ArtVerona 2026
Alfredo Pirri

Alfredo Pirri

Presso gli spazi post-industriali della Fondazione Brodbeck di Catania è visitabile la mostra di Alfredo Pirri, ripercorrendo la sua attività artistica dal 1988 sino ad oggi, con alcune opere inedite.

Presso gli spazi post-industriali della Fondazione Brodbeck di Catania è visitabile la mostra di Alfredo Pirri, ripercorrendo la sua attività artistica dal 1988 sino ad oggi, con alcune opere inedite. Un’esposizione dove emerge il forte rapporto con la luce, pervadendo il confine tra lo spazio e il tempo.

Curata da Cesare Biasini Selvaggi e Gianluca Collica, il progetto dalle dimensioni monumentali trova finalmente compimento dopo quasi un ventennio, quando era stata concepita un’esposizione per essere fruita proprio in questi spazi nel lontano 2008.

Al centro vi è il tema della luce, trattata come se fosse un vero e proprio materiale – fisico e percepibile – e soprattutto di come essa possa mutare la percezione delle opere presenti, dove niente è come sembra e dove l’esperienza si può trasformare durante il percorso di visita.

Un allestimento che non è da concepire come statico, ma come un dialogo attivo tra le opere e tra chi le guarda, costituendo un ponte vivo tra passato e presente. La scelta del luogo è davvero suggestiva e importante: per Pirri non si tratta di un semplice spazio post-industriale ma di un vero e proprio “villaggio”, da intendere come un luogo dalle fattezze di una città distante al centro storico, quasi come un modo per autoproteggersi dal mondo esterno ma allo stesso tempo concependolo come un centro nevralgico di riferimento per la collettività.

Oltre a presentare alcune opere già precedentemente realizzate da Pirri ed esposte in altre occasioni, ha realizzato delle installazioni site-specific concepite proprio per gli spazi della Fondazione, creando così un collegamento unico e tutto da scoprire.

Pirri utilizza dei materiali attraverso i quali crea nuove stratificazioni di significato, invitando il visitatore attraverso ad esempio il tufo di Lentini (radicato nel territorio siciliano) a rievocare un’opera concepita nel 2008 per la sezione giovani della biennale di Venezia, e che vive adesso una nuova relazione con lo spazio espositivo: un ambiente ricostruito con un materiale fortemente radicato sia nel paesaggio che nella cultura siciliana.

In Fwd Rwd (come i tasti delle vecchie mangiacassette) Pirri realizza una struttura architettonica di 115 scatole conservative che contengono circa 1500 fotografie che decide di catalogare e numerare e aprire al pubblico: un percorso che ripercorre gli anni e diventa quasi un contenitore/raccoglitore della memoria, volto a non essere però dimenticato ma bensì a completa disposizione del pubblico, continuando a vivere ed essere tramandato. Si tratta di una vera e propria opera del tutto inedita e che permette ai visitatori di poter avere una parte attiva all’interno del percorso, dove tutte le sue opere convivono e dialogano tra di loro (dipinti, sculture e installazioni e disegni) e trovano casa in un unico luogo di sperimentazione. Dei cassetti aperti verso il mondo dove il pubblico stesso può scegliere alcune opere di Pirri e allestire nel cuore della struttura la propria mostra. La sua forma circolare non sottolinea l’andamento lineare dello sviluppo del lavoro ma di un continuo andare indietro e avanti dove non si crea un lasso temporale definito ma che lascia intendere la mancanza di inizio e di fine.

Insieme alle installazioni site-specific, vi sono le opere più significative dei quarant’anni della sua attività artistica, con le opere storiche come i disegni e gli appunti del 2008 a creare un dialogo vivo e mutevole. Questa scelta non è da considerare come una sostituzione del nuovo al vecchio, ma una collaborazione sinergica dove si è sempre alla ricerca di una nuova luce e di una chiave di lettura diversa.

Ancora una volta si evince il forte legame tra architettura, arte e spazio, largamente trattato da Pirri nel corso della sua carriera, ma che non dev’essere confinato in termini fisici ma bensì che ha a che vedere con l’esperienza umana, che riguarda sempre il rapporto tra luci e volumi e che va concepita come una vera intensità artistica tra illuminazione, ambiente e materia.

Un dialogo tra disegni, installazioni e sculture che si ritrovano in uno spazio evocativo unico nel suo genere, capace di creare connessioni non solo tra i materiali, ma anche con gli stessi visitatori, con lo scopo di ripercorrere gli anni della sua attività artistica dotando le sue opere di un significato nuovo, come se fossero delle piccole esperienze facenti parte di un processo di sperimentazione.

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