ArtVerona 2026
Biennale del Gran Sasso

Biennale del Gran Sasso, l’arte come attraversamento

Nel settembre 2026 prende avvio l’Edizione Zero della Biennale del Gran Sasso, un progetto di arte contemporanea che sceglie il paesaggio dell’Appennino abruzzese non come semplice scenario espositivo, ma come campo di ricerca, produzione e relazione.

Distribuita lungo il Cammino del Gran Sasso e nei territori di Castel del Monte, Calascio, Santo Stefano di Sessanio e Barisciano, la Biennale del Gran Sasso nasce dall’incontro tra arte contemporanea, paesaggio e comunità locali, con l’ambizione di trasformare un territorio montano in un laboratorio creativo diffuso. Il progetto è promosso da Frequenze dal Gran Sasso, Il Cammino del Gran Sasso e Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre, con il coinvolgimento delle Accademie di Belle Arti dell’Aquila e di Roma, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province dell’Aquila e Teramo, il supporto operativo del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, il sostegno della Fondazione Carispaq e il patrocinio dei Comuni interessati.

L’impostazione è dichiaratamente diversa da quella di una mostra concentrata in uno spazio istituzionale. La Biennale prevede residenze artistiche, interventi site-specific, progetti partecipativi e attività educative, distribuendo la produzione lungo sentieri, borghi e altri luoghi del territorio. Il punto di partenza è dunque il Cammino: non soltanto un itinerario fisico, ma una struttura narrativa attraverso la quale mettere in relazione luoghi, persone, memoria e pratiche contemporanee. La call for artists, conclusa il 28 giugno, ha raccolto più di 250 candidature provenienti dall’Italia e dall’estero, con proposte arrivate anche da Cina, Stati Uniti, Regno Unito e Russia.

A guidare la Biennale come curatore è Maurizio Coccia, docente all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, critico e curatore indipendente, direttore del Centro per l’Arte Contemporanea Palazzo Lucarini di Trevi e già impegnato in progetti di arte pubblica, architettura e didattica museale. La commissione artistica che ha valutato le candidature comprende Antonio David Fiore della Soprintendenza ABAP L’Aquila-Teramo, le artiste e direttrici artistiche del progetto Valentina Bosio e Patrizia Cianforlini, Barbara Olivieri per la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre, Roberta Ianni per Il Cammino del Gran Sasso e Luca Pasquali per Frequenze dal Gran Sasso. La composizione della commissione rivela una delle caratteristiche strutturali dell’iniziativa: l’ambito curatoriale non è separato da quello territoriale, istituzionale e ambientale, ma nasce dalla loro intersezione.

Il tema scelto per l’Edizione Zero è La Soglia. Un concetto apparentemente semplice, ma capace di assumere una pluralità di significati: confine e passaggio, separazione e connessione, limite fisico e condizione percettiva. Nel testo della call la soglia è definita come uno spazio di transizione tra stati, ambienti e condizioni differenti, ma anche come il punto nel quale qualcosa diventa percepibile. Applicata al Gran Sasso, la metafora assume una dimensione geografica e sociale: i paesi attraversati dal Cammino sono considerati soglie di accesso al paesaggio, mentre il rapporto fra comunità e visitatori diventa una delle questioni sulle quali la Biennale intende intervenire.

La scelta del tema appare quindi strettamente connessa alla struttura stessa della manifestazione. Camminare significa attraversare soglie successive: dal paese al sentiero, dall’ambiente antropizzato a quello naturale, dalla dimensione quotidiana della comunità a quella temporanea del visitatore. In questo senso il progetto non chiede agli artisti semplicemente di immaginare un’opera per un luogo, ma di misurarsi con un territorio prima ancora di produrla. La residenza, prevista dal primo al 17 settembre, comincerà infatti con l’esperienza diretta del Cammino del Gran Sasso; le opere saranno quindi sviluppate nei territori che accoglieranno gli artisti e presentate il 18, 19 e 20 settembre attraverso un programma itinerante.

I cinque artisti selezionati sono Simone Cametti, Francesco Mariano, Veronica Vagnoni, Serena Vittorini e Xu Yang. La scelta restituisce una geografia linguistica molto articolata, evitando di identificare l’arte nel paesaggio con una sola tipologia di intervento. Cametti lavorerà sull’installazione luminosa con Terre di passo; Francesco Mariano, artista multimediale e compositore elettroacustico, proporrà Soglie d’ascolto; Veronica Vagnoni porterà nel progetto la danza e la performance con Come carne cruda; Serena Vittorini, artista attiva tra fotografia, installazione e cinema, svilupperà Partitura, installazione partecipativa e performance corale; Xu Yang, artista cinese con base a Londra, realizzerà una scultura. La varietà dei linguaggi – luce, suono, corpo, partecipazione e scultura – fa della Biennale un progetto dichiaratamente intermediale.

È proprio nella relazione fra questi linguaggi e la specificità dei luoghi che il progetto cerca la propria identità. Terre di passo porta il concetto di attraversamento nella dimensione della luce; Soglie d’ascolto sposta il problema sul terreno della percezione sonora; Come carne cruda affida al corpo la possibilità di misurare lo spazio; Partitura introduce una dimensione corale e partecipativa; la scultura di Xu Yang aggiunge invece una presenza fisica e plastica destinata a confrontarsi direttamente con il paesaggio. Le opere non costituiscono dunque una semplice sequenza di interventi eterogenei, ma una possibile articolazione del tema curatoriale attraverso differenti forme di esperienza.

Il modello della Biennale del Gran Sasso è quello dell’arte pubblica contemporanea, ma con una differenza sostanziale rispetto alla tradizionale collocazione di opere nello spazio urbano. Non si tratta soltanto di portare la scultura o l’installazione fuori dal museo. Il progetto tenta di modificare la sequenza stessa attraverso cui l’opera viene concepita, prodotta e fruita: prima viene il territorio, poi l’esperienza dell’artista, quindi la relazione con la comunità e infine l’opera. È una distinzione importante perché sposta il baricentro dalla permanenza dell’oggetto alla qualità del processo.

In questo senso la Biennale del Gran Sasso si avvicina anche a quella dimensione relazionale che ha caratterizzato numerose esperienze internazionali di arte contemporanea fuori dai centri tradizionali. Ma mentre manifestazioni come Manifesta hanno utilizzato la mobilità geografica della biennale per confrontarsi con città e territori differenti, costruendo grandi programmi espositivi e sociali, il progetto abruzzese parte da una scala molto più circoscritta e dalla continuità fisica di un itinerario. La sua unità non è una città, né un edificio, ma un cammino.

È questa scelta a rendere particolarmente significativa la denominazione di “Edizione Zero”. Prima ancora di costituire una biennale nel senso istituzionale del termine, l’appuntamento del 2026 appare come una verifica sul campo di un possibile modello culturale per le aree interne. La stessa documentazione progettuale indica fra gli obiettivi la rigenerazione territoriale attraverso la cultura, l’aumento del capitale sociale delle comunità e la destagionalizzazione dei flussi turistici.

La Biennale del Gran Sasso nasce così in una posizione particolare all’interno del panorama dell’arte contemporanea italiana: non come alternativa provinciale al sistema delle grandi biennali, ma come tentativo di verificare cosa possa significare oggi fare arte contemporanea in un territorio nel quale il paesaggio, la distanza, la mobilità e la dimensione comunitaria costituiscono elementi strutturali dell’esperienza. Il Cammino diventa il dispositivo curatoriale attraverso il quale questi elementi entrano in relazione, mentre “La Soglia” definisce lo spazio concettuale nel quale gli artisti sono chiamati a muoversi.

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