sebbene in forma ridotta e organizzato in modalità online e live. Ci racconti cosa e quali presenze avevi già confermato prima e cosa è stato possibile fare adesso?
S.L. Abbiamo diminuito drasticamente gli appuntamenti ma non la qualità degli eventi, confermato alcuni artisti piuttosto che altri sia perché per alcuni era difficile raggiungerci venendo dall’estero, sia perché alcuni eventi erano studiati per gli spazi al chiuso, difficilmente reintegrabili in questo momento abbiamo cercato di mantenere una linea e una gradualità nella riapertura seguendo il flusso degli eventi. Quindi abbiamo iniziato con tre eventi online, talk specialistici ma rivolti anche al grande pubblico che hanno avuto molto successo e poi ci siamo ritrovati con il pubblico nel contesto della Mole Vanvitelliana, il luogo in cui il festival è nato e ogni anno si svolge. Abbiamo confermato molti eventi e talk, creandone di nuovi, abbiamo conservato una delle due mostre, quella con Virgilio Villoresi e alcuni altri artisti come Cosimo Terlizzi e Lino Strangis. Abbiamo inoltre conservato la premiazione finale della competizione internazionale di videodanza perché i finalisti attendevano da febbraio di essere premiati e mostrare il proprio lavoro. 

MLP. Ci racconti in breve il tuo percorso professionale di artista e da questa angolazione ci puoi dire che opinione ti sei fatta del peso dato all’ambito culturale e dello spettacolo in questi mesi?
S.L. Io sono un’artista multidisciplinare, che crea connessioni tra  i vari mezzi linguistici. Ho una forte componente corporea, vengo dalla danza contemporanea ma ho anche un background di studi musicali, contamino quindi fortemente danza e musica in quello che ho chiamato una forma di teatrodanza-canzone, credo di essere l’unica a chiamare così il mio lavoro. Non voglio sentirmi confinata in un solo ambito la mia creatività ha bisogno di toccare diverse possibilità di espressione per cui ad un certo punto lo schermo ha esercitato su di me il suo fascino, mi sono formata come attrice lavorando anche per grosse produzione cinematografiche. Ciò non ha mai impedito la continuità della mia ricerca e anchel’estendermi tra  pratica e teoria. Ho una formazione filosofica e cerco di mettere “corpo” nella mia teoria, anche qui ho creato un termine specifico embodyphilosophy® che è una via corporea alla comprensione di principi filosofici. Tutto il mio lavoro ruota attorno questa tema: la centralità del corpo nel nostro essere strumento comunicativo e percettivo e la derivazione di ogni linguaggio da quello sensibile e corporeo. Quindi cerco di fare un lavoro di riunificazione di tecniche apparentemente separate ma che hanno nel corpo il minimo comun denominatore

MLP. Fra gli spettacoli live, fortunatamente LINGUA IGNOTA, ideato proprio da te e con te, con la drammaturgia sonora di Paolo Bragaglia, live visual e luci di Pietro Cardarelli e costumi di Stefania Cempini, è fra quelli che siete riusciti a confermare. È un lavoro incentrato sulla figura di Santa Ildegarda di Bingen. Ci puoi raccontare qualcosa in particolare di questo spettacolo e che valore ha per te Santa Ildegarda di Bingen?
S.L. Si, è un lavoro a cui tengo molto e la ragione per cui ho deciso di conservare questo titolo era per la forza propulsiva della figura di Santa Ildegarda, una figura centrale del Medioevo e una studiosa e mistica che può essere molto utile a decifrare il periodo cosi difficile che stiamo vivendo. È un lavoro sinestesico che parla di una figura multiforme, il suo percorso è molti vicino al mio modo di intendere la vita e l’espressione, senza confini, ma in profondità. Per questo lavoro, che ha avuto una genesi piuttosto complessa perché complessa è la figura della santa, ho deciso di usare le nuove tecnologie e un forte apparato visivo e sonoro di sintesi, combinato alla mia presenza e gestualità e all’arcaicità della lingua ignota che Ildegarda ci ha lasciato. Un lavoro cinematico sotto tutti gli aspetti ma di profondo significato.

MLP. Progetti futuri? Sia tuoi che per Cinematica? Ci puoi dare qualche anticipazione?
S.L. Credo che il prossimo anno mi dedicherà al riavvicinamento del corpo da un po’ ho in mente di fare un’edizione dedicata altatto/toccoe credo sarà la volta buona . Da un punto di vista artistico sto per andare in scena con un lavoro di teatrodanza dedicato alla figura della Montessori e sto elaborando un mio progetto musicale che spero veda la luce entro la fine dell’anno.

VIRGILIO VILLORESI. TROMPE-L’OEIL E ALTRE VISIONI 
a cura di Bruno Di Marino 

L’immaginario di Virgilio Villoresi – tra i più geniali e prolifici animatori italiani – trae ispirazione da sempre dai dispositivi pre-cinematografici, configurandosi come un universo fantasmagorico in cui le macchine cinetiche non sono separabili dai suoi film, poiché le prime alimentano i secondi e viceversa, in un meccanismo di vasi comunicanti. In questa mostra l’artista espone 4 macchine cinetiche e una selezione di suoi spot, videoclip, sigle e cortometraggi, proponendoci un viaggio, un percorso visionario tra flip-book motorizzati, buchi della serratura che ci spalancano nuovi mondi e trompe-l’-oeil che ci ingannano e ci seducono, riportandoci alle origini delle immagini in movimento ma anche alle nostre origini, attivando in noi un primordiale stupore infantile. 

La mostra sarà aperta fino al 2 agosto. 
Ingresso libero su prenotazione max 6 persone per volta, vedi iNFO per le indicazioni 

INFORMAZIONI E CONTATTI 
Mail: cinematicafestival@gmail.com
Sito: http://www.cinematicafestival.com
Pagina FB: @cinematicafestival 
Instagram: cinematica­_festival                                                                   
ORGANIZZAZIONE Associazione Ventottozerosei
Sito: www.ventottozerosei.it
Mail: ventottozero6@gmail.com

Maria Letizia Paiato

Storico, critico dell’arte e pubblicista iscritta all’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, insegna Storia dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata. È Dottore di Ricerca (Ph.D) in Storia dell’Arte Contemporanea e Specializzata in Storia dell’Arte e Arti Minori all’Università degli Studi di Padova. È ricercatore nel campo dell’illustrazione di Primo ‘900 con all’attivo diversi contributi saggistici sull’argomento fra i quali, nel 2016 con Sala editori, L’Illustrazione Umoristica fra Otto e Novecento a Modena. Satira, immagini e ricerche, con un’introduzione di Paola Pallottino. Parallelamente è impegnata nel campo della comunicazione come co-owner della RPpress e si occupa di temi legati all’Etica della Comunicazione, del giornalismo della critica d’arte. Dal 2015 è Capo Redattore dell’edizione cartacea di Rivista Segno e dal 2019 Direttore Responsabile di Segnonline per il quale stabilisce le mansioni dei collaboratori e impartisce le direttive per il lavoro redazionale. Mail letizia@rivistasegno.eu